CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOSFonte: forumpalestina.org
Almeno nove esponenti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp), sono stati arrestati nelle scorse ore in una retata condotta dalle forze israeliane a Jenin (Cisgiordania), una delle roccaforti storiche dell'organizzazione. Lo riferiscono oggi fonti ufficiali palestinesi riprese dai media locali, segnalando un'atmosfera di rinnovata tensione nella zona. Fra gli arrestati figura uno dei leader locali del Fplp, i cui militanti hanno animato negli ultimi mesi una intensa campagna di protesta sulle condizioni dei detenuti palestinesi nelle prigioni israeliane. Non sono note al momento le accuse specifiche rivolte ai fermati, ma la retata è stata condannata da rappresentanti dell'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) e bollata come un sopruso «delle forze occupanti» da un portavoce dello stesso Fronte popolare. Il Fplp è stato fondato da George Habashil. Il suo penultimo segretario Abu Alì Mustafa fu ucciso dagli israeliani e il suo ultimo segretario, Ahmad Saadat, è da anni rinchiuso in carcere in Israele ed fra i principali dirigenti palestinesi tuttora reclusi nelle prigioni israeliane.
Fonte: http://raccogliendolapace.wordpress.com
È stato scarcerato il 4 novembre Mazin Zawahreh un ragazzo palestinese di 14 anni di Betlemme, arrestato l'11 settembre scorso nei pressi del checkpoint di Beit Jala, a Sud di Gerusalemme.
Quel giorno Mazin si trovava con tre amici: stavano giocando a pallone quando sette soldati israeliani, al vederlo, lo hanno aggredito colpendolo col calcio del fucile. Lo hanno messo in ginocchio, gli hanno strappato i vestiti, legate le mani e coperti gli occhi con la sua stessa maglietta, dopodiché lo hanno picchiato per due ore. Prima che lo portassero via su una jeep, un conoscente, vedendo il ragazzo in quelle condizioni, ha avvisato i familiari, che altrimenti non avrebbero saputo niente dell'avvenuto arresto del figlio.
Mazin è stato portato nel carcere israeliano di Mascobia, a Gerusalemme, dove è stato tenuto ed interrogato per ventinove di giorni con l'accusa di aver cercato di uccidere i soldati con un coltellino rinvenuto nella sua tasca. Il ragazzo è stato sottoposto ad un trattamento inumano: minacciato e torturato, tenuto in uno stanzino sottoterra, legato al letto in una posizione forzata che gli ha provocato seri problemi respiratori. Questo trattamento brutale era finalizzato ad ottenere una dichiarazione di colpevolezza rispetto alle accuse mossegli contro, dichiarazione che nonostante tutto Mazin ha avuto la forza non firmare.
I genitori non sapevano neanche se il figlio fosse vivo o morto, finché non li hanno chiamati dal carcere per dirgli di andarlo a visitare a Gerusalemme, cosa impossibile in quanto sprovvisti del permesso per passare il checkpoint. Saputo che il figlio era vivo, i genitori hanno intrapreso ogni via legale per strapparlo dalla prigione; si sono rivolti ad una associazione di avvocati, Defence for Children International. Il legale che ha preso in carico la causa parla sia ebraico che arabo, elemento importantissimo in quanto i processi presso la Corte Israeliana vengono svolti interamente in ebraico e i traduttori ufficiali semplificano le traduzioni.
Dopo la prima udienza, alla quale i familiari non hanno potuto assistere, il ragazzo è stato trasferito nel carcere di Offeq, un carcere per criminali comuni, nel quale dopo aver subito ripetutamente percosse e minacce è stato tenuto in isolamento, privato di luce e di aria, costretto a dormire per terra, in condizioni che hanno aggravato i suoi problemi respiratori. Qui ha subito anche bruciature in tutto il corpo, bruciature che sono tuttora visibili.
Nella seconda udienza, conclusasi pochi giorni fa, finalmente i genitori hanno potuto vedere il figlio e constatarne lo stato psico-fisico provato da quasi due mesi di carcere. Al mostrare le ferite provocate dalle bruciature, la Corte ha risposto seccamente che non era di sua competenza, delegando la responsabilità all'amministrazione del carcere. Colpiscono le parole del padre che, rivolgendosi alla Corte, ha espresso tutto il proprio dolore pregandogli di uccidere subito il figlio, anziché farlo giorno per giorno.
Il secondo processo si è risolto con la richiesta della Corte di un pagamento da parte dell'accusato di 20.000 shekel, circa 4.000€, una prima tranche di 10.000 come cauzione di uscita e una seconda da versare a fine processo. Il 4 novembre è stato comunicato alla famiglia che Mazin è stato liberato e lasciato vicino al checkpoint di Tul Karm, a un centinaio di chilometri da Betlemme. Ma il processo resta aperto, la prossima udienza è fissata per il 22 novembre e il ragazzo rischia nuovamente di essere incarcerato.
La cosa più aberrante di tutta questa storia è il trattamento che le autorità israeliane riservano ai giovanissimi palestinesi, vedendo dietro ognuno di loro non un giovane che si affaccia alla vita ma soltanto un pericoloso terrorista. Torturare un ragazzo di 14 anni, isolarlo, sottoporlo a condizioni inumane, negargli ogni diritto: a cosa mira tanta brutalità se non a cercare di annichilire la speranza, la tranquillità, la voglia di lottare, che è dentro di lui?
Yallah zeituna!!
Fonte: Alternative Information Center , forumpalestina.org
In una registrazione (guarda il video) pubblicata dall'associazione israeliana per i diritti umani, B'Tselem, un soldato dell'esercito israeliano punta una mitraglietta carica contro un uomo palestinese. Il nervosismo del giovane militare risuona insieme alle sue grida.
È successo il 18 giugno scorso: una camionetta dell'esercito arriva in una stazione di servizio in Cisgiordania, all'ingresso del villaggio di Beit 'Ummar, a Nord della città di Hebron. Sono venuti per portarsi via un ragazzo residente nel villaggio e che lavora alla pompa di benzina. Il giovane viene arrestato. L'accusa: aver lanciato delle pietre contro i soldati israeliani.
Interviene il cugino, Rami Abu Mariah, per parlare con il comandante dell'unità arrivata ad arrestare il ragazzo, sperando di convincerlo a rilasciarlo. Il comandante, con il grado di tenente sulla spallina, lo spinge indietro, gli urla contro di andarsene. Infine, gridando esasperato, carica la mitraglietta che porta al collo e la punta contro il volto di Abu Mariah. Pochi centimetri, per due volte.
A riprendere tutto c'è un volontario dell'associazione israeliana B'Tselem, Muhammad 'Awwad, anche lui residente nel villaggio di Beit 'Ummar. Dopo la pubblicazione del video, è arrivata la risposta del portavoce dell'esercito israeliano, riportata dal quotidiano Ha'aretz: "Potrebbe sembrare un incidente grave. Verrà portato all'attenzione degli alti comandi e verrà aperta un'inchiesta sull'accaduto".
Milano. Sfila nelle strade la solidarietà con la Palestina. Israele isolatoFonte: contropiano.org
Migliaia di persone a Milano alla manifestazione nazionale contro la kermesse israeliana sfilano in corteo da Largo Cairoli a Piazza San Babila, nel cuore della città che Israele voleva occupare.
