CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOS
Vendita di Ataf: tutti dietro a Berluschino, il Pd con Renzi tradisce il referendum!https://trasportopubblicobenecomune.wordpress.com
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Ieri il Consiglio comunale di Firenze ha scritto una delle sue pagine più nere. E' stata approvata la delibera voluta dal Sindaco Renzi che pone le basi per la vendita di Ataf, azienda del trasporto pubblico locale dell'area fiorentina.
Si sono schierati a favore i consiglieri di Pd, Lega Nord, Udc, Fli. Ha votato per la privatizzazione anche il consigliere di Idv Scola in dissenso dalle indicazioni del suo partito. Eros Cruccolini si è astenuto ed è stato "sfiduciato" da Sel.
Hanno votato contro i consiglieri dell'opposizione di sinistra, l'altro consigliere di Idv, il Pdl e la lista Galli.
Nelle ultime settimane, come 'Comitato contro la privatizzazione di Ataf- trasporto pubblico bene comune' abbiamo più volte messo in luce la contraddittorietà di una risoluzione favorevole alla vendita da parte del solo Comune di Firenze. Ad oggi manca una delibera dell'assemblea dei soci proprietari di Ataf che include i sindaci degli altri comuni interessati dal servizio. C'è poi l'incognita della gara per l'individuazione di un'unica azienda del trasporto pubblico locale che sarà promossa dalla Regione Toscana. Ci sono ancora spazi per evitare la svendita di un patrimonio dei cittadini voluta da Renzi e la sua cricca. E' per questo che il Comitato si schiera con i lavoratori Ataf e continua la sua battaglia in difesa di un patrimonio di tutti i cittadini.
Non possiamo fare a meno di sottolineare di nuovo la gravità di questa delibera. Il Comune di Firenze accetta di privatizzare un'azienda di sua proprietà solo per liberarsi di un problema che ha contribuito a creare (con gli sprechi e la gestione dissennata di anni) e che ora non ha né la voglia né la capacità di gestire. Non c'è alcun "progetto" di miglioramento del trasporto pubblico in città, non esiste un "piano industriale", un ‘idea di trasporto pubblico al servizio delle esigenze di una città come Firenze.
Ancora più grave è che attorno a questa scelta non solo si forma di fatto una nuova maggioranza Pd-Udc-Lega-Fli, ma si raggira la volontà popolare che si è espressa nei referendum del giugno scorso.
Il Pd fiorentino, che sei mesi fa abbiamo visto cavalcare i festeggiamenti per il sì al quesito per la ripubblicizzazione di acqua e servizi pubblici locali, si adegua per seguire il suo Berluschino-Renzi all'andazzo truffaldino oggi in voga, piena espressione di una cultura politica berlusconiana e di destra.
Verificheremo nei prossimi giorni con i soggetti politici e sociali interessati tutte le possibilità politiche e legali per impedire che si compia questo ennesimo atto di impoverimento di un patrimonio dei cittadini.

Fonte: contropiano.org
A tre anni di distanza dai fatti stanno arrivando una serie di avvisi di garanzia per la mobilitazione dei lavoratori delle coop alla Bennet di Origgio (VA), la lotta che ha dato il via alle agitazioni tuttora in corso nelle cooperative del settore della logistica. Alla Sda primi risultati. Alla Esselunga continua la lotta.
Lavoratori, iscritti del SI Cobas/ Slai Cobas), compagni del CSA Vittoria e del Coordinamento di Sostegno alle lotte delle Cooperative, sono stati raggiunti da avvisi di garanzia con accuse di "resistenza", "lesioni", ecc. Spicca tra le accuse, quello piuttosto ridicola, di aver indicato con il dito uno dei capetti della Bennet accusandolo di essere uno schiavista.
Nel settore dela logistica oggi sono in piedi una serie di lotte nelle cooperative, con 15 licenziati politici per rappresaglia all'Esselunga di Pioltello (Consorzio Coop Safra), alla SDA di Carpiano (Consorzio Coop UCSA), e in numerose altre realtà.
Da poco si è conclusa la lotta alla TNT di Piacenza (Consorzio Gesco Nord). A breve, il 30 novembre, sarà pronunciata la sentenza per le lotte alla GLS di Brembio (Coop Papavero) con 12 lavoratori licenziati dal 2010. (Dopo che è stata ribaltata la prima sentenza del tribunale del lavoro di Firenze che, coraggiosamente, sanciva che i soci lavoratori della Papavero fossero dei dipendenti a tutti gli effetti e che quindi dovessero essere reintegrati come previsto dallo Statuto dei Lavoratori).
Questi avvisi di garanzia sono funzionali al tentativo di intimidire i lavoratori che lottano e le realtà che li sostengono. Vogliono impedire l'autorganizzazione dei lavoratori e che siano adottate forme di lotta che creano realmente un danno ai profitti dei padroni delle Coop e dei committenti (la logistica, la grande distribuzione, ..), come il blocco dei camion e delle merci.
In questi anni le lotte nelle coop si sono sviluppate, hanno cominciato a mettere in discussione la dittatura e l'arbitrio dei capetti, si sono contrapposte a condizioni di lavoro umilianti e pressoché di schiavitù. Condizioni imperniate sulla mancata applicazione dei contratti, sul continuo ricatto del licenziamento e, quindi, della perdita del permesso di soggiorno, sulla negazione dei diritti minimi di qualunque lavoratore.
Con la repressione si vuole bloccare un movimento di lotta che sta crescendo, si vuole impedire che venga messa a nudo fino in fondo la "truffa del socio lavoratore" che costringe un essere umano a essere "socio" senza le prerogative di un vero socio di coop e, contemporaneamente, a essere "lavoratore" senza avere i diritti di tutti gli altri lavoratori.
Ma la repressione statale che oggi inizia a colpire le lotte nelle cooperative, non riguarda solo questo settore. E' funzionale allo scenario che si va delineando con un governo chiamato "tecnico", ma che ha l'obiettivo di far pagare la crisi ancora più duramente ai lavoratori e ai proletari, di "rilanciare" l'economia capitalista con la riduzione dei salari e l'azzeramento di diritti e contratti, sul modello di Marchionne alla Fiat.
In questo scenario il grande capitale, economico e finanziario, non vuole disturbatori, né operai e lavoratori che rifiutano di continuare a essere calpestati dalle politiche di rilancio dei profitti padronali, di precarizzazione di tutti i lavori e i lavoratori.
Noi lavoratori del CONSORZIO SAFRA, in appalto con mansioni di movimentazione merci presso i magazzini ESSELUNGA di Pioltello, siamo in lotta per rivendicare i nostri diritti e contrastare lo sfruttamento e l'arroganza padronale a cui siamo sottoposti.
