CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOSFonte: nena-news.globalist.it di Emma Mancini
Domani l'iniziativa ispirata al movimento dei neri d'America degli anni '60. Attivisti palestinesi tenteranno di salire a bordo degli autobus pubblici usati dai coloni e che collegano gli insediamenti israeliani a Gerusalemme.
In autobus contro la segregazione e il regime di apartheid israeliano. È il "Freedom Riders", l'iniziativa che i Comitati di Resistenza Popolare palestinesi, presenti in gran parte dei villaggi della Cisgiordania, hanno organizzato per domani. L'obiettivo è riprendersi simbolicamente le strade, le terre confiscate e Gerusalemme.Come? Salendo sugli autobus riservati a cittadini israeliani e che collegano le colonie della Cisgiordania alle città di Gerusalemme e Tel Aviv. "L'appuntamento è per domani alle 13 al Cultural Palace di Ramallah – ha spiegato uno degli organizzatori, Mazin Qumsiyeh, attivista, scrittore e professore alla Bethlehem University – Invitiamo tutti gli internazionali ad unirsi ai Comitati palestinesi. È un'azione che si ispira alla lotta contro l'apartheid negli Stati Uniti, quando negli autobus i posti di fronte erano riservati ai bianchi. Sappiamo di rischiare: per un palestinese con carta di identità della Cisgiordania, la pena prevista per ingresso illegale in Israele può arrivare a sette anni di prigione".
L'iniziativa arriva esattamente a cinquant'anni dai movimenti per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti d'America. Nel 1961, attivisti di colore salirono sugli autobus ed occuparono i posti riservati ai bianchi a Sud degli States, per protestare civilmente contro le leggi di segregazione razziale. Un'azione che provocò la violenta reazione del Ku Klux Clan e della polizia americana.
"Attivisti palestinesi ridaranno vita al movimento americano dei Freedom Riders – hanno spiegato gli organizzatori dei Comitati Popolari in una dichiarazione ufficiale – salendo a bordo degli autobus pubblici israeliani che dalla Cisgiordania arrivano a Gerusalemme Est". "Se esistono paralleli tra la Palestina occupata e la segregazione nel Sud degli Stati Uniti – hanno aggiunto gli attivisti dell'International Solidarity Movement – ci sono anche differenze. Negli anni Sessanta negli States le persone di colore dovevano sedersi in fondo all'autobus; nella Palestina occupata, i palestinesi non sono nemmeno autorizzati a salire nei pullman né ad utilizzare le strade dove i bus transitano, strade costruite su terra rubata al popolo palestinese".
Decine di bus che collegano le colonie israeliane alle città all'interno dello Stato di Israele, mezzi pubblici vietati ai palestinesi residenti in Cisgiordania e che possono entrare in Israele solo attraverso i pochissimi permessi rilasciati dalle autorità di Tel Aviv. Un regime di apartheid e di reale segregazione che nei Territori Occupati viene portata avanti anche attraverso le cosiddette bypass road, strade di collegamento all'interno della Cisgiordania il cui accesso è vietato ai palestinesi. Strade che rompono fisicamente la continuità territoriale del territorio palestinese, obbligando lavoratori, studenti e famiglie a utilizzare strade secondarie per raggiungere posti di lavoro e scuole. E spezzando anche la formazione di un'economia interna e di un mercato indipendenti.
"Ai palestinesi è vietato attraversare le bypass road con i propri veicoli – ha spiegato l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem – Ma non solo. L'accesso è ristretto anche alle strade che corrono vicine alle bypass. In questo caso, i palestinesi sono costretti a scendere dalle proprie auto, attraversare la strada a piedi e cercarsi poi un mezzo di trasporto alternativo dall'altra parte". Sono decine le linee di collegamento tra gli insediamenti israeliani e tra le colonie e Gerusalemme Est. Ad organizzare il trasporto pubblico da e per le colonie in Cisgiordania sono compagnie private, tra cui Egged e Veolia, entrambe coinvolte nel progetto e la realizzazione del tram Jerusalem Light Rail, nuova linea di collegamento diretto tra le colonie a Est di Gerusalemme e il centro della città. L'azione di disobbedienza civile organizzata per domani rientra così nella più globale campagna di boicottaggio contro lo Stato di Israele. "Facilitando il trasferimento di popolazione all'interno dei Territori Occupati – continua ISM – Egged e Veolia sono attivamente e consciamente complici della politica colonizzatrice israeliana, che la Corte Internazionale di Giustizia ha definito illegale in quanto in violazione della legge internazionale". Egged è la più grande compagnia israeliana di trasporto pubblico, mentre Veolia è una multinazionale francese. Quest'ultima è da tempo il target della campagna BDS in tutto il mondo e ha subito dure perdite a causa della decisione di molti Comuni, tra cui quello di Londra e di Edimburgo, di stracciare i contratti firmati con la compagnia. "Gli israeliani non soffrono alcuna restrizione alla loro libertà di movimento all'interno dei Territori Occuapti – hanno concluso gli organizzatori – e sono autorizzati ad occupare terre, violando la legge internazionale. I palestinesi, al contrario, non sono autorizzati ad entrare in Israele senza uno speciale permesso rilasciato dalle autorità israeliane. Inoltre, la libertà di movimento per i palestinesi in Cisgiordania è ulteriormente ristretta: l'8% del territorio non è accessibile". A completare il quadro, altri dati: oltre il 42% della terra palestinese in Cisgiordania è stata confiscata per la costruzione di avamposti illegali, di colonie israeliane e del Muro di Separazione. Attualmente i Territori Occupati Palestinesi (Striscia di Gaza e Cisgiordania) costituiscono solo il 22% della Palestina storica.
Fonte: nena-news.globalist.it di Giorgia Grifoni
Nuovi particolari sull'assalto alla flotilla da parte degli espulsi. In prigione ancora 18 pacifisti, tra cui l'europarlamentare irlandese Paul Murphy.
Due mesi di reclusione senza accusa né processo. E' quanto rischiano 18 dei 27 attivisti della "Freedom Waves" Flotilla, arrestati dalla marina israeliana lo scorso 4 novembre in acque internazionali, mentre si dirigevano verso la Striscia di Gaza con un carico di medicinali per rompere l'assedio imposto al territorio dallo stato ebraico.
In un comunicato dell'ufficio stampa della Freedom Flottila diffuso ieri, gli organizzatori spiegano qual è l'unica condizione concessa dalle autorità israeliane per evitare questo tipo di detenzione amministrativa: "Il giudice ha chiesto loro di firmare una dichiarazione secondo la quale sarebbero entrati in Israele volontariamente e illegalmente". Un'ammissione che molti degli attivisti non sono disposti a fare poiché non sembra corrispondere alla realtà dei fatti: "Sono stati rapiti con violenza e trascinati in Israele contro la propria volontà mentre cercavano di raggiungere Gaza", continua il comunicato.
Di particolare risonanza la testimonianza dell'europarlamentare irlandese e attivista Paul Murphy che, sempre tramite il comunicato, ha fatto sapere che "non sottoscriverà menzogne per tornare in libertà. Chiede, in nome della legalità internazionale, di fermare lo strapotere dello stato più illegale del mondo e di essere immediatamente liberato, insieme agli altri sequestrati della missione umanitaria Freedom Waves". Unica nota positiva è la scarcerazione –prevista per oggi- del professore e attivista canadese David Heap, tra i primi ad aver portato un testimonianza dell'assalto alla "Freedom Waves".