"No all'occupazione israeliana, contro le tecnologie di guerra e di apartheid" e "Vita, terra, acqua e liberta' per i palestinesi". Con questi striscioni si è aperto il corteo di sabato pomeriggio a Milano contro la kermesse israeliana che da giorni sta occupando piazza Duomo. Quasi 5.000 persone, con una partecipazione andata ben al di sopra delle aspettative, hanno sfilato in corteo da piazza Cairoli fino a piazza san Babila per riaffermare un non contendente all'occupazione militare e coloniale israeliana e all'apartheid applicato contro i palestinesi. Pullman e delegazioni sono arrivati anche da altre città come Roma, Firenze, Bologna, Torino.
Una ottima riuscita di una campagna che da sabato scorso ha contestato giorno dopo giorno e in mille modi il tentativo israeliano di rifarsi una immagine pulita approfittando delle complicità delle istituzioni italiane locali e nazionali. Gli attivisti milanesi del Comitato "No all'occupazione israeliana di Milano" hanno contrastato con creatività e determinazione l'operazione degli apparati israeliani nel nostro paese.
Il corteo è stato partecipato e combattivo, a dimostrazione che una mobilitazione puntuale contiene la capacità di inclusione e iniziativa nonostante le diverse sensibilità. Nei giorni scorsi più volte gli attivisti milanesi solidali con la Palestina erano riusciti a realizzare incursioni in piazza Duomo dove è stata allestita la kermesse israeliana o a fare blitz nei vari convegni bilaterali tra le istituzioni israeliane e quelle italiane. Ultimo in ordine di tempo prima del corteo di sabato, venerdi nel primo pomeriggio una decina di attivisti solidali con la Palestina era penetrata negli uffici della società israeliana Agrexco in via Camillo Hajech 10, depositando un cesto di frutta marcia con un biglietto «Il marcio dell'apartheid israeliano per la frutta marcia», e due bottiglie di acqua sporca con l'etichetta «Acqua della valle del Giordano». L'Agrexco, fondata nel 1956, è il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani, commercializza il 70 per cento di frutta, verdura, fiori e erbe aromatiche pari a oltre 400mila tonnellate di merce con un giro d'affari di circa 650 milioni di dollari. Prodotti che provengono da Israele ma anche dalle colonie israeliane costruite in territorio Palestinese. L'Agrexco è una delle società israeliana al centro della campagna internazionale di Boicottagio Disinvestimento Sanzioni (BDS) contro Israele.
Milano. La Palestina si riprende Piazza del Duomo Fonte: contropiano.org
Nonostante il divieto della Questura, nel pomeriggio centinaia di attivisti del Comitato "no all'occupazione israeliana di Milano", si sono concentrati in Piazza del Duomo dove da domani dovrebbe cominciare la kermesse israeliana.
Centinaia di persone e di bandiere palestinesi non hanno avuto timore nello sfidare il divieto di manifestare in piazza del Duomo che da domenica 12 giugno e fino al 23 giugno verrà occupata dagli apparati israeliani. Prima alla spicciolata e poi tutti insieme hanno innalzato le bandiere palestinesi e cominciato a leggere tutti i nomi dei più di trecento bambini palestinesi uccisi a Gaza dalle truppe israeliane durante l'operazione Piombo Fuso. Un grande bandierone palestinese è poi disceso lentamente ma visibilmente da una scalinata. La manifestazione è stata sciolta solo da un feroce acquazzone che si è abbattuto su Milano. Al telefono è decisamente euforico Francesco Giordano, uno degli attivisti del comitato. "Abbiamo fatto la cosa giusta sia non accettando il divieto della Questura e violandolo pacificamente sia occupando materialmente piazza Duomo con le bandiere palestinesi. La determinazione ha pagato e la gente è venuta a manifestare nonostante il divieto".
"La nostra protesta continuerà anche durante la kermesse israeliana con iniziative di controinformazione - spiega Piero Maestri del comitato - hanno voluto far passare per occasione di conoscenza quella che è invece propaganda politica".
Con questa iniziativa gli attivisti solidali con la Palestina hanno mandato un segnale chiaro e forte sia alle autorità israeliane che alle istituzioni italiane che hanno organizzato un evento di legittimazione dell'occupazione e dell'apartheid israeliano: l'occupazione di Piazza del Duomo non sarà una passeggiata. Nei prossimi giorni sono previsti dibattiti e incontri in vari luoghi di Milano tesi a informare sulla situazione palestinese e sulle motivazioni della contestazione della kermesse israeliana. L'appuntamento centrale è convocato invece per sabato 18 giugno – sabato prossimo – per una manifestazione nazionale a Milano a sostegno dei palestinesi e contro l'occupazione israeliana con partenza alle ore 15.00 da Largo Cairoli.
fonte: forumpalestina.org
La giornata di rivolta in tutta la Palestina in occasione della Nakba, mette le autorità israeliane di fronte alla determinazione dei palestinesi e alla questione irrisolta del Diritto al Ritorno dei profughi.
All'indomani delle manifestazioni che hanno visto ieri migliaia di persone provenienti dal Libano meridionale e dalla Siria lanciarsi contro i reticolati di frontiera (e sul Golan anche superarli) la stampa israeliana commenta oggi con toni preoccupati la comparsa di un nuovo tipo di mobilitazione contro la politica israeliana: "l'arma delle masse". "Questa arma consiste nel trasformare la quantità in qualità" scrive oggi su Yediot Ahronot l'analista militare Eitan Haber. L'effetto cumulativo delle dimostrazioni in Egitto, Libia e Siria ha cambiato la situazione. "La giornata della Naqba ha segnato ieri l'inizio di una nuova fase nel conflitto israelo-palestinese" analizza Haber. Molti osservatori israeliani temono che le marce sui confini di Israele assumeranno un carattere ancora più vasto a settembre, con la possibile proclamazione all'Onu di uno Stato palestinese. Ma la preoccupazione maggiore per l'establishment sionista è il riaffacciarsi della questione del "diritto al ritorno dei palestinesi", una questione che Israele ha sempre imposto come "non negoziabile" in ogni tavolo di trattativa. "Per Israele - sostiene il l'editorialista israeliano Nahum Barnea - il ritorno di profughi palestinesi nel proprio territorio è una linea rossa, che non può essere valicata". Il quotidiano filo-governativo Israel ha-Yom rileva che con queste manifestazioni "gli estremisti nel mondo arabo hanno iniziato ieri la lotta pratica per imporre (ad Israele) il cosiddetto Diritto del Ritorno".
La chiusura della Cisgiordania da parte delle autorità israeliane è stata prolungata di 24 ore in seguito agli incidenti verificatisi ieri in occasione della Giornata della 'Nakba. Anche la polizia israeliana resta schierata in forze a Gerusalemme est e sulle alture occupate del Golan, dove ieri gruppi di dimostranti provenienti dalla Siria sono riusciti ad abbattere un tratto dei recinti di frontiera e a penetrare nella città drusa di Majdel Shams occupata dal 1967 dagli israeliani. Lo stato di allerta resta elevato anche ai confini israelo-libanesi dopo che ieri un migliaio di dimostranti provenienti dal Libano meridionale hanno cercato di superare i reticolati di confine. Secondo la stampa, sono stati respinti sia dal fuoco dell' Esercito libanese sia da quello dell'esercito israeliano. In quegli incidenti, affermano i giornali israeliani, si sono avute «circa dieci vittime», libanesi e palestinesi.
Tensione altissima anche a Gaza dove il fuoco israeliano ha ucciso un palestinese a Shujayeh e ferito almeno 60 giovani al valico di Eretz.
Gerusalemme, 15 maggio 2011, Nena News - Fonte: nena-news.com
Una fiammata di proteste, come non si vedeva da anni per l’anniversario della Nakba (la catastrofe nazionale palestinese), ha avvolto i confini tra Israele, Libano e Siria, oltre ai valichi tra lo Stato ebraico e la Striscia di Gaza. Il bilancio di morti, quasi tutti palestinesi, è al momento fissato a 12.