Per questo ci siamo uniti ed organizzati e per questo il consorzio SAFRA, vuole licenziare 15 nostri compagni, con l'intento di indebolirci e ricondurci al silenzio.
ESSELUNGA non vuole lavoratori organizzati e sindacalizzati che scioperano e lottano nei propri magazzini e vorrebbe buttarci fuori, dopo che per anni ci ha spremuto come limoni.
Calpestati nella nostra dignità, sfruttati come animali, truffati sulle buste paga.
ORA BASTA!
Noi operai stiamo lottando per:
In queste settimane, sconfiggendo la paura, abbiamo dimostrato che è possibile organizzarsi e lottare. Adesso ci serve il tuo sostegno. Ci occorre il tuo aiuto. Occorre che altri operai, altri cittadini, facciano sentire la loro voce ad ESSELUNGA.
Siamo in maggior parte lavoratori stranieri, costretti il più delle volte ad accettare condizioni di estremo sfruttamento pur di avere un regolare contratto di lavoro che ci permette di rinnovare il permesso di soggiorno, senza il quale rischiamo la detenzione e l'espulsione.
Renderci schiavi e sottopagati è funzionale per aggredire i diritti e le condizioni salariali di tutti i lavoratori, anche italiani.
Sostenere la nostra lotta significa sostenere la DIGNITA' di tutti i lavoratori ed il diritto ad una esistenza migliore.
CONTRO LA PRECARIETA' E LO SFRUTTAMENTO!
BOICOTTIAMO I SUPERMERCATI ESSELUNGA!
Solidarizza con un piccolo gesto. Strappa e consegna alle casse il testo sottostante.
All'attenzione della
ESSELUNGA - Via Giambologna, 1 - Sede Centrale
IO SONO DALLA PARTE DEI LAVORATORI
Sono SOLIDALE con i lavoratori del CONSORZIO SAFRA, in appalto con mansioni di movimentazione merci presso i magazzini ESSELUNGA di Limito di Pioltello.
Per oggi mi unisco alla denuncia, da domani non comprerò più nei vostri supermercati.
Un cliente non indifferente
La verità su ATAFLavoratori e cittadini vittime della stessa incapacità
La vicenda Ataf è entrata in una fase decisiva. Il Sindaco Renzi e il Presidente di Ataf Bonaccorsi, consapevoli dell'inconsistenza della loro proposta politica, senza avere alcuna idea di come rilanciare l'azienda e il trasporto pubblico a Firenze, hanno deciso di scaricare il peso di incapacità gestionali di anni sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini.
Lo schema, ormai scontato, si ispira in buona parte al metodo Marchionne. Sono i lavoratori e in particolare gli autisti a dover pagare. O si fa come dice il duo Renzi-Bonaccorsi (aumento del carico lavorativo, taglio del personale, il tutto rigorosamente senza la presentazione di un piano di sviluppo del trasporto pubblico) o Ataf viene venduta ai privati. E' questo in sintesi, il contenuto della lettera che i lavoratori Ataf si sono visti recapitare a mezzo stampa il 18 ottobre scorso su iniziativa di Renzi. Un ricatto, insomma.
In questo modo i lavoratori Ataf sono presentati alla cittadinanza come dei privilegiati seguendo il modello del "divide et impera": mettere i lavoratori contro i cittadini per coprire l'inadeguatezza di chi ha il compito di governare la città e amministrare Ataf.
Il Comitato cittadino contro la privatizzazione dell'Ataf, davanti a tali inaccettabili strumentalizzazioni, intende ristabilire un minimo di verità e di corretta informazione.
Conoscere la situazione lavorativa degli autisti Ataf, di questi "privilegiati", può aiutare a capire in che condizioni è costretto chi fa i conti in prima persona con la cattiva gestione dell'azienda e che condivide insieme ai cittadini utenti del servizio il risultato dell'incapacità e della malafede della classe dirigenziale e politica fiorentina.
CHI SONO E COSA FANNO REALMENTE GLI AUTISTI ATAF?
Sicuramente ci sono impieghi peggiori di questo.
Sicuramente in altri mestieri alcuni disagi sono più accentuati ma sfidiamo chiunque a trovare un altro lavoro con queste "rigidità" messe insieme.
Tutto questo per 1030 euro al mese di un apprendista (che dopo 15 giorni fa lo stesso lavoro di un anziano) o per 1450 euro dei "veterani".

per un trasporto locale pubblico e efficiente
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I 26 milioni di SI all'abrogazione della Legge Ronchi del recente referendum portano con sé la richiesta di una riappropriazione dei servizi pubblici essenziali da parte della cittadinanza. Un trasporto pubblico locale non inquinante e garantito a tutte/i è un fattore determinante per la vivibilità della città e costituisce, di conseguenza, un bene comune: perciò è nell'ambito pubblico che devono rimanere gli strumenti che vi si riferiscono.
Dire no alla privatizzazione dell'ATAF è una questione che riguarda tutta la cittadinanza perché, come ci insegnano le esperienze in Italia e all'estero, la qualità del servizio non può essere garantita da un privato che deve trarre profitto dalla gestione di quel servizio; per farlo dovrà risparmiare sui costi del lavoro, dovrà tagliare le linee meno redditizie anche se socialmente utili e dovrà infine aumentare il costo del biglietto.
Un indispensabile ruolo nella battaglia per far rimanere ATAF pubblica e perché i Comuni non decidano unilateralmente la vendita delle proprie quote è stato svolto dai singoli lavoratori e dalle RSU di ATAF che hanno promosso e organizzato con ottimi risultati e con adesioni che si avvicinavano ogni volta sempre di più al 100%, gli scioperi contro i Comuni che non volevano neppure discutere la vendita ai privati.
Ataf deve quindi rimanere pubblica e deve essere rilanciata con il sostegno pieno delle realtà cittadine - di movimento, sociali, politiche, culturali - e di tutti coloro che si sono battuti e si battono per i beni comuni, per la partecipazione, per i diritti di chi lavora, per un'idea di città non piegata agli interessi ed ai voleri dei poteri forti (e non "consegnata al "mercato" attraverso le privatizzazioni).
A Roma si stanno raccogliendo le firme contro la privatizzazione di ATAC e nel Consiglio straordinario del 6 giugno anche il PD, che a Firenze è il più strenuo e forse unico, difensore della privatizzazione ha ribadito la sua ferma contrarietà alla privatizzazione dell'Atac, presentando anche una mozione poi bocciata dalla maggioranza di Alemanno.