Gli organizzatori della Flotilla continuano a far pressione sia sul governo canadese che sul Parlamento europeo per ottenere la liberazione immediata degli attivisti rimasti nelle carceri israeliane, dopo che 9 di loro sono già stati espulsi da Tel Aviv. Questi utlimi hanno raccontato per filo e per segno quello che è successo durante e dopo l'arrembaggio delle navi Tahrir e Saoirse da parte delle autorità israeliane. Tra loro Jihan Hafiz, giornalista di Democracy Now, che ha diffuso nuovi particolari su quello che è avvenuto il 4 novembre a 45 miglia nautiche dalla Striscia di Gaza. "Due cannoniere ad acqua –racconta la Hafiz- hanno iniziato a sparare getti d'acqua sulla nave irlandese allagandola, fulminando le prese e facendo saltare il sistema elettrico". La testimonianza continua con la descrizione dell'assalto dei militari, che avrebbero "puntato le armi alla testa dei passeggeri, picchiandoli, maltrattandoli, perquisendoli e filmandoli nudi". Tutt'altro che il modo pacifico con cui, secondo le fonti militari israeliane, gli attivisti sarebbero stati condotti nel porto di Ashdod.
Fonte: nena-news.globalist.it di Giorgia Grifoni
In una lettera consegnata al suo avvocato, l'attivista canadese David Heap, denuncia la violenza dell'esercito israeliano nell'abbordaggio delle navi della Flottilla e nel trattamento dei detenuti.
Roma, 08 novembre 2011, Nena News. "Io e altri siamo stati portati via con mani e piedi legati, ma non siamo né criminali né clandestini: siamo prigionieri politici dell'apartheid dello Stato d'Israele". Queste sono le parole che David Heap è riuscito a far uscire dalla prigione israeliana di Givon, nella quale è detenuto da venerdì scorso. Il professore canadese fa parte dei 27 attivisti a bordo della nave irlandese "Saoirse" e della canadese "Tahrir", nucleo della "Freedom Waves Flottilla", cariche di 30.000 dollari di medicinali destinati a rompere il blocco israeliano della Striscia di Gaza, ma intercettate e abbordate dalla Marina dello stato ebraico in acque internazionali lo scorso 4 novembre. Dei 27 pacifisti a bordo, sei sono stati espulsi, mentre 21 rimangono ancora nelle carceri di Israele.
Nonostante le rassicurazioni di Tel Aviv sull'abbordaggio "pacifico" della Saoirse e della Tahrir, le dichiarazioni di David Heap smentiscono ampiamente fonti militari israeliane secondo le quali " la Marina di Israele ha adottato ogni precauzione necessaria per assicurare l'incolumità degli attivisti a bordo delle navi". Secondo la testimonianza del professore canadese, resa pubblica dal suo avvocato che ha potuto visitarlo sabato nella prigione di Givon, «sebbene sia stato colpito con pistola taser e ferito durante la rimozione forzata (come risultato, zoppico leggermente), sto fondamentalmente bene». Stando al racconto dell'attivista Fintan Lane, che si trovava a bordo della Saoirse e che sabato è riuscito a contattare la portavoce dell'imbarcazione irlandese Claudia Saba, "hanno messo in azione pompe ad acqua ad alta pressione contro le navi e hanno puntato le pistole contro i passeggeri attraverso i finestrini che poi sono stati spaccati mentre il ponte della nave ha quasi preso fuoco. Le due barche sono state recintate a tal punto che sono entrate in collisione e, in particolare la Saoirse, sono state danneggiate".
E, dopo l'abbordaggio che nel maggio 2010 è costato la vita a nove attivisti turchi a bordo della Mavi Marmara, è di nuovo polemica sui metodi coercitivi israeliani nei confronti dei pacifisti che si avvicinano alle acque territoriali di Gaza."Il blocco navale è stato riconosciuto come legale dalle Nazioni Unite", ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri Yigal Palmor, riferendosi al controverso rapporto Palmer pubblicato il 2 settembre scorso, che giustifica tacitamente ogni azione israeliana volta a preservare la sicurezza del paese e dei suoi "confini". Non sono della stessa opinione gli attivisti della Freedom Flotilla: "Per quale ragione sono stati arrestati? Navigavano in acque internazionali" si chiede Claudia Saba, specificando che il carico era composto da "forniture e medicinali per Gaza".
Non solo l'abbordaggio, ma anche il trattamento subito dai prigionieri nelle carceri israeliane è messo sotto accusa dagli attivisti della Freedom Waves, secondo i quali "perfino ai familiari di molti delegati è stato impedito di mettersi in contatto con i passeggeri". Nella lettera consegnata al suo avvocato, David Heap ha stilato una lista di richieste per le quali i pacifisti detenuti stanno facendo pressione, come il diritto di associazione tra le celle e la diffusione di notizie sulla sorte degli altri attivisti, quelli che non sono a Givon. "Siamo molto preoccupati per Majd Kayyal –ha scritto Heap- il nostro compagno palestinese di Haifa che era a bordo della Tahrir e che abbiamo visto per l'ultima volta nel porto di Ashdod". Per lui c'è il rischio di finire in detenzione amministrativa, senza un processo né la condanna da parte di un giudice, a discrezione delle autorità militari israeliane. "Ogni detenzione politica è ingiusta –conclude Heap- ma vorrei sottolineare che, per durata e condizioni, la nostra situazione impallidisce in confronto a quella di migliaia di prigionieri politici palestinesi e alla prigione a cielo aperto di Gaza".
Fonte: www.freedomflotilla.it
Una prima testimonianza visiva dell’aggressione israeliana alle navi della libertà. L’aggressione è avvenuta al largo delle coste di Gaza, in acque internazionali.
Fonte: julienews.it
TEL AVIV (ISRAELE) - Il governo israeliano ha deciso di rompere gli indugi e ha dato ordine alla Marina di fermare a qualsiasi costo le due navi (la Saoirse, irlandese, e la Tahrir, canadese) il cui arrivo è previsto a Gaza in giornata, nell'ambito della operazione "Freedom Waves for Gaza" (Onde di libertà per Gaza). Per questo diverse unità militari sono già pronte ad attaccare le due navi mercantili. Sulla Tahrir, dove sono in contatto col resto del mondo tramite radio e collegamenti internet, hanno esposto dei cartelli, scritti in inglese ed in ebraico, in cui si ricorda ai militari israeliani che l'abbordaggio è un atto ostile e quindi di pirateria.
Ed infatti, alle 14.50 circa, ora italiana, le navi hanno cominciato l'abbordaggio della Tahrir ad opera di soldati armati. Chissà perchè quando lo fanno dei poveracci somali la chiamano pirateria; quando lo fanno i soldati israeliani, nessuno dice niente, la Tv non ne parla e i giornali tacciono.
A quanto pare, l'obiettivo delle navi militari è di dirottare le due navi su Ashdod, dove l'equipaggio verrebbe arrestato e le navi depredate e spogliate di tutto ciò che contengono, come successe con la Freedom Flottilla del 2010. L'alternativa è l'assalto armato, con la strage di tutto l'equipaggio che è disarmato.
Fonte: www.forumpalestina.org
Giovani palestinesi manifestano oggi a Gaza per chiedere che le Nazioni Unite e la comunità internazionale proteggano contro gli attacchi israeliani le "Onde della Libertà per Gaza" ossia le due barche in navigazione da ieri. Domani l'arrivo nella "zona critica"
"Io sostengo la flottiglia perché Israele ... dice che non è occupa più Gaza", ha detto Rana Baker, 20 anni, studente di economia aziendale presso l'Università islamica. "Ciò dovrebbe includere il mare e la libertà di movimento. Ma questa non è vero e la flottiglia sarà ancora una volta la dimostrazione di questo e denuncia un assedio illegale imposto ad una popolazione, soprattutto ai civili".