Il fatto più eclatante è avvenuto sulle Alture del Golan (territorio siriano occupato da Israele) dove migliaia di profughi palestinesi hanno superato di slancio le barriere sulle linee d’armistizio e sono arrivati fino al villaggio druso di Majdal Shams (una roccaforte storica della resistenza civile all’occupazione). I militari israeliani hanno aperto il fuoco uccidendo almeno cinque manifestanti e ferito altre decine. Le fonti ufficiali israeliane hanno riferito di feriti anche tra i soldati dello Stato ebraico. Sono stati, di fatto, gli scontri più gravi dalla guerra del 1973-74 tra Israele e Siria lungo linee armistiziali dove per oltre 40 anni la situazione è rimasta sostanzialmente calma.
Altri sei manifestanti, tra palestinesi e libanesi, sono stati uccisi nelle stesse ore dai soldati israeliani a Maroun al Ras alla frontiera con il Libano, dove centinaia di profughi si sono radunati sul lato libanese del confine, per commemorare la Naqba. I feriti sono almeno 71, secondo fonti mediche libanesi. Un giovane palestinese invece è stato ucciso anche a Gaza, nei pressi di Shujayeh, dal fuoco dell’esercito italiano. Poco prima al valico di Eretz con Israele centinaia di ragazzi, con in mano le bandiere della Palestina, hanno aggirato i posti di controllo del governo di Hamas e dell’Autorità nazionale palestinese e si sono lanciati in una corsa di alcune centinaia di metri verso le postazioni (di cemento armato) dell’esercito israeliano accanto al terminal. Il fuoco dei militari, secondo dati del Centro di Gaza per i diritti umani, ha fatto oltre 60 feriti. E’ stata smentita la morte di un fotoreporter palestinese riferita in precedenza.
Fonte: contropiano.org
La gente festeggia per le strade di Gaza e della Cisgiordania l'accordo che mette fine alla divisione e agli scontri tra le principali organizzazioni palestinesi. "Basta divisioni. La nostra unica lotta è contro l'occupazione israeliana"
Migliaia di palestinesi sono scesi oggi in strada sia a Gaza che in Cisgiordania per celebrare l' 'accordo di riconciliazione nazionale firmato in queste ore al Cairo. Raduni e manifestazioni di festa si segnalano sia in Cisgiordania, il territorio controllato dall'Autorita' Nazionale Palestinese (Anp) sia nella Striscia di Gaza, l'enclave governata dal movimento islamico di Hamas fin dal 2007. L'Ansa riferisce che in Cisgiordania i festeggiamenti appaiono piu' contenuti, ma comunque si svolgono sia a Ramallah sia in altre localita'. A Gaza City, invece, l'afflusso della gente e' cominciato gia' a meta' mattinata, ancor prima che la cerimonia del Cairo - trasmessa in diretta da tutte le reti locali - prendesse l'avvio. Per la prima volta da anni, si vedono nella Striscia attivisti di Hamas e del Fatah - oltre che di altre organizzazioni - manifestare tutti insieme e talora abbracciarsi. La folla inneggia all' ''unita''' e ripete: ''Mai piu' divisioni''. In base all'accordo, il governo palestinese deve cedere il passo a un esecutivo di transizione composto di personalità indipendenti, in vista di nuove elezioni entro l'anno. "Voltiamo per sempre la pagina nera della divisione" ha affermato il presidente palestinese Abu Mazen durante la cerimonia. "La nostra unica lotta è contro Israele, le divisioni sono alle nostre spalle. Hamas vuole uno Stato sovrano palestinese a Gaza e in Cisgiordania e lavorerà per raggiungere l'obiettivo nazionale" ha affermato il leader di Hamas Khaled Meshal.
L'intesa, sottoscritta ieri sera anche dalle altre formazioni politiche palestinesi, mette fine a quattro anni di contrasti violenti tra Fatah e Hamas e, più di tutto, alla separazione amministrativa tra i territori di Cisgiordania e Gaza. E' prevista ora la formazione di un governo tecnico incaricato di preparare le elezioni presidenziali e politiche che si terranno entro un anno e il rinnovo del Consiglio nazionale palestinese (Cnp, che rappresenta tutti i palestinesi, anche quelli nei campi profughi all'estero, e nel quale entreranno deputati di Hamas), ossia il parlamento dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Secondo l'agenzia Nena News "rimangono da sciogliere una serie di nodi centrali: l'identità del nuovo premier (Hamas lo vorrebbe di Gaza); la riunificazione degli apparati di sicurezza e l'ingresso di Hamas nell'Olp. Il primo passo però è la costituzione di un governo unitario, composto da tecnocrati e senza affiliazione politica che dovrà condurre i palestinesi alla seduta dell'Assemblea Generale dell'Onu in cui a settembre Abu Mazen dovrebbe proclamare lo Statoindipendente di Palestina. Ieri il capodelegazione di Fatah al Cairo, Azzam al Ahmad, ha spiegato che le relazioni estere dell'Anp ed eventuali negoziati con Israele resteranno prerogativa esclusiva di Abu Mazen, in quanto leader dell'Olp. Hamas da parte sua si sarebbe impegnato a cessare ogni attività armata contro Israele anche se il vice ministro degli esteri Ghazi Hamad ha spiegato che non esiste nell'accordo un articolo preciso su questo punto".
fonte: forumpalestina.org
Il fatto che il signor Vendola incontri l'Ambasciatore di Israele Meir e rilasci dichiarazioni vergognose e mistificatorie non ci stupisce. E' nelle corde del personaggio Vendola, un azzecarbugli in completa sintonia con il centro sinistra italiano, perfettamente compatibile con la politica estera del paese più amico di Israele, l'ultimo bastione coloniale europeo, l'occupazione militare più lunga dell'ultimi cento anni, lo stato dell'apartheid per i palestinesi che però il signor Governatore al pari del Presidente del Consiglio Berlusconi vede come un esempio di sviluppo e democrazia.
Quanto dichiarato dal Mister Vendola conferma la giustezza della strada sin qui percorsa dal Forum Palestina e cioè che anche i movimenti di solidarietà internazionalista e della pace, per essere realmente tali, sono obbligati a lavorare in autonomia ed in contrasto alla politica della sinistra di palazzo e del PD.
E' bene ricordare le sue dichiarazioni di sostegno alla risoluzione ONU sulla Libia, risoluzione che ha costituito la premessa all'aggressione militare Europea e Statunitense, ed il pallido contrasto alla guerra di questi giorni da parte della SEL. Epifenomeni del disfacimento del movimento pacifista per altro sin troppo sensibile alla politica e alla macchina organizzativa del PD.
Nella dichiarazione rilasciata, il signor Vendola si è reso protagonista della più grave e classica delle mistificazioni, e cioè di confondere ebraismo e Israele, ebraismo e sionismo, e così nelle sue parole il Festival della cultura ebraica diviene il Festival di Israele : " Con il Festival della Cultura ebraica – ha spiegato Vendola – abbiamo prodotto una semina, perché quell'evento conteneva in sé l'idea che i rapporti economici, commerciali, istituzionali devono essere inseriti in un contesto di conoscenza delle culture, dei costumi e di amicizia tra i popoli".
Rispondiamo che ebraismo e Israele non necessariamente coincidono, strumentalmente i governanti sionisti fanno di tutto per far coincidere le due cose, in modo da poter levare lo scudo dell'accusa di antisemitismo contro chiunque li condanni per i crimini che essi commettono nei confronti dei palestinesi. Leggi tutto
I compagni/e del Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos di Campi Bisenzio (Fi) si uniscono all'appello del Forum Palestina
e di tutte le persone che sostengono la causa palestinese: Liberate Vittorio, subito!