Proponiamo quindi di costituire il "COMITATO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ATAF- trasporto pubblico-bene comune" , che comprenda quanti - soggetti collettivi e singole persone - condividono la necessità di attivarsi contro la privatizzazione dell'ATAF per proporsi di:
1. informare la cittadinanza su tale azione portata avanti dall'Amministrazione di Firenze e sostenuta dagli altri Comuni soci di ATAF,
2. promuovere occasioni di dibattito e di confronto sul tema della mobilità e dell'importanza del servizio pubblico (per far sì che la mobilità non sia inquinante e venga concretamente garantita a tutte/i)
3. richiedere che il dibattito sul futuro di ATAF coinvolga in maniera approfondita e preventiva rispetto alla privatizzazione, i Consigli comunali dei Comuni soci dell’azienda ATAF e di quei territori che giornalmente sono serviti dal servizio di trasporto pubblico
4. sostenere in varie forme le iniziative dei lavoratori di ATAF e dei residenti delle zone in cui si ipotizzano tagli alle linee del trasporto
5. bloccare la privatizzazione e poi quello di portare, prima della decisione, la discussione nei consigli comunali e provinciale
6. unire tutte le iniziative e le proposte per affermare una "società dei beni comuni" che faccia della nostra città una comunità in cui la partecipazione dei cittadini interviene a regolare i servizi pubblici essenziali per la vita di tutti/e.
I soggetti promotori del Comitato sono: Comitato Acqua Bene Comune Firenze, RSU Ataf, Progetto Conciatori, Ass. x sinistra unita e plurale- Rete @sinistra, Centro Popolare Autogestito Firenze-sud (CPA), Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos-Campi Bisenzio, Cooperativa politica fiorentina, Medicina Democratica-sez.Pietro Mirabelli-Firenze, Straffichiamo Firenze, Sinistra critica Firenze, Italia nostra Firenze,Forum Ambientalista Toscano e Fiorentino, Confederazione COBAS Firenze, USB Firenze, Movimento 5 Stelle Firenze, PerUnaltracittà-Firenze, Per un'altra Cittadinanza Attiva - Bagno a Ripoli, Sinistra e Cittadinanza, Federazione dei Verdi, Federazione della Sinistra, IDV Firenze , IDV Provincia Firenze, PRC, Sinistra Ecologia e Libertà
Per contatti e info:
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trasportopubblicobenecomune@gmail.com
Fonte: contropiano.org
Quattro lavoratori su dieci, tra quarant'anni, avranno una pensione inferiore a mille euro, inferiore al reddito attuale. Ma le proiezioni evitano di affrontare il nodo delle "pensioni d'oro" che assorbono già oggi metà delle risorse disponibili.
Il 42% dei lavoratori dipendenti oggi tra i 25 e i 34 anni, andra' in pensione intorno al 2050 con meno di mille euro al mese. Attualmente i dipendenti in questa fascia di eta' che guadagnano una cifra inferiore a mille euro sono il 31,9%. Cio' significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura piu' basso di quello che avevano a inizio della loro carriera.
Ma questa previsione riguarda solo i piu' "fortunati", cioe' quei circa 4 milioni di giovani oggi già inseriti nel mercato del lavoro, con contratti regolari. Assai diverso e peggiore sarà invece per il milione di giovani autonomi o con contratti atipici e per circa 2 milioni di giovani che non studiano ne' lavorano.
E' questo l'inquietante quadro sociale che emerge dai risultati del primo anno di lavoro del progetto "Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali" curato da Censis e Unipol.
Il problema pensioni, sottolinea il Censis, non e' affatto risolto. L'Italia e' stato - fino ad oggi perchè del doman non v'è certezza - uno dei Paesi piu' vecchi e longevi al mondo. Nel 2030 gli anziani over 64 anni saranno piu' del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in piu' e 2 milioni di attivi in meno. Il sistema pensionistico potrebbe doversi confrontare con i conseguenti problemi di compatibilita' ed equita'. Se le controriforme sulle pensioni degli anni '90 hanno garantito la sostenibilita' finanziaria a medio termine del sistema, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future. A fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco piu' del 60% dell'ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi). Resta il problema della disuguaglianza nell'erogazione degli assegni pensionistici. Le "pensioni d'oro" (dirigenti, magistrati, militari, polizia etc.) assorbono quasi il 50% delle spesa pensionistica pur riguardando solo il 10% dei titolari di pensione. Tutti gli altri (il 90%) devono spartirsi solo metà della torta, con pensioni irrisorie
già oggi.
Fonte: contropiano.org
Con buona pace di chi per mesi ha raccontato la favoletta che la Cgil era diversa, che assumeva la democrazia nei luoghi di lavoro come tratto fondante del proprio agire, che non avrebbe mai potuto sottoscrivere un accordo che limitasse la democrazia e blindasse la rappresentanza, che non sarebbe tornata al fianco di cisl e uil, i sindacati complici arruolati da Sacconi e Tremonti, ieri sera, 28 giugno 2011, si è compiuto uno degli atti più vergognosi nella storia delle relazioni sindacali.
L'accordo sottoscritto dalla Marcegaglia e dai segretari delle confederazioni collaborazioniste è la santificazione della dottrina Marchionne. Punto.
Il Contratto nazionale non c'è più, rimane semplicemente un velo di copertura che dovrebbe evitare le efferatezze più brutali, ma è in totale balia della contrattazione aziendale che può stravolgerne legittimamente il contenuto al fine di adattarlo alle esigenze delle aziende in cui si deve applicare. E per farlo basta il 50% più uno delle RSU, la maggioranza democratica sembrerebbe salva, peccato che non c'è, nell'accordo, nessun accenno alla scomparsa della riserva di un terzo dei seggi delle RSU ai firmatari di contratto, e così il 50% diventa immediatamente 33% e così un terzo delle RSU decide sul contratto aziendale che deroga quello nazionale e nessuno può metterci bocca, tantomeno i diretti interessati, cioè le lavoratrici e i lavoratori che quell'accordo dovranno digerire.