L'incontro avrà inizio a Gaza è a piazza Haidar Abdel Shafi alle ore 12.30.
I giovani marceranno dalla vicina sede dell' Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) prima di tenere una conferenza stampa nel Porto di Gaza.
"Sosteniamo queste barche", ha detto Hussien Amody, di 19 anni studente di ingegneria informatica presso l'Università Al-Azhar. "Vogliamo evitare attacchi israeliani e rompere questo blocco illegale". La manifestazione coinciderà con una manifestazione alle 12.30 nella Ramallah Manarah Square.
Le due navi salpate ieri da un porto turco sono già in acque internazionali e puntano verso Gaza. Dove puntano ad arrivare nella giornata di domani. Le navi sono la canadese 'Tahrir' e un'imbarcazione battente bandiera irlandese. L'equipaggio è composto da «più di 25» attivisti, tra cui anche alcuni occidentali. Lo hanno annunciato i membri del coordinamento italiano della Freedom Flottiglia.
La nuova azione è stata denominata 'Freedom Waves to Gaza' (Onde di libertà verso Gaza) ed è stata mantenuta segreta dagli organizzatori finchè le due navi non hanno raggiunto le acque internazionali. L'equipaggio è composto da attivisti palestinesi, canadesi, australiani e statunitensi e a bordo ci sono anche alcuni giornalisti. Secondo il quotidiano egiziano Almasry Alyoum le due imbarcazioni - la canadese Tahrir e l'irlandese Saoirse - sono partite separatamente dal porto di Fethiye, nel Sud-Ovest della Turchia, per poi incontrarsi dopo aver lasciato le acque territoriali turche e portano aiuti sanitari del valore di 30mila dollari.
«Noi abbiamo raggiunto le acque internazionali e in una questione di giorni saremo a Gaza. Tra gli ostacoli che abbiamo di fronte ci sono le forze militari israeliani e la complicità del governo canadese di Stephen Harper ma abbiamo il vento dell'opinione pubblica in poppa, che rafforza la nostra determinazione nella sfida al blocco illegale di 1,5 milioni di abitanti di Gaza», ha affermato in un comunicato rilasciato questo pomeriggio Ehab Lotayef, uno dei coordinatori della 'Tahrir'.
Due le imbarcazioni ora in acque internazionali, 27 attivisti e 30mila dollari di medicine a bordo. La Marina israeliana si prepara a fermarle.
Fonte: nena-news.globalist.it di Emma Mancini
Beit Sahour (Cisgiordania), 3 novembre 2011, Nena News (nella foto, l'imbarcazione canadese Tahrir in rotta verso Gaza) – La Flotilla non si arrende e ci riprova. Due imbarcazioni con 27 attivisti internazionali a bordo sono partite ieri dal porto di Fethive, a Sud della Turchia, in direzione di Gaza. Le due navi, la canadese Tahrir (Liberazione) e l'irlandese Saoirse (Libertà), sono ora in viaggio in acque internazionali con a bordo 30mila dollari di aiuti umanitari in medicinali.
L'autorizzazione a salpare verso l'Isola di Rodi, in Grecia, era giunta ieri dalle autorità turche. Subito è arrivata la risposta israeliana al nuovo tentativo via mare: le autorità israeliane hanno annunciato questa mattina che la Marina bloccherà le due navi prima che possano raggiungere la Striscia. Il portavoce dell'esercito israeliano ha sottolineato che il Paese è pronto ad affrontare le due imbarcazioni, avendo già preso le necessarie misure militari.
Il tenente colonnello Avital Leibovich non ha specificato il modo in cui le navi internazionali saranno bloccate: "Dovremo verificare se i passeggeri sono violenti. Il loro viaggio è una provocazione".
La nuova campagna, "Freedom Waves to Gaza", è partita in sordina con l'obiettivo dichiarato di non dare il tempo alle autorità israeliane di preparare una controffensiva, come accaduto lo scorso luglio con la Freedom Flotilla II. Anche stavolta la sfida lanciata dai movimenti di solidarietà internazionali è lanciare una sfida al blocco navale imposto da Tel Aviv alla popolazione della Striscia di Gaza, chiusa in un assedio totale dal 2006, quando Hamas ne assunse il controllo politico e militare.
Secondo gli attivisti a bordo delle due navi, ventisette persone provenienti da nove Paesi diversi (tra cui America, Canada, Danimarca, Belgio, Germania e Australia, oltre ad alcuni palestinesi provenienti di Betlemme e Haifa), le due imbarcazioni dovrebbero raggiungere Gaza domani pomeriggio.
"Israele ha imprigionato Gaza e la Cisgiordania – ha detto Majd Kayyal, studente palestinese di filosofia, di Haifa, a bordo della Tahrir – proibendoci ogni contatto fisico. Vogliamo rompere l'assedio che Isralee ha imposto alla nostra gente. Il fatto di essere in acque internazionali è già una vittoria per il movimento".
Il movimento, guidato dalla Gioventù Palestinese, ha approfittato dell'iniziativa anche per inviare un messaggio alla comunità internazionale, in primis alle Nazioni Unite, chiedendo di prendere azioni immediate che pongano fine al blocco criminale della Striscia, blocco in violazione dalla Quarta Convenzione di Ginevra. Intanto a muoversi è la società civile in Israele e nei Territori: contemporaneamente alla "Freedom Waves to Gaza", attivisti palestinesi e israeliani stanno organizzando manifestazioni in Cisgiordania e in territorio israeliano. A Ramallah, oggi si terrà una manifestazione davanti all'ufficio delle Nazioni Unite.
L'ultimo tentativo di rompere via mare il blocco di Gaza è del luglio scorso da parte della Freedom Flotilla II. All'epoca, le imbarcazioni coinvolte vennero bloccate nei porti greci su ordine della Marina di Atene che subì dure pressioni da parte del governo israeliano (la stessa nave irlandese Saoirse, in viaggio in questo momento, fu sabotata prima di riuscire a salpare). L'anno prima, nel maggio 2010, era stata la volta della prima Freedom Flotilla, un viaggio finito nel sangue: l'esercito israeliano abbordò la nave turca Mavi Marmara e uccise nove attivisti turchi.
L'attacco provocò un raffredamento delle relazioni tra Israele e Turchia, che non ha mai smesso di chiedere a Tel Aviv scuse ufficiali e un risarcimento finanziario alle famiglie dei nove attivisti uccisi. Ieri un portavoce del Ministero degli Esteri turco ha confermato che le due navi hanno lasciato la costa meridionale della Turchia, dopo aver chiesto l'autorizzazione a raggiungere il porto di Rodi, isola greca. Il funzionario governativo ha sottolineato che non ci sono navi con bandiera turca nè passeggeri turchi a bordo.Anche gli organizzatori del movimento hanno tenuto a sottolineare che non esiste alcun legame con il governo di Ankara, che non ha alcuna responsabilità nell'organizzazione della missione. Nessun attivista turco è attualmente a bordo delle due imbarcazioni. Nena News
Fonte: Alternative Information Center , forumpalestina.org
Sono stati tutti rispediti ai loro paesi di provenienza i passeggeri della Dignitè al-Karama espulsi da Israele mercoledì 20 luglio. Ancora una volta, come ampiamente annunciato, è stata utilizzata la linea dura. Dopo aver abbordato l'unica imbarcazione superstite della Freedom Flotilla 2 che si trovava ancora lontana dalle coste di Gaza, in acque internazionali, la marina israeliana ha condotto i passeggeri verso sud, fino al porto di Ashdod, con l'accusa di essere entrati illegalmente in Israele – sebbene siano stati costretti ad recarvici.