Liberate Vittorio Arrigoni
Il sequestro di Vittorio Arrigoni da parte di un gruppo armato a Gaza, è una indegnità inaccettabile contro un attivista che da anni vive sotto assedio insieme ai palestinesi di Gaza e svolge un lavoro insostituibile di denuncia e controinformazione.
Colpendo Vittorio si colpisce la solidarietà e la condivisione di tante attiviste e attivisti italiani con la lotta del popolo palestinese. Una azione di questo tipo è una aperta provocazione da parte di chi intende danneggiare questo legame.
In Medio Oriente è ormai in corso una guerra sporca tra i vari network che contribuiscono a tenere in ostaggio la questione palestinese proprio mentre Israele dimostra di temere la fine dell'isolamento dei palestinesi.
I responsabili di questo atto hanno una sola possibilità da prendere in considerazione: liberare e subito Vittorio!
Il Forum Palestina - forumpalestina.org
di Vittorio Arrigoni - fonte: forumpalestina.org
Ieri la Striscia di Gaza si era svegliata sotto un sole splendente, segnale di una nuova stagione alle porte. Stagione politica, più che meteorologica. Quando la sera è andata a dormire si è contata le ossa rotte.
A Gaza city, un ghetto martoriato da bombardamenti israeliani un giorno sì e uno no, sovrappopolato come pochi luoghi sul pianeta, è difficile fare una stima di quante migliaia di persone si sono riversate nelle strade della città ballando, urlando e cantando una sola univoca richiesta: la fine delle divisioni fra Fatah e Hamas. I media locali hanno azzardato la cifra di 300 mila persone, proporzionatamente come se in Italia, in piazza, ne fossero scese dodici milioni.
I problemi non hanno tardato a verificarsi.
Nonostante l'accordo sottoscritto da tutte le fazioni politiche di presentarsi all'appuntamento senza alcuna altra bandiera se non quella palestinese, i ragazzi del movimento 15 marzo che lunedì si sono coricati nelle tende in piazza del monumento al Milite Ignoto, in Jundi, nel centro di Gaza city, al risveglio ieri mattina si sono trovati attorniati da migliaia di militanti con bandiere di Hamas inneggianti al governo della Striscia.
Le provocazioni sono continuate per alcune ore, con alcuni scontri, finché il coordinamento del movimento dei giovani palestinesi ha deciso di lasciare la principale piazza di Gaza city ad Hamas per convogliare in massa a Katiba, dinnanzi all'università Al Azhar.
Migliaia di ragazzi si sono recati ordinatamente nel grosso spiazzo di terra battuta adiacente l'università con l'intenzione di accamparsi per la notte, a oltranza, in attesa dell'impegno di Gaza e Ramallah per soddisfare queste loro richieste: Leggi tutto
Per non dimenticare Rachel CorrieFonte: Campagna Palestina Solidarietà
Domenica 16 Marzo 2003 Rachel Corrie, una pacifista americana, venne schiacciata e uccisa da una ruspa mentre tentava di impedire che l'esercito israeliano distruggesse le case di Rafah, una città di 140.000 abitanti, quasi tutti profughi, nella striscia di Gaza.
Era una studentessa di 23 anni dell’ Evergreen State College di Olympia, Washington. Gli amici la descrivono come una ragazza modesta, riflessiva e molto responsabile; era il cuore e la mente del movimento per la giustizia e la pace di Olympia.
Con la sua associazione pacifista aveva organizzato iniziative in occasione dell’anniversario dell’11 settembre, per ricordare sia le vittime delle stragi, sia quelle della guerra in Afghanistan.
Aveva studiato l’arabo e deciso di andare a Gaza, nella Palestina occupata, anche perché riteneva che fosse importante che in quei luoghi vi fossero osservatori internazionali che potessero proteggere la popolazione mentre era in corso la guerra in Iraq.
Per questo era partita dalla sua città il 20 gennaio del 2003, conscia dei pericoli cui andava incontro.
Sarebbe tornata a casa in primavera, ma così non è stato: è caduta davanti ad un bulldozer israeliano, che le è passato letteralmente sopra, poi è tornato indietro. Il Capitano Jacob Dallal portavoce dell’esercito israeliano lo ha definito ‘un incidente’.
Rachel, con una visibilissima giacca fluorescente arancione, del tipo utilizzato dai volontari della protezione civile o della croce rossa, era ferma davanti al bulldozer israeliano, che avanzava verso di lei, con la sua enorme lama.
Lei guardava negli occhi l’autista della ruspa e gridava, insieme agli altri pacifisti che erano con lei, di fermarsi. Il bulldozer invece le è passato sopra e poi è tornato indietro, investendola nuovamente. Gli altri sette attivisti l’hanno subito soccorsa e chiamato un’ambulanza che l’ha portata all’Ospedale di Al-Najar, dove poi è morta.
Tutti hanno testimoniato che NON si è trattato di un incidente, ma che Rachel è stata deliberatamente uccisa.
Proponiamo qui una sintesi di queste lettere, che fanno trasparire tutto l’idealismo di una ragazza che si sente in colpa per essere nata nella parte ricca e privilegiata del pianeta e che non riesce a sentirsi in pace con sé stessa sapendo che in altre parti del mondo molta gente soffre semplicemente perché vive in un territorio che interessi politici ed economici hanno destinato ad altro scopo, ad altro popolo.
Ma ecco una sintesi delle ultime riflessioni di Rachel:
… Dall'inizio di questa intifada, sono state distrutte circa 600 case a Rafah, in gran parte di persone che non avevano alcun rapporto con la resistenza, ma vivevano lungo il confine. Credo che Rafah oggi sia ufficialmente il posto più povero del mondo. Esisteva una classe media qui, una volta. Ci dicono anche che le spedizioni dei fiori da Gaza verso l'Europa venivano, a volte, ritardate per due settimane al valico di Erez per ispezioni di sicurezza. Potete immaginarvi quale fosse il valore di fiori tagliati due settimane prima sul mercato europeo, quindi il mercato si è chiuso. E poi sono arrivati i bulldozer, che distruggono gli orti e i giardini della gente. Cosa rimane per la gente da fare? Ditemi se riuscite a pensare a qualcosa. Io non ci riesco…
...Se la vita e il benessere di qualcuno di noi fossero completamente soffocati, se vivessimo con i nostri bambini in un posto che ogni giorno diventa più piccolo, sapendo, grazie alle nostre esperienze passate, che i soldati e i carri armati e i bulldozer ci possono attaccare in qualunque momento e distruggere tutte le serre che abbiamo coltivato da tanto tempo, e tutto questo mentre alcuni di noi vengono picchiati e tenuti prigionieri assieme a 149 altri per ore: non pensate che forse cercheremmo di usare dei mezzi un po' violenti per proteggere i frammenti che ci restano? Ci penso soprattutto quando vedo distruggere gli orti e le serre e gli alberi da frutta: anni di cure e di coltivazione. …
...Non riesco a credere che qualcosa di questo genere possa succedere nel mondo senza che ci siano più proteste. Mi colpisce davvero, di nuovo, come già mi era successo in passato, vedere come possiamo far diventare così orribile questo mondo...