Non bisogna poi farsi ingannare dalla scelta falsamente democratica della "conta" dei sindacati. Questa infatti si basa sulla certificazione da parte delle aziende delle adesioni, tramite ritenuta sindacale, dei lavoratori ad una sigla sindacale e dalla trasmissione di queste all'INPS. Le aziende sono quindi le uniche titolate a certificare gli iscritti ai sindacati (sic!) e lo faranno comunicando i dati delle deleghe che, lo ricordiamo agli smemorati, non sono automatiche. Le aziende infatti possono decidere, e lo fanno sempre nei confronti dell'USB e degli altri sindacati di base, di non concedere il diritto alla ritenuta in busta paga della quota sindacale, dopo che il referendum del 1995, promosso dai radicali e sostenuto da quasi tutta la sinistra dell'epoca, ha abrogato il diritto di ogni organizzazione a percepire le quote dei propri iscritti tramite delega riscossa dal datore di lavoro. Quindi non solo le aziende hanno in mano uno straordinario potere, essendo loro a dover comunicare, senza alcun controllo, all'INPS quanti iscritti hanno le varie organizzazioni, ma alcune organizzazioni, pur fortemente presenti nelle aziende ma che non possono operare le ritenute in busta paga perché l'azienda non glielo concede, spariranno completamente. A questo punto la media ponderata tra voti alle RSU, drogate dal 33%, e deleghe in busta paga esiste solo per CGIL CISL e UIL (se i padroni saranno coerenti l'esclusione potrebbe riguardare anche la FIOM, visto che il diritto alle ritenute scaturisce dalla firma del contratto nazionale.!).
Se poi tutto questo non bastasse il testo dell'accordo recita esattamente: "Per la legittimazione a negoziare è necessario che il dato di rappresentatività così realizzato per ciascuna organizzazione sindacale superi il 5% del totale dei lavoratori della categoria cui si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro" non bisogna quindi avere il 5% dei voti e il 5% degli iscritti calcolato sui lavoratori complessivamente sindacalizzati come funziona oggi nel pubblico impiego, ma il 5% si calcola sul totale dei lavoratori della categoria!!Siamo alla definitiva conclusione del sogno di avere in Italia una qualche pur minima forma di pluralismo sindacale. Nessuna organizzazione che non siano quelle firmatarie di questo accordo potranno mai raggiungere, in mancanza di migliaia di funzionari, in mancanza di quote sindacali, in mancanza di spazi democratici un tale livello di presenza in categorie che contano centinaia di migliaia di addetti in centinaia di migliaia di piccolissime, piccole e medie imprese, che questa è la dimensione produttiva del nostro Paese!
Ma siccome la questione della democrazia è questione molto seria e il libero esercizio della volontà popolare è recentemente tornato alla ribalta dopo la straordinaria affermazione dei referendum sull'acqua pubblica, sul nucleare e sul legittimo impedimento (a proposito, ma non si potrebbe legittimamente impedire ai quattro di fare accordi in nome e per conto e all'insaputa di milioni di lavoratori?) allora si trova un marchingegno piuttosto inedito che consenta di affermare che il diritto al dissenso viene comunque garantito. Infatti nei luoghi di lavoro dove non esistono le RSU ed invece sono presenti le RSA nominate dalle organizzazioni firmatarie del contratto, su iniziativa di una delle organizzazioni firmatarie del contratto o su richiesta di almeno il 30% dei lavoratori dell'impresa (si badi, non dell'azienda) che ne facciano richiesta entro 10 giorni, allora si potrà tenere un referendum sull'accordo sottoscritto. Su come si costruiscano democraticamente le piattaforme, su chi gestisca la trattativa, ovviamente, nulla da segnalare!
Se a tutto ciò si aggiunge che nelle prossime ore sarà varata una manovra pesantissima da oltre 50 miliardi di Euro, circa 100.000 miliardi di vecchie lire, che colpirà direttamente i lavoratori dipendenti, i precari e i ceti popolari e nella cui pentola ci sono l'aumento di fatto delle tasse, l'aumento dell'età pensionabile, l'ennesimo blocco del turn-over nella pubblica amministrazione, l'ulteriore congelamento dei contratti per il pubblico impiego, l'aumento dei ticket sanitari e dell'IVA, tagli alle spese sociali ecc., allora diventa chiaro che questo accordo dovrebbe, nelle intenzioni di lor signori, funzionare da sigillo per impedire alla pentola di scoperchiarsi!
Scarica Il testo dell'accordo
Fonte: contropiano.org
Dovete morire prima, ci dice il il governo. Possibilmente il giorno dopo essere usciti definitivamente dal lavoro. Così risparmiamo sulle pensioni, la sanità e altri servizi fin qui garantitti dal welfare state.
Non è una battuta. Al ministero dell'economia stanno preparando la manovra estiva da 40 miliardi (secondo alcuni calcoli però potrebbe arrivare a 50) e l'unica voce presa in considerazione sono i tagli alla spesa sociale. Niente patrimoniale, niente aumento della tassazione delle rendite finanziarie, nessun disturbo per i ricchi. Anzi, semmai un altro "aiutino". Le proiezioni fatte dalla Cgia di Mestre in base alla riduzione delle aliquote fiscali a soltanto tre "e più basse", come annunciato da Berlusconi, dicono infatti che a guadagnarci di più sarebbero i redditi sopra i 40.000 euro l'anno (ovvio che per "ricchi" anche noi intendiamo ben più di questa cifra), mentre chi ha un reddito più basso avrebbe assai meno.
Il capitolo più sanguinoso – anche per la ricaduta sulla distribuzione dell'occupazione tra le generazioni - riguarda come sempre le pensioni. Il meccanismo, attualmente in vigore dopo la riforma di appena un anno fa, si chiama "adeguamento alla speranza di vita" e dovrà portare l'età di vecchiaia fino a 70 anni nel 2050: dal 2015 in poi l'età pensionabile di anzianità e vecchiaia dovrà crescere di circa tre mesi ogni tre anni.
Con l'ennesima riforma ipotizzata in questi giorni per la manovra, invece, la partenza del nuovo meccanismo potrebbe venire anticipata di due anni, al 2013. In questo modo si cumulerebbero già da quell'anno l'aumento di tre mesi dovuto alla "speranza di vita" che si va ad aggiungere alla cosiddetta "finestra mobile" (in vigore dal 2011), che di fatto allunga per tutti l'età pensionabile di un anno.
A conti fatti, se andasse in porto l'intervento di cui si parla, nel 2013 l'età di vecchiaia (per gli uomini) sarebbe di 66 anni e tre mesi e quella di anzianità di 63 anni e tre mesi (per uomini e donne). Già nel 2020 entrambe dovrebbero salire a 67 e 64 anni.
Ma potrebbe anche esserci una prospettiva peggiore, se dobbiamo prendere sul serio le parole che ha pronunciato stamattina il tenebroso Mastrapaqua, presidente dell'Inps e vicepresidente degli sceriffi di Nottingham, ovvero Equitalia. Le proposte del Governo in materia di pensioni che potrebbero essere inserite nella manovra in discussione «sono riforme strutturali, non solo tagli». «Leggo sui giornali che stanno immaginando riforme strutturali, che è poi quello che tutti chiedono nel Paese», ha detto a margine della sua audizione presso la Commissione Finanze della Camera.