"Sulla nave ho contato almeno 150 soldati: uno spiegamento di forze enorme per contrastare i dieci attivisti, i tre uomini dell'equipaggio e i tre giornalisti a bordo della nave" ha scritto la giornalista israeliana Amira Hass sul settimanale italiano Internazionale. La giornalista è stata rilasciata una volta approdata ad Ashdod. Con lei, a bordo della Dignitè, c'erano altre 15 persone, di diverse nazionalità: 11 francesi e gli altri provenienti da Svezia, Canada e Grecia, che già oggi han fatto ritorno nelle loro case.
"E' un atto di pirateria, un crimine di guerra ed una violazione de principi dei diritti umani" ha dichiarato il portavoce di Hamas, Ismail Rudwan. Anche la Lega Araba ha condannato l'arrembaggio israeliano dell'imbarcazione francese, sfuggita al blocco greco, e ha rivolto un appello all'Onu e alla comunità internazionale affinchè agiscano concretamente contro Israele.
Un arrembaggio "senza incidenti", secondo l'esercito israeliano, senza nessuna resistenza da parte degli attivisti.
"Ora immaginate sette navi che si avvicinano, gremite di soldati con i volti coperti da maschere nere. Usano i cannoni ad acqua per costringerci sottocoperta. Non vi faremo del male se obbedirete, ci annunciano. Alla fine ci imbarcano su un'enorme nave da guerra, circondati da missili puntati verso Gaza, la destinazione proibita" ha concluso il suo racconto Amira Hass.
Fonte: forumpalestina.org
La barca francese "Dignité / Karama" (Dignità) ha lasciato l'isola greca di Kastellorizo intorno alle 20:30 ora locale ieri, Sabato 16 Luglio, 2011, in direzione sud. I dieci passeggeri a bordo rappresentano ora tutta la Freedom Flotilla 2, essendo le altre navi rimaste bloccate in diversi porti greci da ostacoli burocratici, sabotaggi, improvvisi impedimenti e ritiro delle bandiere.
La Dignité, battente bandiera francese, ha lasciato la Corsica il 25 giugno e nelle ultime settimane è rimasta in acque greche, che è riuscita a lasciare senza essere, per ora, seguita dalla Guardia Costiera Greca o dalla Marina.
Tra i passeggeri ci sono Dror Feiler, portavoce di Ship to Gaza Sweden e anche presidente della Rete Ebrei Europei per una Giusta Pace, Vangelis Pissias, portavoce di Ship to Gaza Greece, Claude Léostic, rappresentante di Un bateau français vers Gaza, Omeyya Naoufel Seddik di Tunisiens des Fédération pour une citoyenneté des deux Rives (FTCR), Stéphan Corriveau, coordinatore di Canada Boat to Gaza, Thomas Sommer-Houdeville, portavoce di Un bateau français vers Gaza, e altri rappresentanti delle iniziative canadese, francese e greca della Freedom Flotilla 2. A bordo della Dignité c'è anche la giornalista israeliana Amira Hass, di Haaretz, e una troupe di Al-Jazeera TV.
Kastellorizo, che si trova nella parte più orientale dell'arcipelago greco, è a pochi chilometri dalla terraferma turca. Una parte consistente della popolazione di Kastellorizo, fuggì durante la seconda guerra mondiale rifugiandosi a Gaza, dove rimase a vivere per anni. L'attuale sindaco dell'isola, Paolo Panigiris, è nato a Gaza e si sente molto vicino, come tanti altri a Kastellorizo, ad una popolazione che un tempo li accolse e che ora è sotto assedio.
L'azione della Dignité non è una versione ridotta della Freedom Flottiglia 2, ma un'ouverture, una premessa di quello che accadrà e che potrete aspettarvi in futuro. E ‘un messaggio al governo israeliano, alla comunità internazionale e al popolo di Gaza assediata: la Freedom Flotilla 2 non si arrenderà fino a quando il blocco disumano e illegittimo di Gaza non sarà eliminato.
Gaza, stiamo arrivando.
Freedom Flotilla 2
a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario, Napoli - Fonte: forumpalestina.org
Cos'è la Freedom Flotilla e quale sia il suo valore l'avevamo intuito già l'anno scorso, quando la Mavi Marmara, la nave turca del convoglio, era stata attaccata militarmente dai commando israeliani. Israele era stata disposta a violare le acque internazionali e ad uccidere ben nove pacifisti, causando un moto di sdegno in tutto il mondo, pur di impedire l'arrivo delle barche a Gaza. Ed è proprio per infrangere questo divieto che quest'anno una seconda Flotilla si era proposta di ripartire alla volta della Striscia. Ma evidentemente per lo stato sionista la "prima edizione" aveva provocato troppo rumore, aveva posto la questione palestinese all'attenzione di troppe coscienze: per questo ancora oggi ci troviamo davanti ad un tentativo (purtroppo ben riuscito!) di sabotaggio da parte di Israele.
Infatti, da oltre due settimane le 12 navi della Freedom Flotilla II sarebbero dovute salpare per portare aiuti umanitari e per rompere simbolicamente l'assedio di Gaza. Ma non è stato così. Israele, grazie alle alleanze politiche ed economiche e all'appoggio incondizionato di cui gode in Europa, è riuscita a mettere in campo una campagna diffamatoria di dimensioni mondiali nei confronti della Flotilla e ad esercitare pressioni sui "governi amici" per impedirne la partenza.
A prendere parte a questa campagna e a diventarne quasi protagonista è stata la Grecia, paese in cui le navi del convoglio si erano radunate per partire assieme verso la Palestina: da più di due settimane gli attivisti sono bloccati nei porti ellenici, di fatto sequestrati in quelle acque. La Grecia, che nel frattempo si fa fornire da Israele i gas lacrimogeni per reprimere le sommosse che hanno travolto il paese, ha categoricamente vietato la partenza della Flotilla infrangendo "non soltanto i principi sanciti dal diritto internazionale sulla libertà dei mari e l'antica tradizione che connota il Mediterraneo come mare libero, ma contravvenendo anche ai principi di democrazia e auto-determinazione del popolo palestinese e delle organizzazioni non governative che noi rappresentiamo" (così la "Lettera aperta a Papandreu" scritta dalla delegazione della nave italiana "Stefano Chiarini"). Le navi che – nonostante le "strane" rotture di eliche e motori, e gli ancor più strani "ritardi" amministrativi – sono comunque riuscite a partire, sono state subito fermate. Un caso emblematico è quello del battello statunitense "Audacity of Hope", che nonostante le intimidazioni del governo greco ha deciso di salpare il 1° luglio consapevole che sarebbe stato bloccato dopo poco, come poi è avvenuto con modalità tutt'altro che pacifiche: gli attivisti sono stati minacciati dalla marina greca con le armi e il capitano è stato arrestato. D'altro canto in questa situazione tragica provocano quasi un sorriso le giustificazioni del governo greco riguardo la scelta di vietare la partenza delle navi: sostiene di aver agito in questo senso per "garantire la sicurezza" dei passeggeri del convoglio, dati gli spiacevoli avvenimenti dell'anno scorso...
Eppure di convogli umanitari verso la Palestina negli anni ne sono partiti diversi e sono quasi sempre riusciti, nonostante le immani difficoltà, a giungere a destinazione. Quindi vien da chiedersi il perché di questo accanimento: cos'ha di particolare la Freedom Flotilla? Perché Israele teme così tanto il suo arrivo nelle acque di Gaza, al punto che il suo primo ministro deve tuonare ogni giorno contro i pacifisti mentre i suoi servizi segreti sono impegnati a sabotare materialmente le navi?