...La grande maggioranza della gente qui, anche se avesse i mezzi per fuggire altrove, anche se veramente volesse smetterla di resistere sulla loro terra e andarsene semplicemente (e questo sembra essere uno degli obiettivi meno nefandi di Sharon), non può andarsene. Perché non possono entrare in Israele per chiedere un visto e perché i paesi di destinazione non li farebbero entrare: parlo sia del nostro paese che di quelli arabi. Quindi penso che quando la gente viene rinchiusa in un ovile - Gaza - da cui non può uscire, e viene privata di tutti i mezzi di sussistenza, ecco, questo credo che si possa qualificare come genocidio. Anche se potessero uscire, credo che si potrebbe sempre qualificare come genocidio…
...Credo che sia una buona idea per tutti noi, mollare tutto e dedicare le nostre vite affinché ciò finisca. Non penso più che sia una cosa da estremisti. Voglio davvero andare a ballare al suono di Pat Benatar e avere dei ragazzi e disegnare fumetti per quelli che lavorano con me. Ma voglio anche che questo finisca. Quello che provo è incredulità mista a orrore. Delusione. Sono delusa, mi rendo conto che questa è la realtà di base del nostro mondo e che noi ne siamo in realtà partecipi. Non era questo che avevo chiesto quando sono entrata in questo mondo. Non era questo che la gente qui chiedeva quando è entrata nel mondo. Non è questo il mondo in cui tu e papà avete voluto che io entrassi, quando avete deciso di farmi nascere. Non era questo che intendevo, quando guardavo il lago Capital e dicevo, "questo è il vasto mondo e sto arrivando!" Non intendevo dire che stavo arrivando in un mondo in cui potevo vivere una vita comoda, senza alcuno sforzo, vivendo nella completa incoscienza della mia partecipazione a un genocidio. Sento altre forti esplosioni fuori, lontane, da qualche parte. …
...Venire qui è stata una delle cose migliori che io abbia mai fatto. E quindi, se sembro impazzita, o se l'esercito israeliano dovesse porre fine alla sua tradizione razzista di non far male ai bianchi, attribuite il motivo semplicemente al fatto che io mi trovo in mezzo a un genocidio che io anch'io sostengo in maniera indiretta, e del quale il mio governo è in larga misura responsabile…
...In passato ho scritto tanto sulla delusione di scoprire, in qualche misura direttamente, di quanta malignità siamo ancora capaci. Ma è giusto aggiungere, almeno di sfuggita, che sto anche scoprendo una forza straordinaria e una straordinaria capacità elementare dell'essere umano di mantenersi umano anche nelle circostanze più terribili - anche di questo non avevo mai fatto esperienza in modo così forte...
Fonte: http://piemonte.indymedia.org
Siamo a Nabi Salih, un villaggio in Cisgiordania: il video mostra un bambino di 11 anni, Karim Tamini, prelevato con forza dalle Guardie di Frontiera israeliane, mentre la madre cerca di trattenerlo. Secondo alcuni pacifisti la polizia cercava di fare pressioni sulla famiglia di Karim per farsi consegnare il fratello Islam, di 14 anni, sospettato di aver lanciato pietre durante uno dei raduni di protesta.
http://tv.repubblica.it
Riceviamo dal Forum Palestina, ringraziando in particolare tutti i compagni che hanno partecipato
alle iniziative fatte al Cantiere per raccogliere fondi da destinare all'ospedale Al Awda.
Con il popolo e la resistenza palestinese, fino alla vittoria!
Sono arrivati all'ospedale Al Awda di Gaza i fondi raccolti in tutta Italia dalla campagna del Forum Palestina
Finalmente siamo in grado di confermare che l'obiettivo è stato raggiunto.
Un ringraziamento a tutte le associazioni e le persone che hanno contribuito al suo raggiungimento
Il Forum Palestina
Visualizza la documentazione
Vi ricordate Rachel Corrie?
(fonte: www.forumpalestina.org)
Nel marzo del 2003 l’attivista US-americana Rachel Corrie –nel tentativo di proteggere una casa palestinese dalla demolizione- fu investita e uccisa da una ruspa dell’esercito israeliano.
Dopo quasi 7 anni si è aperto nella primavera del 2010 il processo contro l’esercito israeliano presso un tribunale civile di Haifa, in cui i genitori dell’attivista dell’ISM (International Solidarity Movement) chiedono il compenso simbolico di un dollaro come ammissione di colpevolezza. Dopo le sedute della primavera scorsa le giornate successive sono sempre state spostate.
Adesso, il 21 scorso, il conducente della ruspa è stato finalmente interrogato come testimone. Si sa soltanto che si tratta di Y.F., un immigrato dalla Russia. Racconta l’Avv. della fam. Corrie, Katherine Gallagher del Centro dei diritti costituzionale di New York, che era stata messa a disposizione un’aula troppo piccola e che la metà dei posti (28) era già occupata da militari. Giornalisti e osservatori internazionali o non potevano entrare o soltanto restarci per 30 minuti.
L’interprete è riuscito ad entrare soltanto con fatica.
La procedura è stata scandalosa: il testimone era seduto dietro un panello con vetro latteo per non essere identificato.
Non si è ricordato di essere stato quel giorno e in quell’orario il conducente del mezzo, non si è ricordato di aver investito non una, ma due volte Rachel Corrie. Ho soltanto seguito gli ordini dei suoi superiori, è stata l’unica cosa concreta che ha detto.
La madre di Rachel si è sentita sconvolta ca. l’indifferenza del soldato. L’udienza prosegue il 4 di novembre.
Silwan, Arrestato bambino investito da colono
(fonte: www.nena-news.com)
Mufid Mansour, 8 anni, era stato centrato in pieno dall'auto di un capo dei coloni israeliani subito rilasciato dalla polizia. In manette invece e' finito il bambino perche' aveva lanciato sassi. Al padre non e' stato consentito di accompagnarlo in ospedale. Guarda il video
Gerusalemme, 08 ottobre 2010, Nena News – Mufid Mansour, il bambino palestinese di otto anni, investito e ferito venerdi’ scorso da uno dei capi dei coloni israeliani insediati nel quartiere arabo di Silwan (Gerusalemme), e’ finito in manette. La polizia israeliana lo ha arrestato stamane all’alba prelevandolo dalla sua abitazione di Silwan. Al padre e’ stato impedito di accompagnarlo in commissariato. Assieme a lui sarebbero stati fermati altri tre bambini.
Mufid Mansour era stato investito nei giorni scorsi mentre colpiva con delle pietre l’auto di David Beeri, leader di un’organizzazione di estrema destra israeliana, il quale dopo l’incidente è stato fermato e subito rilasciato dalla polizia, sostenendo di aver colpito il bimbo con la sua auto involontariamente, per cercare di sfuggire alla sassaiola. Beeri è direttore di Elad, un’organizzazione della destra religiosa israeliana incaricata di entrare in possesso di case palestinesi per colonizzare Gerusalemme Est, grazie a donazioni statunitensi. Silwan e’ ora presidiata da ingenti forze di polizia. Nella zona regna una forte tensione e alcuni deputati della destra israeliana sono stati presi di mira dagli abitanti palestinesi, infuriati per l’arresto del bambino, mentre si preparavano a partecipare alla riunione dei capi dei coloni a Silwan in qualita’ di membri della commissione del Knesset che si occupa della costruzione dei nuovi insediamenti nella parte araba della città occupata nel 1967 ed annessa unilateralmente a Israele. Il vertice era previsto nell’insediamento colonico di Beit Yonatan, costruito più di un anno fa nel quartiere Batn al-Hawa di Silwan in violazione anche delle legge edilizie israeliane.
Il ministro della sicurezza interna, Yitzhak Aharonovic, ha promesso: «Metteremo fine al lancio di pietre» contro i coloni israeliani. «Abbiamo compiuto decine di arresti e ne compiremo altri, se necessario», ha aggiunto.