Altri tagli pesanti sono previsti per la sanità (anche se si maschera l'operazione come una rasoiata agli "sprechi", introducendo il criterio dei "costi standard"; ma senza controlli di gestione severi e soprattutto la revisione della convenzioni con i privati, l'unico effetto sarebbe quello del blocco della spesa per gli ospedali pubblici).
Sanguinosa anche la parte di piano che riguarda il pubblico impiego: prolungamento del blocco del turnover, cacciata di molti precari e contratti congelati per altri tre anni oltre i tre già maturati.
Perché, dunque, diciamo che il governo ci vorrebbe veder morti prima? Lasciamo la risposta a un articolo pubblicato da "il manifesto" già quattro anni fa, che ci sembra colga con precisione l'intenzione nascosta dalla formula "agganciare l'età pensionabile" alle aspettative di vita". Da sottolineare che il governo, allora, era di centrosinistra. Ma la minestra era la stessa. E la retorica pure. Meditate, gente, meditate.
Fonte: militant-blog.org
Nonostante i ricatti di Marchionne.
Nonostante la campagna mediatica monocorde.
Nonostante l’appoggio bipartisan di PD e PDL.
Nonostante i tentennamenti della Camusso.
Su 5139 votanti 2735 si sono espressi per il SI, 2325 per il NO, mentre le schede bianche o nulle sono state 79.
Ma se a questi numeri sottraiamo il voto dei colletti bianchi, dei capi, degli ingegneri, dei cronometristi, insomma di chi campa sulle spalle di chi lavora, allora la situazione si ribalta.
Perchè, dati alla mano, gli impiegati hanno votato compatti per il SI, 421 contro 20.
Per cui se sottraiamo questi numeri a quelli complessivi si possono facilmente esplicitare i dati del voto operaio: 2305 NO e 2294 SI.
Crediamo che questo sia un risultato enorme, soprattutto se si considerano le condizioni di ricatto in cui è maturato, un punto da cui ripartire. Per il padronato e per i suoi servi si tratta invece di una vittoria di Pirro, uno smacco. Perchè al di la delle dichiarazioni di facciata questi signori sanno bene che in una situazione del genere la fabbrica è difficilmente governabile.
Perchè anche chi ha votato a favore dell’accordo lo ha fatto perchè costretto dalla paura e perchè il sindacalismo giallo ha dimostrato ancora una volta di non rappresentare o controllare quasi nessuno.
L’imperatore Marchionne sarà quindi costretto a fare i conti con i ribelli, come nella cartografia dell’antica Roma negli uffici del Lingotto dopo Pomigliano compariranno leoni anche sopra Mirafiori, per indicare che quella fabbrica non è stata pacificata, che dentro ci sono operai che hanno lottato e che continueranno a farlo. Hic sunt leones.
Alcuni giorni fa Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl hanno firmato un accordo separato con Marchionne per la nascita nel 2012 della Newco Mirafiori, che andrà a sostituire la vecchia Fiat-Mirafiori. Lo stabilimento rimarrà lo stesso, ad essere cambiato sarà il nome e le condizioni presenti nello stabilimento. Con l'accordo tra Cisl, Uil, Fismic e Ugl da una lato e Fiat dall'altro, infatti, resterà fuori dalla Newco Mirafiori la Fiom-Cgil perchè non ha firmato l'accordo.
Che cosa prevede l'accordo? Innanzitutto la Neweco Mirafiori resterà fuori da Confindustria e quindi salteranno gli accordi interconfederali del 1993 sulla rappresentanza sindacale. In sostanza chi non firma, cioè chi non sta alle leggi dettate dal Lingotto, non avrà più rappresentanza, che sarà concessa solo a Cisl, Uil, Fismic e Ugl. Quindi, quando nel 2012 nascerà la Neweco, la Fiom-Cgil rimarrà fuori da Mirafiori. Spariranno, inoltre, le Rsu (le rappresentanze sindacali unitarie elette dai lavoratori) che verranno sostituite dalle Rsa (rappresentanze sindacali aziendali, che invece sono nominate dalle struttura sindacali).
L'accordo separato firmato da Cisl, Uil, Fismic, Ugl e Fiat è fortemente peggiorativo delle condizioni di lavoro degli operai: i turni potranno diventare all'occorrenza di 10 ore, i primi giorni di malattia non verranno retribuiti, le pause saranno ridotte e il tetto degli straordinari passerà dalle attuali 40 ore annue a 120. Questo in cambio di un investimetno di un miliardo di euro e una joint-venture con Chrysler per la realizzazione di vetture di fascia alta e Suv a marchio Alfa Romeo e Jeep fino a più di 100 al giorno per un totale di 250.000-280.000 vetture l'anno.
Cantiere sociale Camilo Cienfuegos
Giuseppe Di Vittorio
I lavoratori dell'assistenza domiciliare del quartiere 4 hanno avanzato alla cooperativa Di Vittorio alcune proposte di miglioramento delle proprie condizioni lavorative.
In breve chiedevamo l'abolizione del cottimo, perché nel 2010, in una cooperativa che porta il nome di Di Vittorio, i lavoratori dell'assistenza domiciliare lavorano ancora a cottimo. Chiedevamo, inoltre, l'abolizione dei famosi "buchi d'orario" perché a noi capita spesso di stare fuori casa dodici ore per lavorarne sei. Abbiamo poi chiesto che la cooperativa ci rimborsi le spese che sosteniamo per spostarci da un utente all'altro perché noi non solo mettiamo a disposizione il nostro autoveicolo (con tutti i rischi del caso: incidenti, guasti e usura del mezzo), ma sosteniamo anche i costi della benzina visto che il rimborso della cooperativa non copre neanche un quinto delle spese complessive. Leggi tutto
Fonte: http://sicobas.org
Il tribunale di Firenze, sezione lavoro, con l'ordinanza depositata il 25/11/2010, ha accolto il ricorso d'urgenza contro i licenziamenti, e ordinato alla coop Papavero di riammettere al posto di lavoro i licenziati (dall'8 agosto 2010!).
L'ordinanza si incentra su un punto fondamentale:
il rapporto di lavoro dei licenziati con la coop Papavero, nominalmente "soci-lavoratori", è in realtà un rapporto di lavoro subordinato. Ne conseguono sia la legittimità del ricorso alla magistratura del lavoro, sia l'applicabilità dell'art.18 della legge 300 (Statuto dei lavoratori) e il reintegro al posto di lavoro. Leggi tutto
Dopo due anni di cassa integrazione i lavoratori della Eaton di Massa hanno deciso di occupare il casello autostradale della A/12.
Appena incontrato lo schieramento di agenti di polizia e carabinieri in tenuta anti-sommossa, hanno subito una violenta carica delle forze dell'ordine dove sono rimasti feriti due lavoratori.