Non è certo di un attacco militare che ha paura Israele, dato che quello israeliano è il quarto esercito al mondo e beneficia dell'appoggio delle più grandi potenze mondiali – anche se questa dell'"attacco" è una delle tante menzogne che ha provato ad utilizzare per fermare le navi, sostenendo che gli attivisti a bordo nascondevano in realtà armi di ogni tipo, fra cui anche armi chimiche… Né si può dire che Israele tema gli aiuti umanitari, le medicine, il cemento, quelle poche e povere cose che pure a Gaza mancano, e che la Flotilla è incaricata di portare. Allo stato sionista l'assistenzialismo e la carità possono al limite anche andar bene, perché in fondo riducono il palestinese a vittima, a soggetto inferiore e bisognoso d'aiuto.
In realtà l'importanza della Freedom Flotilla e la ragione per cui è necessario sostenerla stanno nel ruolo fondamentale che questa gioca sul piano politico, nella pretesa all'autodeterminazione del popolo palestinese, nell'appello all'internazionalismo. Una dozzina di navi, tutte di nazionalità diverse, che giungono nelle acque di quella che è una vera e propria prigione a cielo aperto, costringerebbe il mondo a parlare dell'esistenza di un popolo che da decenni è vittima della violenza di un paese sempre presentato come "l'unica democrazia del Medio Oriente".
Da anni Gaza è in una bolla di vetro al cui interno si consumano le peggiori angherie, le più gravi ingiustizie, da cui nemmeno i suoni possono uscire e l'unica cosa che ha la possibilità di entrare è l'artiglieria israeliana. Questa bolla di vetro ha però una piccola crepa che dà sul mare, l'unica via di speranza per il popolo gazawi. Ed è lì che la Freedom Flotilla doveva arrivare, per abbattere quel vetro che avvolge Gaza e per far sì che tutte le voci di quella terra potessero finalmente uscire e percorrere il mondo. Ecco dove sta l'importanza della Flotilla: nel passare per l'unica frontiera che è solo palestinese, nel dimostrare che questo popolo deve avere il diritto di muoversi e di comunicare con il mondo senza chiedere l'autorizzazione di Israele o dei suoi scagnozzi.
E non solo! La Freedom Flotilla permette di dimostrare una volta per tutte che i colpevoli del genocidio del popolo palestinese non sono solo Israele o gli USA, ma anche le istituzioni internazionali che dicono di essere preposte alla difesa della pace ed alla salvaguardia dei popoli (l'ONU) e la "sociale" e "pacifista" Unione Europea. Anche se la Flotilla non dovesse partire, avrà avuto il merito di dimostrare una cosa: che l'Europa tutta è corresponsabile dell'eccidio palestinese, perché sostenere Israele conviene, perché è un centro nevralgico dal punto di vista degli interessi economici dell'occidente e dell'economia di guerra. E dunque ci fa prendere consapevolezza del fatto che il primo nemico da combattere è in casa nostra: sono i politici, i partiti, gli intellettuali, i giornalisti, persino gli artisti che appoggiano Israele, negando più o meno esplicitamente il diritto ad esistere dei palestinesi.
Infine, merita di essere sottolineato un ultimo aspetto per cui possiamo dire che la Flotilla ha raggiunto in ogni caso il suo scopo. Mettere in acqua delle barche non è una cosa che si inventa dall'oggi al domani. L'allestimento della Flotilla è durato mesi, ha coinvolto migliaia di persone ed ha riscosso un entusiasmo dal basso che ricorda, seppur in forme diverse, le Brigate Internazionali che andavano in Spagna a combattere il fascismo.
In questi mesi in molte città italiane si sono svolte iniziative di supporto alla Flotilla e il 14 maggio scorso c'è stato un corteo nazionale a Roma di migliaia di persone per provare ancora una volta a dare voce ai "senza voce". Ma in linea con la politica attuata fino ad ora sulla questione palestinese vi è stato un criminale silenzio, un vero e proprio boicottaggio mediatico che ha fatto sì che quella giornata venisse completamente cancellata: nessuno ha letto la notizia sul giornale, nessuno l'ha vista in televisione. Il 14 maggio è "scomparso" così come per 63 anni un intero popolo e la sua terra sono scomparsi dalle carte geografiche. Tuttavia quel corteo c'è stato e c'è chi vi ha partecipato, così come la popolazione palestinese esiste, vive e continua giorno dopo giorno a resistere dinnanzi alla disperazione, dinnanzi alle catene che la tengono prigioniera. Anche se i media mainstream non ne parlano o ne parlano male, non scompaiono i corpi e le persone che lottano, e la solidarietà con la Palestina si estende.
In questi ultimi giorni Israele è riuscita anche a bloccare i circa 350 attivisti mobilitati nella spedizione "Welcome to Palestine", arrestandone oltre 40 all'aeroporto di Tel Aviv e impedendo la partenza di tutti gli altri da Parigi, Londra, Ginevra (dove ci sono stati sit-in di protesta e cariche della polizia), dimostrando così che non solo controlla il Mediterraneo, ma anche lo spazio aereo europeo e le "nostre" compagnie di volo. Ormai è sempre più evidente il tentativo di gettare nel dimenticatoio la storia e l'attualità della Palestina e sempre più evidenti sono le alleanze e i vantaggi di cui usufruisce Israele.
Ma la verità è che esiste al mondo uno Stato dichiaratamente razzista e guerrafondaio, in cui la dissidenza è repressa e vige un sistema di apartheid, e che questo stato è appoggiato dalle maggiori potenze del mondo. Le vicende che avvolgono la Freedom Flotilla e l'ultima Flytilla ne sono un caso emblematico. Proprio perché siamo al colmo dell'ingiustizia non si può restare indifferenti, non si può dimenticare la lotta del popolo palestinese, non si può accettare che lo Stato di Israele resti impunito.
Fonte: freedomflotilla.it - COMUNCATO STAMPA 5 Luglio 2011
La Dignité Al-Karama, uno dei due battelli del comitato francese per Gaza, ha lasciato all’alba il canale artificiale vicino alla piccola città di Salamina dove si era nascosto da tre giorni”. Inizia così la corrispondenza di Quentin Girard, giornalista di Libèration a bordo della “Dignité”, la nave che questa mattina ha finalmente portato in acque internazionali l’obiettivo della Freedom Flotilla 2 di raggiungere Gaza per denunciarne l’infame assedio israeliano.
A questo punto, mentre la mobilitazione prosegue ad Atene e davanti alle ambasciate greche nelle maggiori capitali europee contro la subalternità di Papandreou alle pressioni israeliane volte ad impedire la partenza della Freedom Flotilla, gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla nave della Dignità che in circa 72 ore di navigazione si avvicinerà alle coste di Gaza. Con esse si avvicinerà anche il purtroppo possibile abbordaggio della marina militare israeliana, che potrebbe concentrare la sua violenza sulla piccola imbarcazione con a bordo solo 9 tra attivisti, parlamentari e giornalisti.
Il governo francese, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, Romain Nadal, ha detto che la partenza della Dignitè è una “cattiva idea” mentre a Parigi oggi tantissimi attivisti scenderanno in piazza per chiedere che la Francia faccia pressioni perchè siano garantite la sicurezza e l’incolumità dei passeggeri.
Come annunciato qualche giorno fa, un minuto dopo l’eventuale attacco israeliano ci troveremo tutti di fronte all’ambasciata israeliana a Roma e ai consolati israeliani in tutte le città italiane.