Qualche settimana fa a Silwan era esplosa una «piccola Intifada» dopo l’uccisione di un palestinese di 35 anni da parte di un guardia privata delle colonie israeliane. Il ferimento dei bambini potrebbe provocare nuovi scontri tra polizia israeliana e palestinesi.
Gerusalemme, Silwan: capo dei coloni investe e ferisce due bambini palestinesi
Guarda il video. L’uomo parla di «incidente», i palestinesi di «gesto intenzionale». Tensione forte in Cisgiordania dove due attivisti di Hamas sono stati uccisi. Bombardamenti a Gaza.
http://www.nena-news.com/?p=4025
Solidarietà con i compagni aggrediti, basta con l'impunità per i picchiatori sionisti nella città di Roma
(fonte: forumpalestina.org)
Il Forum Palestina esprime la propria solidarietà alle compagne ed ai compagni aggrediti mentre manifestavano pacificamente sulla scalinata del Campidoglio per ricordare gli 11.000 Palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, il milione e mezzo di uomini e donne assediati nella Striscia di Gaza e le vittime della Freedom Flotilla.
Questa aggressione, opera di squadristi armati di caschi e tirapugni e che ostentavano bandiere israeliane, non è la prima, e rivela un clima nella nostra città che non siamo assolutamente disposti a tollerare. E' inaccettabile che gruppi di picchiatori bene identificati possano agire impunemente contro cittadini che manifestano il proprio sostegno alla causa palestinese, e sono inaccettabili le dichiarazioni bugiarde e provocatorie del sindaco Alemanno, che insulta i pacifisti e tace sulle violenze degli squadristi sionisti.
Roma è stata e sarà teatro di grandi manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e per una pace giusta in Medio Oriente. Non accettiamo l'idea che vi siano zone della nostra città precluse al diritto di manifestare: il centro di Roma non è una colonia israeliana e se Alemanno ambisce ad essere il sindaco di Tel Aviv non ha che da candidarsi alle elezioni di quella città.
Esprimiamo la nostra indignazione per le versioni dell'accaduto che sono state fornite da alcuni organi di informazione, a partire dall'edizione on line del Corriere della Sera e dal TG1, che parlano di "rissa" fra "israeliani e palestinesi", quando si è trattato di una vigliacca aggressione contro pacifici attivisti italiani da parte di squadristi che ostentavano le bandiere dello Stato di Israele.
Rinnovando la nostra solidarietà e il nostro affetto alle compagne ed ai compagni colpiti dagli squadristi, ribadiamo il nostro impegno a fianco del popolo palestinese e invitiamo le forze politiche democratiche, gli antifascisti, il mondo dell'associazionismo e della solidarietà a costruire insieme una mobilitazione che respinga con forza la violenza squadrista e riaffermi il diritto di manifestare nella nostra città.
Il Forum Palestina
COOP e Nordiconad interrompono la commercializzazione dei prodotti delle colonie nei territori palestinesi occupati
Un importante risultato della campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’apartheid israeliano
22 maggio 2010 (fonte: stopagrexcoitalia.org) - A seguito della campagna di pressione della coalizione italiana contro la Carmel-Agrexco, due importanti catene italiane di supermercati, COOP e Nordiconad, hanno dichiarato la sospensione della vendita dei prodotti Agrexco, principale esportatore di prodotti agricoli da Israele e dalle colonie israeliane illegali nei Territori Palestinesi Occupati. Nordiconad è il gruppo cooperativo con funzione di centro di acquisto e distribuzione di CONAD che opera in nord Italia. Il direttore di Nordiconad, dott. Covili, ha dichiarato che dalla fine di aprile ogni prodotto riconducibile ad Agrexco non è più nei loro supermercati. COOP Italia nella persona del Dott. Zucchi, direttore qualità di COOP Italia, ha invece affermato che esiste un problema di tracciabilità commerciale, ovvero che il consumatore non è in grado di verificare se il prodotto in questione provenga o meno dai territori occupati. Pertanto COOP Italia ha deciso di “sospendere l’approvvigionamento di prodotti provenienti dai territori occupati”.
La campagna di pressione sulle aziende della grande distribuzione ha preso il via a gennaio di quest anno dopo un incontro nazionale della coalizione Stop Agrexco a Savona, dove arrivano le navi container di Agrexco per la distribuzione in Italia. Viene coordinata a livello europeo con movimenti analoghi, inclusa la Coalition Contre Agrexco in Francia, che riunisce più di 90 associazioni nell’obbiettivo comune di opporsi all'insediamento della ditta israeliana al porto di Sete (Languedoc-Roussillon). In Italia, clienti e soci Coop e associazioni attive nella campagna hanno iniziato a inviare lettere di protesta alle riviste dei consumatori Coop per chiedere di ritirare dalla vendita le merci prodotte nelle colonie dei territori occupati. Questa iniziativa è stata estesa anche a CONAD. La campagna è culminata il 30 marzo, quando in occasione della giornata della Giornata della Terra Palestinese e del BDS Day, manifestazioni, sit in e azioni informative si sono coordinate nei supermercati di varie città italiane. Dopo queste azioni è iniziata una corrispondenza con le dirigenze di COOP e CONAD, a cui sono seguiti contatti diretti e incontri con rappresentanti della Coalizione italiana Stop Agrexco. Negli incontri i rappresentanti di Stop Agrexco hanno documentato ulteriormente in maniera puntuale la denuncia della commercializzazione illegale di prodotti provenienti dalle colonie e della situazione di violazione della legalità internazionale e dei diritti umani in Palestina che caratterizza la produzione di quelle merci
Il risultato ottenuto grazie alle pressioni messe in campo da consumatori responsabili, soci e attivisti è senza dubbio positivo. Tuttavia gli attivisti e le attiviste di Stop Agrexco continueranno a vigilare se alle dichiarazioni seguiranno i fatti, e invitano tutti e tutte a partecipare a questa lotta per il rispetto del diritto internazionale, e la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese.