La decisione di invadere le rampe del casello autostradale è arrivata attraverso una assemblea organizzata dentro l'azienda occupata, dopo che la multinazionale proprietaria si è rifiutata di rinnovare la cassa integrazione e ha previsto per il 12 dicembre il licenziamento degli operai.
La carica ingiustificata delle forze dell'ordine è l'ennesimo atto di repressione di questo governo che cerca in ogni modo di spezzare qualsiasi forma di lotta organizzata.
L'attacco congiunto al diritto di sciopero, allo statuto dei lavoratori e a tutto lo stato sociale, le norme razziste emanate negli ultimi anni da questo governo e non solo, la riforma Gelmini, il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici, la criminale finanziaria di Tremonti fanno parte, di un piano generale per colpire tutta la classe lavoratrice.
Per questo motivo vogliamo esprimere la nostra solidarietà a tutti quei lavoratori che oggi lottano per il proprio posto di lavoro, occupando un casello autostradale oppure salendo su una gru per rivendicare i propri diritti.
La crisi finisce quando inizia la lotta!
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
Fonte: senzasoste.it
Quello che fino a ieri abbiamo chiamato provvisoriamente "Collegato Lavoro" oggi ha un suo nome definitivo ed un numero progressivo perché da progetto si è trasformato in legge: La legge 182/10 che sarà pubblicata sul supplemento ordinario 243 alla «Gazzetta Ufficiale» 262 di oggi 9 novembre 2010 e che, conseguentemente, dovrebbe entrare in vigore dal 24 novembre prossimo.
Molti di voi ricorderanno che questa legge ha avuto una sua prima vita a marzo di quest'anno quando al termine dell'iter parlamentare è stata inviata al Presidente della Repubblica per la firma. Napolitano, tuttavia, nell'esercizio dei suoi poteri, ha restituito il testo alle Camere con alcune annotazioni ritenendo una parte dello stesso disarmonico con i principi costituzionali. In particolare Giorgio Napolitano ha osservato come le norme in tema di Arbitrato escludessero il diritto costituzionalmente garantito per ogni cittadino di rivolgersi alla magistratura ordinaria per la tutela dei diritti. Leggi tutto
Italia . L'USB denuncia: "Attenzione! Cisl e Uil vogliono la tangente dai lavoratori per gli accordi bidone che hanno sottoscritto". Nessun silenzio e nessun assenso
L'Unione Sindacale di Base denuncia che verrà consegnato con la busta paga di novembre il modulo con cui si richiede ai lavoratori metalmeccanici il pagamento del “contributo sindacale straordinario”. Questo contributo, stabilito a seguito dell'Accordo 15 ottobre 2009 e del successivo Protocollo d'intesa 25 febbraio 2010, siglati da FIM-CISL, UILM-UIL e Federmeccanica, consiste in 30 Euro che vengono richiesti ai lavoratori non iscritti ai sindacati a titolo di "quota associativa straordinaria a fronte dell'attività di negoziazione svolta".
Al contributo in questione si applica inoltre la clausola del "silenzio assenso", ovvero i 30 euro saranno direttamente trasferiti dalle tasche dei lavoratori che non esprimano il loro esplicito rifiuto a quelle di FIM e UILM. Un meccanismo, secondo USB Lavoro Privato, assurdo ed incomprensibile in assoluto, che alla luce degli ultimi eventi sindacali assume anche il sapore della beffa e del grottesco. In altre parole, i lavoratori dovrebbero essere così contenti degli accordi sottoscritti da questi sindacati da riconoscergli addirittura un premio.
USB Lavoro Privato invita pertanto tutti i lavoratori a rifiutare il pagamento del “contributo straordinario" riconsegnando alle aziende il modulo che verrà fornito con la busta paga di novembre.
Inps, è ufficiale: i precari saranno senza pensione. Silenzio dei media o scatta la rivolta
Martedì 12 Ottobre (fonte: senzasoste.it)
La notizia è arrivata e conferma la peggiore delle ipotesi. Rimarrà sotto traccia per ovvi motivi, anche se in Rete possiamo farla circolare. Se siete precari sappiate che non riceverete la pensione. I contributi che state versando servono soltanto a pagare chi la pensione ce l'ha garantita. Perché l'Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta. Ad affermarlo non sono degli analisti rivoluzionari e di sinistra ma lo stesso presidente dell'istituto di previdenza, Antonio Mastropasqua che, come scrive Agoravox, ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l'INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale". Intrage scrive che l'annuncio è stato dato nel corso di un convegno: la notizia principale sarebbe dovuta essere quella che l'Inps invierà, la prossima settimana, circa 4 milioni di lettere ai parasubordinati, dopo quelle spedite a luglio ai lavoratori dipendenti, per spiegare come consultare on line la posizione previdenziale personale. Per verificare, cioè, i contributi che risultano versati. La seconda notizia è che non sarà possibile, per il lavoratore parasubordinato, simulare sullo stesso sito quella che dovrebbe essere la sua pensione, come invece possono già fare i lavoratori dipendenti. Il motivo di questa differenza pare sia stato spiegato da Mastrapasqua proprio con quella battuta. Per dire, in altre parole, che se i vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, cioè i parasubordinati, venissero a conoscenza della verità, potrebbero arrabbiarsi sul serio. E la verità è che col sistema contributivo, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima. I precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l'INPS gli "imprenditori di loro stessi" creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l'INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione. L'unico sistema che l'INPS ha trovato per affrontare l'amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile. Quindi paghiamo i nostri contributi che non rivedremo sotto forma di pensione. Se reagiamo adesso, forse, abbiamo ancora la speranza di una pensione minima.
Venerdì 20 agosto a Campi Bisenzio è morto un operaio di 33 anni, Niang Elhadji, mentre lavorava alla posa di alcune lastre di marmo in una concessionaria d'auto. Era appena salito su una rampa, il muletto che guidava ha perso l'equilibrio e lui spaventato si è buttato giù dal mezzo. Il muletto gli è cascato addosso fracassandogli la testa. E' morto sul colpo.
Il muletto che guidava Niang non aveva alcuni dispositivi di sicurezza: la cintura non era allacciata e senza quella il muletto non avrebbe dovuto nemmeno mettersi in moto e le sbarre laterali, che avrebbero dovuto proteggere il guidatore, erano state rimosse.
Niang non era stato assunto con un regolare contratto di lavoro, cioè lavorava a nero, e non aveva fatto nessun corso per la movimentazione dei carrelli elevatori, altrimenti avrebbe certamente saputo che, quando un muletto sta perdendo l'equilibrio, l'unica cosa da non fare è gettarsi fuori.