Quella di aggirare e ridicolizzare il blocco della Grecia e di navigare verso Gaza è stata invece un’ottima idea, quella che permetterà a tutti noi di navigare con Dignità laddove i palestinesi ci aspettano.
SIAMO TUTTI SULLA DIGNITE’
Coordinamento Freedom Flotilla – Italia

Fonte: Freedom Flotilla Italia - Comunicato stampa 1 luglio 2011
La nave Statunitense "Audacity of Hope" ha deciso di tenere fede al proprio nome ed è salpata, per essere bloccata dopo un quarto d'ora di navigazione dalle autorità portuali greche che hanno intimato agli attivisti di tornare in porto ad Atene minacciando l'equipaggio ed i passeggeri con le armi. Stesso tentativo e stesso esito per la nave canadese Taharir. Intanto una nota del Ministero per la sicurezza interna greco mostra tutta la subalternità del governo di Papandreou alle politiche israeliane, dichiarando che la Grecia vieta alle barche della Freedom Flotilla 2 di salpare per Gaza. Nel mare greco, in queste ore, si sta giocando un vero e proprio braccio di ferro tra i sostenitori del diritto internazionale e quelli del diritto di Israele, diritti che come è dimostrato sin dalla nascita dello Stato di Israele non fanno che confliggere. Come ignora Gianni Letta che risponde alla sollecitazione della Freedom Flotilla Italia con un comunicato dove dice che non è in grado di garantire la sicurezza degli italiani diretti a Gaza "…trattandosi di iniziative in violazione della vigente normativa israeliana". "Non immaginavamo che tutto il Mediterraneo fosse proprietà di Israele" hanno commentato dalla FF2 gli attivisti internazionali determinati a portare a termine la missione, non solo umanitaria, ma soprattutto politica di fare approdare le navi a Gaza. L'obiettivo è quello di rompere un assedio che si protrae da troppo tempo ai danni di una popolazione che subisce una punizione collettiva, laddove sono proprio il diritto internazionale, le convenzioni e i trattati, nati per salvaguardare le popolazioni oppresse, ad affermare che tutto questo oltre a essere inumano, è fuorilegge.
MOBILITIAMOCI PER FARE PRESSIONE SUL GOVERNO GRECO
Freedom Flotilla Italia indice un presidio davanti all'Ambasciata greca in Via Mercadante a Roma
Lunedì 4 luglio alle 17,00 e invita alla mobilitazione in tutta Italia
Per ricevere notizie dalla e sulla Freedom Flotilla
facebook : http://www.facebook.com/people/Freedom-Flotilla-Italia/100001721984360
sito : http://www.freedomflotilla.it/
e dalla coalizione, witnessgaza : http://witnessgaza.com/
La Freedom Flotilla si prepara a partire.Fonte: contropiano.org
"Partiremo la settimana prossima. Con l'obiettivo di arrivare a Gaza". La Freedom Flotilla II, la flotta internazionale organizzata per rompere il blocco della Striscia di Gaza, è ormai pronta a salpare. Nonostante qualche ritardo nella preparazione e le minacce lanciate da Israele nei giorni scorsi. Da lunedi in funzione a Roma l'info point 24 ore su 24.
Diverse centinaia di attivisti si stanno per imbarcare a bordo di «dieci, forse dodici navi» per portare «materiale da costruzione, aiuti per gli ospedali e le scuole» di Gaza, ha spiegato ai giornalisti Maria Elena D'Elia, coordinatrice italiana della missione. Tra le imbarcazioni, infatti, questa volta ci sarà anche la nave italiana "Stefano Chiarini". "Gli italiani a bordo confermati sono tra i 12 e i 15, tra i quali il disegnatore Vauro Senesi", ha spiegato Maria Elena precisando che il numero dell'equipaggio italiano è stato ridotto per ospitare gli attivisti della Mavi Marmara, la nave di proprietà della Ong turca Ihh che prese parte alla prima missione e che, il 31 maggio dello scorso anno fu sanguinosamente attaccata dalle forze israeliane.
Questa volta, a causa dei danni subiti, l'imbarcazione non potrà partecipare alla spedizione. Su luoghi e tempi della partenza vige il più rigido riserbo per evidenti motivi di sicurezza. Alcune decine di attivisti, si sono già radunati ad Atene, ma Maria Elena D'Elia non ha confermato che l'intera flottiglia salperà dalla Grecia. Di certo, la «Stefano Chiarini non partirà dall'Italia», ha precisato la coordinatrice ricordando che nei prossimi giorni «con una vera e propria cerimonia al Pireo, caricheremo le navi cargo di aiuti. Vogliamo che sia chiaro cosa stiamo portando a Gaza». Gli attivisti a bordo delle navi saranno alcune centinaia provenienti da 22 paesi. Alla missione della Freedom Flotilla 2 hanno aderito decine di Ong italiane e internazionali. Nell'equipaggio ci sarà anche un gruppo di ebrei americani contrari al blocco di Gaza. Israele, tuttavia, nei giorni scorsi ha ribadito che non intende far passare la missione, che – secondo le autorità israeliane - «porta avanti un'agenda politica estremista» e potrebbe innescare atti «dalle conseguenze pericolose», come evidenziato dall'ambasciatore israeliano all'Onu Ron Prosor. Ma gli attivisti internazionali non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla missione. Lo scopo dichiarato è sbloccare l'assedio di 1,5 milioni di palestinesi», ha ricordato Germano Monti, portavoce del Forum Palestina. Mentre Maria Elena D'Elia ha ribadito che «quello che facciamo è nel pieno rispetto del diritto internazionale. Noi, visto quanto accaduto lo scorso anno, ci aspettiamo anche di essere fermati e accerchiati. Ma noi non retrocederemo e, in nessuna maniera reagiremo alle forze israeliane".
La Freedom Flotilla 2, e con essa la nave "Stefano Chiarini", è dunque pronta a salpare verso la Striscia di Gaza assediata. Gli attivisti italiani stanno già raggiungendo gli altri Internazionali al porto di partenza. Da lunedì 27, alle 18.00, inizia nel quartier generale di Roma la sua attività l’info point in Via Baldassarre Orero n. 61, (zona Casal Bertone). "Invitiamo tutti gli attivisti e gli amici del popolo palestinese a raggiungerci, per essere informati ed informare: saranno in funzione i collegamenti con i nostri amici e compagni sulla "Stefano Chiarini", avremo a disposizione materiali sulla Freedom Flotilla e continueremo la sottoscrizione per affrontare tutte le spese che dobbiamo sostenere. Muovetevi: siamo tutti sulla stessa barca" annunciano gli attivisti del coordinamento italiano della Freedom Flotilla che seguiranno 24 ore su 24 il viaggio verso Gaza.
Tutte le informazioni su: http://www.freedomflotilla.it/
Fonte: freedomflotilla.eu
Migliaia di attivisti e di persone provenienti da diverse città, hanno sfilato oggi per le strade di Roma a sostegno della Freedom Flotilla che a metà giugno salperà per rompere l'assedio israeliano a Gaza.
Il lungo corteo partita da Piazza della Repubblica, era aperto dallo striscione della Freedom Flotilla con il simbolo disegnato da Vauro e origine del clamoroso autogol della Santanchè. Dietro venivano centinaia di palestinesi di tutte le organizzazioni, un segnale che la riconciliazione nazionale raggiunta tra le organizzazioni palestinesi, ha avuto un riverbero positivo anche nella diaspora. E ancora tutte le associazioni e le reti impegnate da anni nel lavoro di informazione e solidarietà: dal Forum Palestina con il bandierone ai numerossimi studenti e giovani giunti da Napoli, dalla numerosissima delegazione dalla Puglia (fortemente desiderosa di prendere le distanze dalle posizioni di Nichi Vendola su Israele), agli emiliani impegnati nella campagna di disinvestimento verso la società Pizzarotti di Parma, unica azienda rimasta nel consorzio che sta costruendo il treno dell'apartheid.