Contatti: Stop Agrexco Italia 333 11 03 510 stopagrexcoitalia@gmail.com - Leggi tutto
Giornata della terra: giovane palestinese ucciso (fonte: forumpalestina.org) - Un ragazzo palestinese di 15 anni è stato ucciso da soldati israeliani che hanno aperto il fuoco nei pressi dell’aeroporto internazionale Yasser Arafat a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Lo riferisce l’agenzia ‘Maan’ secondo cui Mohammed Zen Ismail al Farmawi è stato raggiunto da alcuni proiettili ma l’ autoambulanza giunta sul posto per assisterlo non è riuscita a condurlo al più vicino ospedale a causa del violento scontro a fuoco in corso nella zona. Secondo le prime ricostruzioni le violenze sarebbero cominciate quando i militari israeliani hanno cercato di impedire lo svolgersi di un corteo in occasione, oggi, del 34° anniversario della Giornata della Terra, un appuntamento annuale in cui i palestinesi commemorano la morte di sei agricoltori uccisi mentre protestavano contro la confisca delle loro terre da parte degli israeliani. Tensioni sono registrate anche a Khan Younes, Beith Hanoun e Beit Lahya, dove erano in corso altre manifestazioni simili. L’ episodio avviene a quattro giorni di distanza da un grave scontro di confine in cui sono morti due soldati israeliani e due palestinesi e in un clima di rinnovata tensione scaturita dalle dichiarazioni del primo ministro Benjamin Nethanyahu sulla costruzione di nuove colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
Ieri Anas ha fatto tardi (fonte: http://www.associazionezaatar.org) - Anas non è mai arrivato tardi a lezione. Non è mai mancato, nemmeno una sola volta. Non è mai accaduto che non avesse fatto i compiti, non è mai accaduto che li avesse fatti male. È uno studente brillante, disciplinato, intelligente, come lo sono in pochi. Uno studente a cui qualunque insegnante immancabilmente si affezionerebbe. Leggi tutto
I palestinesi protestano contro i progetti di costruzione di 1.600 nuovi alloggi nel settore est della città e contro l'inaugurazione di un'imponente sinagoga a ridosso della Spianata delle Moschee. Gravi scontri a Gerusalemme nella "giornata della collera" (fonte: repubblica.it) - GERUSALEMME - Violenti scontri a Gerusalemme est tra centinaia di giovani palestinesi e le forze di sicurezza israeliane. I movimenti islamici, a cominciare da Hamas, hanno proclamato per oggi una "giornata della collera" contro i progetti del governo Netanyahu di costruire almeno 1.600 nuovi alloggi nel settore orientale della città santa, progetti che hanno creato anche attriti con Washington. E prevedendo incidenti, la polizia israeliana e i servizi di emergenza hanno decretato la massima allerta. A Gerusalemme sono stati schierati oltre 2.500 agenti in assetto antisommossa, più moltissimi soldati, e i valichi di transito con la Cisgiordania sono rimasti chiusi. Leggi tutto
Il Muro (fonte: forumpalestina.org) - Israele lo chiama "recinzione di sicurezza" o "barriera di separazione" I Palestinesi lo chiamano "Muro dell’Aparthied" ....comunque lo si voglia chiamare è UNA VERGOGNA. Nell’estate del 2002, a seguito di una campagna di attentati suicidi Palestinesi, il governo Israeliano ha approvato la costruzione di una barriera con lo scopo dichiarato di impedire agli attentatori suicidi Palestinesi di entrare in Israele. Il 9 luglio con circa 200 Km di barriera già costruita, la Corte Internazionale di Giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha emesso un Parere Consultivo sulle conseguenze legali della costruzione di un Muro nei territori Palestinesi occupati. Il parere riconosceva che Israele "ha il diritto e il dovere di rispondere allo scopo di proteggere la vita dei suoi cittadini (ma) le misure prese sono nondimeno obbligate a rimanere conformi all’applicazione della legge internazionale". Leggi tutto
Cisgiordania, Israele non si ferma via a 400 nuovi alloggi nelle colonie (da repubbilca.it) TEL AVIV - Israele non si ferma. Nonostante le critiche di Usa e Europa il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha oggi formalmente autorizzato la costruzione in Cisgiordania di oltre 360 nuovi alloggi per coloni ebrei. In un prossimo futuro ne saranno approvati altri 90. Gran parte degli alloggi si trovano in insediamenti ebraici ultraortodossi situati in Cisgiordania a ridosso della linea di demarcazione in vigore fino al 1967.
Di queste abitazioni, 149 saranno costruite nella colonia di Har Gilo nel blocco di Goush Katif,vicino a Betlemme; 84 a Modiin Ilit, ad ovest di Ramallah; 76 a Givat Zeev, a nord di Gerusalemme; 25 a Kidar, nei pressi della colonia di Maale Adoumim, ad est di Gerusalemme; 20 nell'insediamento di Maskiot, nella valle del Giordano.
L'approvazione dei nuovi alloggi giunge a pochi giorni dal ritorno in Israele di George Mitchell, l'emissario del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. La sua missione punta a rilanciare i negoziati fra Israele e i palestinesi, partendo proprio dallo stop a nuovi insediamenti.
Missione che, a vedere anche la decisione odierna, non sta dando grandi frutti. L'amministrazione Usa, infatti, ha soltanto ottenuto dal premier Benyamin Netanyahu un impegno a una riduzione della durata di alcuni mesi dell'attività di espansione delle colonie. Inoltre Netanyahu ha chiarito agli Stati Uniti che dovrà essere completata la costruzione di 2.500 già in fase di costruzione in Cisgiordania.
Cominucato Ansa Tel Aviv 03 Settembre 2009 - Oslo esce da società Israeliana attiva in lavori muro - Il governo di Oslo ha annunciato oggi il ritiro della partecipazione di un fondo previdenziale pubblico norvegese nella società israeliana Elbit, un'azienda elettronica specializzata in componentistica per la difesa, a causa del coinvolgimento di questa nei lavori di realizzazione della barriera di separazione fra Israele e Cisgiordania.
Lo riferiscono i media on-line israeliani riportando una dichiarazione della ministra delle Finanze, Kristin Halvorsen.
"Noi non intendiamo finanziare società che contribuiscono in modo così diretto a iniziative realizzate in violazione del diritto umanitario internazionale", ha detto Halvorsen a Oslo, ricordando la sentenza del 2004 della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja che ha condannato la barriera.
Israele, da parte sua, ha fatto sapere di essere deciso a contestare per vie legali l'improvviso disinvestimento della Norvegia.
Elbit, a quanto si è saputo, ha avuto negli ultimi tempi commesse importanti per la fornitura di sistemi di sorveglianza utilizzati lungo il tracciato della barriera: una recinzione, formata in larga parte da reticolati e in alcuni tratti da sezioni di muro, innalzata da Israele lungo il confine con la Cisgiordania (Territorio Palestinese). Installazione che i governi israeliani hanno giustificato con la necessità di difendere il Paese da attacchi terroristici e che i palestinesi considerano invece una punizione collettiva, un simbolo di segregazione e un ostacolo alla libertà di movimento.