L'assunzione di Niang a nero e l'aver fatto guidare un muletto senza i necessari dispositivi di sicurezza ad un ragazzo privo delle necessarie competenze professionali sono tutti elementi che ci spingono a dire che la morte di Niang non è una fatalità, ma un omicidio sul lavoro. Leggi tutto
PRIVATO (del lavoro) E’ BELLO? Il 19 luglio scioperano i dipendenti Telecom in Toscana, Liguria e Piemonte. Scio-
perano contro l’ennesimo taglio di personale annunciato dalla direzione azienda le: circa 7000 lavoratori in meno entro il 2012. Nel frattempo il tavolo nazionale tra le parti sociali ha congelato i primi 3000 licenziamenti, cercando di tro vare una soluzione entro il 30 luglio. L’unica soluzione accettabile deve essere il ritiro di tutti i licenziamenti e del piano industriale presentato da Telecom. Altrimenti si può forse ritardare il peggio, ma il processo di ridimensionamento Telecom continuerà inesorabile. Tutta la storia di questa azienda lo dimostra... Leggi tutto
Il testo dell’accordo su Pomigliano. Riproponiamo integralmente il testo dell’accordo su Pomigliano firmato da FIM, UILM e UGL. Leggi tutto l'accordo
(fonte: militant-blog.org)
Pomigliano non si piega Dal punto di vista numerico I risultati del referendum che si è svolto a Pomigliano dicono che i SI non sono andati oltre il 62% mentre i no si sono attestati attorno al 38%. Dal punto di vista politico "l'operazione Pomigliano" messa in campo dalla Fiat, dai sindacati gialli (cisl, uil e ugl), da Confindustria e dal governo con il duplice obiettivo di peggiorare le condizioni lavorative degli operai e di restringere i loro diritti fondamentali (di malattia e di sciopero) è stata respinta a gran voce. Nonostante il ricatto implicito nel referendum ( "o accettate queste condizioni oppure noi non riportiamo la Panda in Italia e voi verrete tutti licenziati"), e le minacce, le intimidazioni e le schedature messe in campo dalla Fiat, i Si non sono arrivati all'80%, la soglia prevista da Marchionne e dai sindacati gialli per gridare vittoria.
Per questi motivi il 2 luglio è ancora più importante partecipare allo sciopero generale convocato dalla Cgil contro la manovra finanziaria del governo. E diventa importante farlo collegando questo sciopero alla lotta di Pomigliano.
Il 2 luglio come Coordinamento 20 maggio ci ritroveremo in Piazza Cavalleggeri (di fronte alla Biblioteca Nazionale) per caratterizzare la nostra presenza in piazza in solidarietà ai lavoratori di Pomigliano.
La vicenda di Pomigliano non può essere letta isolatamente rispetto a quello che è il piano industriale di Sergio Marchionne per il mantenimento del settore auto in Italia. Il piano prevede una riduzione dell'organico di 5 mila lavoratori e l'aumento di vetture prodotte da 600 mila a 900 mila. Cioè l'ennesimo affare per il capitalismo italiano e per la Fiat in particolare: viene aumentata la produzione, e quindi i profitti, e viene diminuita l'occupazione. Il piano industriale della Fiat prevede la chiusura di Termini Imerese, la riduzione di 500 posti di lavoro a Cassino e 500 posti di lavori a Pomigliano, attraverso prepensionamenti e mobilità. Anche Mirafiori subirà un taglio di 2 mila posti di lavoro. Fiat ritiene che il punto forte di questo piano industriale sia lo spostamento della Panda dalla Polonia a Pomigliano. con un investimento di 770 milioni di euro, che farebbe diventare Pomigliano lo stabilimento di punta a livello nazionale. A quale prezzo avviene questo investimento da parte di Fiat? L'utilizzo degli impianti verrà portato al massimo, passando da una produzione di 700 auto al giorno a 1000. L'aumento della produzione non verrà fatto attraverso nuove assunzioni, ma anzi si prevede che 320 lavoratori andranno in mobilità volontaria da subito e 100 durante la cassa integrazione. L'investimento e l'aumento della produzione da parte di Fiat nello stabilimento di Pomigliano verrà portato avanti attraverso l'azzeramento dei diritti fondamentali dei lavoratori, garantiti dal contratto collettivo nazionale di lavoro, dalla legge, dalla costituzione italiana, da varie norme europee.
Lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano che stanno per votare se accettare o meno le condizioni della FIAT per riportare la produzione della Panda in Italia. "La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d'Europa e non sono ammesse rimostranze all'amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)
A un certo punto verso la fine dell'anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L'anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione. Leggi tutto
Dopo il 20 maggio, unire le lotte Come realtà promotrici dell’assemblea del 20 maggio di Campi Bisenzio (Fi) “la crisi finisce quando comincia la lotta”, abbiamo svolto una prima discussione di bilancio dell’iniziativa stessa. Riteniamo che la partecipazione quantitativa sia stata più che soddisfaccente: oltre 100 presenti, provenienti da più di 30 realtà lavorative diverse.
Nel corso del dibattito ci sono stati ben 17 interventi, da aziende come Cso, Gkn, Set-Ser, Poste, Cup, Menarini, Asl sanità e Telecom. Sono intervenuti anche un rappresentante del Camilo Cienfuegos di Campi, del Prc di Campi e il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista Andrea Calò. Ai compagni che hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa, con i loro interventi, il loro lavoro preparatorio o anche semplicemente con la loro presenza vanno i nostri ringraziamenti.
Un tale livello di partecipazione non è stato del resto casuale. E’ stato il risultato di un lavoro costante e spesso silenzioso, di forze accumulate e di legami costruiti durante diverse vertenze di lotta o dibattiti sindacali e di una preparazione sistematica dell’assemblea stessa. Al di là infatti della partecipazione fisica all’iniziativa, crediamo sia stato importante raggiungere le aziende del nostro territorio con oltre 3000 volantini distribuiti in due settimane.