E ancora gli amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, l'associazione di Amicizia italo- palestinese e il CPA di Firenze.
Su molti striscioni l'immagine o le parole di Vittorio Arrigoni ucciso a Gaza esattamente un mese fa. E proprio Vittorio Arrigoni è stato inserito nella toponomastica della capitale. A Piazza Esquilino, durante una sosta del corteo, è stata apposta una targa che l'ha ribattezzata "Piazza Vittorio Arrigoni, internazionalista".
Il corteo, commentando e raccontando passo passo le ragioni di una manifestazione che intende sostenere le ragioni dei palestinesi nel paese definito il "migliore alleato di Israele in Europa", ha raggiunto Piazza Navona dove ci sono stati gli interventi finali.
Dopo l'intervento di Maria Elena D'Elia a nome del coordinamento della Freedom Flotilla, sono intervenute tutte le associazioni palestinesi, la rete ebrei contro l'occupazione, le comunità islamiche e poi Vauro, atteso da tanti, che con enorme correttezza ha riunciato a qualsiasi velleità di uomo di spettacolo per intervenire nel merito dei problemi e rivendicare la propria partecipazione alla Freedom Flotilla.
Non sono mancati, come di consueto, problemi a ridosso del quartiere ebraico della capitale. Prima un energumeno che ha insolentito lo striscione degli ebrei contro l'occupazione giungendo a togliersi la cinta e a minacciare (c'è un video su questo episodio) e poi presenze minacciose intorno a largo Torre Argentina fronteggiate però con tranquillità e determinazione dal servizio d'ordine del corteo.
La manifestazione ha mandato un segnale chiaro e forte: gli attivisti italiani che saliranno a bordo della nave Stefano Chiarini nella Freedom Flotilla, saranno sostenuti e accompagnati da migliaia di persone. Il governo israeliano e il governo italiano (il primo a fare proprio l'appello di Netanyahu affinché i governi europei blocchino la partenza delle navi) adesso sanno come regolarsi.
Video della manifestazione da freedomflotilla.it
Noi veri umanitari, per l'autodeterminazione dei Palestinesi
Germano Monti (Coordinamento FF Italia) www.freedomflotilla.it
Questo intervento è stato pubblicato su Il Manifesto del 6 aprile
Le navi della Freedom Flotilla, che prenderanno il mare il prossimo mese per raggiungere la Striscia di Gaza assediata, arriveranno in un Medio Oriente molto diverso da quello che esisteva un anno fa, quando la prima flotta venne aggredita, in acque internazionali, dall'esercito israeliano, che assassinò nove attivisti, ferendone decine ed arrestandone centinaia. Non ci sono più i dittatori Ben Ali e Mubarak (quest'ultimo, complice a pieno titolo dell'assedio israeliano a Gaza), il vento della rivolta soffia su tutto il mondo arabo e le potenze occidentali hanno riportato la guerra - "umanitaria", beninteso – in Libia, volgendo le armi contro quel tiranno che, ancora pochi mesi prima, corteggiavano ed al quale riservavano un posto d'onore nei vertici internazionali.
Non sorprende l'ipocrisia di chi impone no fly zone sulla Libia in nome dei diritti umani, ma si guarda bene dal prendere la minima iniziativa nei confronti di un popolo sottoposto da anni ad un assedio medioevale, vittima quotidiana dei bombardamenti e delle incursioni militari israeliane. Non siamo sorpresi, ma indignati, e molto, ed intendiamo trasformare la nostra indignazione in azione positiva. Per questo, da mesi centinaia di associazioni e movimenti in tutto il mondo stanno lavorando per allestire la seconda Freedom Flotilla, ad un anno esatto dalla strage compiuta dall'esercito israeliano contro la prima, quando i soldati israeliani uccisero nove attivisti, ne ferirono decine ed arrestarono centinaia. Forse, il premier israeliano Netanyahu, il ministro degli esteri Lieberman e quello della difesa Barak pensavano che una tale dimostrazione di forza e di ferocia avrebbe scoraggiato ogni ulteriore volontà di tentare di rompere l'assedio; se questa era la loro intenzione, si sono sbagliati.
Le navi della seconda Freedom Flotilla saranno molte di più di quelle precedenti. Alla turca "Mavi Marmara" si affiancheranno battelli greci, francesi, olandesi, belgi, norvegesi, svedesi, spagnoli, svizzeri, irlandesi, scozzesi, statunitensi, canadesi ed altre navi provenienti dalla Malesia, dall' Indonesia, dall'Algeria, dalla Giordania e dal Kuwait, con a bordo migliaia di persone e tonnellate di aiuti umanitari. Fra le imbarcazioni della nuova flotta, ve ne sarà anche una italiana, che porterà, con affetto ed orgoglio, il nome di Stefano Chiarini, un nome che per i lettori del Manifesto e gli amici del popolo palestinese non ha bisogno di spiegazioni.
La Freedom Flotilla Italia è l'espressione della volontà del popolo italiano di sostenere il diritto del popolo palestinese e dei popoli arabi alla vita, alla terra ed alla libertà, in un mondo libero da occupazioni, colonialismo, razzismo e dittature. Per questi motivi, facciamo appello a tutte e tutti quelli che ci stanno sostenendo, al mondo dell'associazionismo e dei movimenti, alle comunità dei migranti, alle forze politiche democratiche affinché si mobilitino per costruire insieme una grande manifestazione nazionale a Roma, il prossimo 7 maggio. Una manifestazione che dica con forza il suo NO alla guerra ed il suo SI alla Freedom Flotilla ed al suo carico di umanità, di pace, solidarietà e giustizia.
Fonte: forumpalestina.org
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu si è rivolto al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon affinché - ad un anno dall'assalto israeliano alla nave turca Marmara sfociato nella uccisione di nove attivisti da parte di militari di Tel Aviv - si adoperi per bloccare una nuova Freedom Flotilla che a maggio si dirigerà a Gaza.
Netanyahu, riferiscono fonti del suo ufficio citate dall'Ansa, ha telefonato oggi a Ban Ki Moon per fargli presente che nella organizzazione della nuova Freedom Flotilla ci sarebbero anche "gruppi islamici estremisti, i quali intendono destabilizzare la situazione". Il premier israeliano ha aggiunto che Tel Aviv deve mantenere una stretta sorveglianza sui traffici marittimi: tanto più - ha
precisato - dopo aver intercettato di recente una nave carica di armi e di munizioni dall'Iran diretta a Gaza. In realtà si tratta della "Victory" una nave battente bandiera liberiana, partita dalla Turchia, assaltato e dirottata dalla marina israeliana in acqua internazionali qualche settinana fa. La nuova Freedom Flotilla - ancora in fase di organizzazione - dovrebbe partire a maggio nel rinnovato tentativo di forzare il blocco marittimo e l'assedio israeliano contro un milione e mezzo di palestinesi rinchiusi da cinque anni dentro la Striscia di Gaza. E' evidente il panico che sta attanagliando le autorità israeliane per uno dei più efficaci tentativi di "internazionalizzazione dal basso" della questione palestinese, un rischio che Tel Aviv teme moltissimo.