La vicenda degli studenti etiopi mostra un razzismo molto diffuso in Israele (fonte: amiciziaitalo-palestinese.org) - Tutto ad un tratto si può pronunciare la parola "razzismo." Un’onda traumatica ha colpito la compiaciuta società israeliana. A Petah Tikva, poche dozzine di bambini etiopi non sono stati accettati alle scuole religiose. Il ché è veramente terribile, tutti hanno versato lacrime per la foto straziante di Aschalo Sama, un ragazzo al quale è stata negata la scuola. Perfino il Presidente Shimon Peres ha manifestato turbamento. A chiunque è permesso di essere turbato; è una cosa politicamente corretta. Leggi tutto
"L'industria della Pace" per il Medio Oriente. (di Faris Giacaman - fonte: amiciziaitalo-palestinese.org) - Molta gente che incontro al college, negli Stati Uniti, dopo aver scoperto che sono palestinese, è ansiosa di informarmi sulle diverse attività alle quali ha partecipato per promuovere la "coesistenza" e il "dialogo" tra le due parti del "conflitto", aspettandosi, senza alcun dubbio, un mio cenno di approvazione.. Tuttavia, questi tentativi risultano nocivi e mettono in difficoltà l’appello della società civile palestinese che sostiene il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni per Israele – in quanto rappresentano l’unica via per costringere Israele a porre fine alle sue violazioni dei diritti dei palestinesi. Leggi tutto
Due Stati o Apartheid? (fonte: amiciziaitalo-palestinese.org) - E' tempo che Israele faccia i conti con le questioni razziali e si trasformi, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti negli anni 60 ed il Sud Africa negli anni 90. Il sistema legislativo duale che predomina nella Cisgiordania occupata, favorendo i coloni ebrei a scapito dei palestinesi, nel 21° secolo è inaccettabile. I coloni di Israele devono decidere se attenersi al diritto internazionale, lasciando i territori occupati o restandoci, secondo l'offerta del primo ministro palestinese Salam Fayyad, a condizione di vivere secondo la legge palestinese. Leggi tutto
Il palestinese Maged Al Molky è desaparecidos da quando è stato espulso dall'Italia (fonte: forumpalestina.org) - Buongiorno, sono Carla Biano moglie di Maged Al Molky. Sto scrivendo sia per spiegare quanto è avvenuto dal momento del suo rilascio dal carcere di Palermo (questo per dare un' idea di quanto è successo) ma ancor più perchè di Maged non si hanno più notizie dalle 2.45 di domenica 28 giugno. Domenica 28 giugno alle 2.45 di mattina, Maged mi ha telefonato. Era da poco arrivato, accompagnato da due poliziotti italiani, all' aeroporto di Damasco. Nessuno lo stava aspettando ed un poliziotto dell' ufficio aeroportuale gli ha chiesto chi era, perchè era stato espulso, ect. Gli ha poi detto che avrebbe dovuto aspettare fino alle 8/9 del mattino che sarebbero venuti dei funzionari dell' immigrazione a prelevarlo per vagliare la sua posizione. Maged mi ha detto che quella sarebbe stata l' ultima telefonata che poteva fare e che, appena poteva mi avrebbe richiamata. Da quel momento non l' ho più sentito ed il suo cellulare è sempre spento. Cosa gli è successo? Dov' è? E' ancora vivo? Leggi tutto
Le elezioni dell’Autorità Palestinese del 2010 probabilmente saranno rimandate (fonte: forumpalestina.org) - (Un inquietante articolo del Jerusalem Post) - di Yaakov Katz - Secondo le ultime valutazioni di un ufficiale dell’IDF, le elezioni palestinesi in programma per il 2010 probabilmente non avranno luogo a causa del perdurare dello scontro interno palestinese. Secondo un ufficiale superiore dell’IDF, l’Autorità Palestinese – sotto la guida di Mahmoud Abbas e del Primo Ministro Salaam Fayad – preferisce rimandare le elezioni per svolgerle nel 2012, invece del gennaio 2010. Leggi tutto
Coloni convertiti e identità (fonte: amiciziaitalo-palestinese.org) - Intervista di Luca Mazzuccato a Frank Henne - TEL AVIV. Le colonie israeliane in West Bank sono al centro della disputa tra l'amministrazione Obama e il governo israeliano. All'incirca mezzo milione di ebrei si sono trasferiti in West Bank dall'inizio dell'Occupazione, appropriandosi della terra palestinese con l'aiuto dell'IDF. Tra i coloni israeliani, ci sono moltissimi olim hadashim, nuovi immigrati. Spesso attirati dai forti incentivi finanziari del governo israeliano, a volte spinti dalla chiamata divina alla conquista della "terra promessa". Leggi tutto
Ai Palestinesi che passano i checkpoint israeliani è vietato anche bere e mangiare (fonte: amiciziaitalo-palestinese.org) - La denuncia di Machsom Watch (osservazione ai checkpoint), organizzazione israeliana di Donne contro l'occupazione e per i diritti umani, confermata da lavoratori palestinesi. - Il checkpoint è quello di Sha'ar Efraim, a sud di Tulkarem, e ad amministrarlo per conto del Ministero della Difesa israeliano è la compagnia di sicurezza privata Modi'in Ezrahi. Ad essere fermati, invece, e impediti al loro passaggio sono tutti quei Palestinesi che lavorano in Israele e che portano con sé cibo fatto in casa, caffé, tè e persino zaatar (timo) ma anche bottiglie d'acqua gelata o bevande analcoliche per il pranzo della loro giornata lavorativa. Acquistare le merci nei negozi in Israele sarebbe troppo caro per la misera paga che ricevono. ..leggi tutto
Giustizia? No, vendetta! (fonte: palestinanews.blogspot.com) (fonte: http://palestinanews.blogspot.com) - Il 7 aprile scorso le forze di sicurezza israeliane hanno demolito un appartamento sito nel quartiere di Zur Baher, a Gerusalemme est. L’abitazione in questione apparteneva alla famiglia di Husam Dwiyat, un Palestinese resosi responsabile nel luglio del 2008 di un attentato con un bulldozer nel centro di Gerusalemme, che aveva provocato tre morti e decine di feriti. ..leggi tutto
Pagina sul massacro Israeliano nei confronti del Popolo Palestinese:
Le Risoluzioni dell'ONU contro Israele (fonte: forumpalestina.org)
Risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite mai rispettate dallo Stato di Israele. Leggi tutto
Il massacro di Nablus 2006 (fonte: amiciziaitalo-palestinese.org) - (dal sito dell'Associazione Amicizia Italo-Palestinese) Un appello ai media democratici per la corretta informazione sull'occupazione di Nablus - Le associazioni, organizzazioni e gruppi informali che in Italia lavorano da anni sulla questione Mediorientale e operano per per una risoluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese, e per una pace giusta, si rivolgono con un appello all'informazione libera e democratica del nostro paese affinché sia data un'informazione corretta su quanto sta accadendo nei Territori Occupati in Palestina. Dal 17 febbraio è infatti in corso un'operazione militare da parte dell'IOF (Israeli Occupation Forces) a Nablus, in modo particolare nel campo profughi di Balata, ma anche a Tulkarem, dove sono tornate in azione le squadre speciali che in operazione notturna hanno arrestato un 19enne, e a Jenin dove sono state demolite nuove case e piantagioni. I fatti di Nablus
I massacri israeliani contro i bambini palestinesi (fonte: aljazeera.net) - Accedi al sito di aljazeera
Segui la freccia rossa e clicca sul punto nero. Non dire non lo sapevo, mandate questo link ai vostri rappresentati politici e chiedete perchè questo silenzio.
European jewis for a just peace - Sessione plenaria annuale 2005 - Dichiarazione conclusiva
Lettera aperta al ministro degli esteri della Repubblica Italiana (di Mariano Mingarelli) - Leggi la lettera
La strage di Rafah - 19 maggio 2004 (fonti varie) Rabbia e dolore tra la popolazione palestinese dopo il massacro di Rafah. Le operazioni militari dell’esercito israeliano proseguono violente e anche oggi ci sono state almeno 23 vittime degli attacchi con razzi e missili nel campo profughi.. Intanto proseguono anche le distruzioni di centinaia di abitazioni civili nel campo profughi di Rafah.
Jenin 2002 (fonti varie) - "Come faranno mai gli israeliani a rimediare a tutto questo" Si chiede un giovane palestinese, mentre si aggira fra le rovine del campo profughi di Jenin (Cisgiordania), teatro di un intervento militare israeliano senza precedenti che si è protratto per undici giorni - dal 2 al 19 aprile 2002 - e ha lasciato almeno 600 morti sul campo (ma nessuna commissione d'inchiesta nazionale o internazionale è stata mai autorizzata).
Il Muro della Vergogna (fonte: infopal.it) - Era aprile 2002 quando il Primo Ministro israeliano Ariel Sharon diede l’avvio alla progettazione di una barriera di separazione che doveva essere costruita nel nord della West Bank e nella zona di Gerusalemme. La motivazione apportata era la difesa dal terrorismo, in realtà ci sarà un'annessione, di fatto, a Israele di una parte dei territori palestinesi occupati. La barriera è costituita in alcune zone da un muro vero e proprio, in altre zone da una rete di filo spinato; il tutto ovviamente corredato da torri di controllo militari, telecamere, sensori, filo elettrico.
Fredom Flotilla - Sito ufficiale della nave italiana "Stefano Chiarini" che partirà con La Freedom Flotilla 2 in primavera 2011
Infopal Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori occupati, Striscia di Gaza
Infopal News sulla Palestina - archivio aggiornato
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