La Freedom Flotilla 2 chiede ai governi di proteggere i propri cittadini – comunicato stampa
Fonte: http://www.freedomflotilla.it
Amsterdam, 7 marzo 2010 – Le organizzazioni riunite nella Freedom Flotilla 2 chiedono ai rispettivi governi di intraprendere azioni concrete per la sicurezza dei propri cittadini e per prevenire il ripetersi dell’assalto letale contro la precedente flotilla. Il 31 maggio 2010, la marina israeliana ha attaccato un convoglio umanitario marittimo che stava portando solidarietà e aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza sotto assedio, uccidendo nove civili. Il prossimo maggio, partirà una nuova flotilla per interrompere e porre fine al blocco illegale di Gaza. Gli organizzatori si sono incontrati ad Amsterdam lo scorso fine settimana per mettere a punto i preparativi. Leggi tutto
La Fredom Flottilla 2 scalda i motori
Una ventina di navi partirà in primavera per portare a Gaza gli aiuti umanitari che Israele ha bloccato nel sangue lo scorso 31 maggio. Tra di esse l'italiana "Stefano Chiarini". Ieri la presentazione a Roma della nuova missione pacifista
Questo articolo e’ apparso il 14 dicembre 2010 sul quotidiano Il Manifesto
Roma – Prima o poi Stefano Chiarini tornerà a Gaza, fra quei palestinesi, ultimi fra gli ultimi, a cui aveva dedicato tanta passione e tanto del suo lavoro al manifesto, prima di morire improvvisamente il 3 febbraio 2007.
Ieri a Roma, nella sede dell’Ordine nazionale dei giornalisti, è stata presentata la nuova iniziativa che, forse in marzo o un po’ più in là, vedrà partire da qualche porto del sud-Mediterraneo una ventina di imbarcazioni con a bordo qualche centinaio di «militanti umanitari», chiamiamoli così, e cariche di centinaia di tonnellate di aiuti di prima necessità per il milione e mezzo di civili palestinesi che Israele da anni sottopone a una barbara punizione collettiva. Sarà la Freedom Flottilla 2. Due dopo la prima, quella stroncata nel sangue all’alba del 31 maggio scorso dai commandos israeliani che attaccarono il convoglio umanitario diretto a Gaza e la sua «ammiraglia», la motonave turca Mavi Marmara, in acque incontestabilmente internazionali. Nove cittadini turchi uccisi, tutti gli altri componenti del convoglio sequestrati e maltrattati come fossero terroristi (lo ha raccontato ieri Angela Lano, giornalista italiana che era a bordo di una delle navi della Flottilla 1 e sulla sua esperienza ha scritto un libro,«Verso Gaza, in diretta dalla Freedom Flottilla».
Di quella ventina di navi, una sarà italiana, partirà da un porto italiano e porterà il nome di Stefano Chiarini. Una buona scelta da parte del coordinamento italiano della Freedom Flotilla. Ieri il suo rappresentante Germano Monti ha ricordato che a bordo saranno una quarantina fra giornalisti, politici, medici, intellettuali, ingegneri, architetti e attivisti di varia ma ben precisa umanità.
La «Stefano Chiarini», come del resto le altre navi della flottiglia della libertà, è «completamente autofinanziata» (140 mila euro), come ha ribadito ieri Mohammad Hannoun, presidente dell’Api, l’Associazione dei palestinesi in Italia. Se non altro perché «nessun governo vuole crearsi guai o problemi con quello israeliano» anche se quella missione, del tutto pacifica, in realtà surroga in qualche modo agli inadempimenti più elementari, come è stato ben detto ieri, del governo italiano e dei governi delle altre navi: quelli di far applicare il diritto umanitario e le leggi internazionali – violate da Israele come gli organismi internazionali tipo Onu e il senso comune non si stancano di inutilmente ripetere -, di proteggere la vita della popolazione civile.
Della coalizione italiana impegnata nella organizzazione della Freedom Flotilla 2, fanno parte 56 associazioni e centinaia di individui (Forum Palestina e Api, il manifesto e il Comitato «Per non dimenticare Sabra e Chatila», un’altra delle «creature» di Stefano; poi Tano D’Amico e Vauro, Vittorio Arrigoni e Lucio Manisco, Luisa Morganitni e Gianni Vattimo, Danilo Zolo e Domenico Losurdo…). Poi ci sono i componenti della coalizione internazioale, arrivati ieri a Roma per presentare l’iniziativa: greci, svedesi, francesi, spagnoli, turchi…
Nonostante qualche tentativo degli ultrà filo-Israele – tipo la patetica Fiamma Nierenstein che ha definito «scandalosa» l’ospitalità offerta all’iniziativa dall’Ordine nazionale dei giornalisti e dal suo presidente Enzo Jacopino, la Freedom Flottilla 2 e la «Stefano Chiarini» partiranno e se gli israeliani le fermeranno «riproveremo ancora e andremo di nuovo di nuovo e di nuovo, e saremo sempre di più, fino a quando riusciremo a rompere l’assedio» di Gaza.
Dall’Italia con la nuova Flottiglia della Libertà
(fonte: infopal.it)
Sabato 31 luglio si è tenuto a Roma un incontro tra diverse realtà italiane che sostengono la causa palestinese.
Dalla riunione è scaturita la scelta di sostenere politicamente e concretamente la Freedom Flotilla 2, la nuova missione umanitaria che si prefigge di rompere l'assedio genocidario che ancora opprime il popolo di Gaza. Questa missione è tanto più importante anche per rispondere con forza al crimine perpetrato da Israele contro gli attivisti della precedente flottiglia lo scorso 31 maggio.
Le realtà convenute a Roma hanno quindi deciso di avviare immediatamente una campagna di sensibilizzazione politica, finalizzata alla partecipazione alla nuova flottiglia internazionale con una o più navi italiane, composte da attivisti italiani ed in grado di trasportare il materiale umanitario che verrà raccolto od acquistato. La riunione ha espresso anche il proprio sostegno alle iniziative ed ai convogli che si muoveranno per raggiungere Gaza via terra.
I partecipanti all'incontro hanno infine deciso di procedere alla realizzazione di un coordinamento tra tutte le realtà organizzate ed i singoli attivisti che si riconoscono negli obiettivi della Freedom Flotilla 2: sostenere concretamente la popolazione sottoposta all'embargo, rompere l'assedio di Gaza per affermare i diritti del popolo palestinese.
Rivolgiamo un forte appello a tutte le forze politiche democratiche, alle organizzazioni sindacali, al mondo dell’associazionismo e della solidarietà internazionale, ai movimenti pacifisti e antimilitaristi, a tutti gli uomini e le donne impegnati per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, affinché aderiscano e sostengano la Freedom Flotilla 2 e tutte le iniziative per la fine dell’assedio dei Palestinesi di Gaza e per il riconoscimento del legittimo diritto del popolo palestinese alla vita, alla terra ed alla libertà.
Roma, 31 luglio 2010
Per l'elenco aggiornato dei partecipanti, cliccare qui
La Marina israeliana attacca la Freedom Flotilla: 19 morti e vari feriti tra i partecipanti
(fonte: forumpalestina.org) All'alba di quest'oggi, 31 maggio, nelle acqua internazionali Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni.
Vi sarebbero almeno 19 morti e vari feriti soprattutto sulla nave turca della Flotilla contro cui si sono accanite le truppe speciali israeliane.
L'aggressione - che è ancora in corso - è avvenuta in acque internazionali, pertanto si tratta a tutti gli effetti di pirateria.
I partecipanti alla Freedom Flotilla sono attivisti pacifisti internazionli e disarmati, il cui unico scopo dichiarata è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza.
Link:
Israele attacca la Freedom Flotilla: almeno dieci morti e vari feriti tra i partecipanti
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