Segnaliamo tutto questo per due motivi. In primo luogo perché ci sembra che questa vicenda dimostri nel suo piccolo la possibilità di creare una risposta da parte dei lavoratori, purchè tale risposta sia ricercata con una costante attività di radicamento e presenza fuori e dentro le aziende stesse. In secondo luogo, perché è proprio la direzione in cui vogliamo continuare. Leggi tutto
Approvato il Collegato Lavoro: affondati diritti e art.18 (fonte: http://www.senzasoste.it) - L'approvazione definitiva del così detto collegato lavoro (disegno di legge 1167-b/Senato), fortemente sponsorizzato dal ministro del lavoro, Sacconi, rappresenta, nella formula più subdola ed ipocrita, una sorta di de profundis nei confronti dell'art. 18. Questa volta, a differenza che nel 2002, l'attacco all'art. 18 non è frontale, piuttosto il governo, con il sostegno della Confindustria, di Cisl-Uil-Ugl, cerca di aggirare il problema, svuotando di efficacia l'art. 18 nella sua funzione di tutela e garanzia per il lavoratore. Leggi tutto
L’ultimo dei magnifici 7 ....un anno dopo! (fonte: rsu fiom gkn) - Vi ricordate? Era il 18 dicembre 2008 e la GKN di Firenze decideva in modo unilaterale di risolvere anticipatamente i contratti atipici rispetto alla scadenza naturale, togliendo a 42 lavoratori il diritto al lavoro e la loro dignità in un momento difficile per la crisi economica e finanziaria che stava e sta ancora ad oggi attanagliando il nostro paese. La reazione dei lavoratori della GKN insieme alla RSU non si è fatta attendere: scioperi con presidi davanti ai cancelli, volantinaggi per sensibilizzare sul dramma che si stava vivendo in GKN. Abbiamo sostenuto sin dall’inizio che quei lavoratori non erano di certo “atipici” di passaggio ma erano parte integrante dell’organizzazione del lavoro e necessari al processo produttivo. Scatta quindi la solidarietà: i lavoratori con il contratto a tempo indeterminato in difesa dei lavoratori precari, la lotta, la mobilitazione e il dissenso come elementi di democrazia a difesa del posto di lavoro. Leggi tutto
LASME (fonte: operaicontro.it) - I 174 operai della LASME di Melfi hanno terminato la pazienza e hanno occupato la fabbrica. Sette operai sono saliti sul tetto della fabbrica. Una guardia giurata ha sparato in aria ma non e’ riuscita ad impedire l’occupazione. La LASME di Melfi, azienda dell’indotto Fiat che produce alzavetri elettrici per auto ha deciso di trasferire la produzione in Liguria mettendo in mobilita’ tutti gli operai. Erano settimane che gli operai pazientemente presidiavano la sede dell’impresa e l’azienda. Politici, sindacalisti,amministratori, vescovi promettevano incontri risolutori, ma niente e’ stato risolto. Leggi tutto
INNSE PRESSE ovvero la solita storia: speculatori al lavoro e operai da rottamare (Comitato cassaintegrati GKN) - Il 31 maggio 2008 i dipendenti della Innse ricevono a casa un telegramma in cui si avvisano dell'apertura della procedura di mobilità e della cessazione immediata dell'attività lavorativa. La Rsu non viene convocata nè riceve alcun preavviso sulle intenzioni di attuare un licenziamento collettivo da parte del proprietario, Silvano Genta.
Silvano Genta acquista la Innse Presse nel febbraio del 2006. Dopo l'avvio della procedura di amministrazione controllata a causa del fallimento del penultimo proprietario, la Manzoni Group, il leghista Castelli si presenta al tavolo di crisi con il piemontese Silvano Genta che, grazie alla legge Prodi sulle fabbriche in difficoltà, si prende la Innse per soli 700 mila euro, il valore di un appartamento. Leggi tutto
Polizia alla Innse. Cariche e sgombero (fonte: Repubblica 02 agosto 2009) - Innse occupata, interviene la polizia. I lavoratori tentano di bloccare la Tangenziale ma vengono caricati. Continua il presidio per evitare lo smantellamento dei macchinari
Da questa mattina la polizia sta procedendo allo sgombero della Innse in via Rubattino a Milano, lo stabilimento presidiato da mesi da una quarantina di operai che si oppongono alla chiusra della fabbrica. La situazione, secondo la Questura, per ora è sotto controllo e sul posto sono arrivati alcuni giovani dei centri sociali per dare solidarietà agli operai.
Allontanati dai cancelli, i lavoratori hanne tentato di bloccare la vicina Tangenziale Est ma sono stati respinti da una carica della polizia al termine della quale due operai sono rimasti contusi. Ma il presidio non si è sciolto ed è stato riformato in via Rubattino a qualche metro dai cancelli della fabbrica dove sarebbero già iniziate le operazioni di smantellamento dei macchinari ceduti dalla Innse a un'altra azienda. Leggi tutto
Francia, crisi, operai ultimatum (fonte: senzasoste.it) - Gli operai francesi non vogliono proprio pagarla la crisi. Leggi tutto
Il volantinaggio a Pitti Filati - Il 7 luglio 2009 una cinquantina fra lavoratori, studenti e militanti dei centri sociali hanno manifestato alla Fortezza da Basso con un volantinaggio per ricordare Moustapha, il ragazzo marocchino di 22 anni morto la scorsa settimana mentre lavorava a nero e senza protezioni per una ditta di allestimenti a Pitti uomo.
Abbiamo scelto l'inaugurazione dell'ennesima kermesse della moda, Pitti Filati, per richiamare l'attenzione di una città ormai attenta solo a ciò che è immagine e profitto, sulla tragedia delle morti sul lavoro, ed in particolare sulla morte di un giovane immigrato, resa ancora più inaccettabile dalla lucida volontà dimostrata da parte dei responsabili di nascondere ciò che è successo per non far emergere la realtà di sfruttamento e discriminazione che si nasconde dietro alla vetrina di Pitti immagine.
Abbiamo alzato la voce per stigmatizzare l'imperdonabile silenzio di padroncini, amministratori e perfino dei sindacati che preferiscono aspettare i risultati delle inchieste della magistratura piuttosto che ascoltare le tesimonianze dei colleghi di Moustapha e denunciare con forza le condizioni ed i ritmi di lavoro cui sono costretti.
Per questo continueremo ad esigere verità per Moustapha, per la sua famiglia, e per chi come lui è costretto a rischiare la vita sul lavoro ogni giorno. Continueremo a ricordare la sua storia che è poi quella di altre migliaia di persone che sono costrette dal bisogno a condizioni di lavoro umilianti e pericolose. Non si può dimenticare, non si può far finta di niente se un giovane uomo, padre di due figli, viene ucciso sul lavoro a Firenze, alla Fortezza da Basso.
Perchè non è possibile voltarsi dall'altra parte Perchè rifiutiamo di essere complici di coloro che si indignano solo per i morti "in regola".
Perchè anche questo, come purtroppo tanti altri, lo sentiamo come uno di noi!
Alcuni lavoratori, CPA Firenze sud, Cantiere sociale K100 di Campi Bisenzio, Collettivi studenteschi medi ed universitari
Perchè il lavoro operaio è scomparso - (fonte: http://www.militant-blog.org) A chi ci racconta ogni giorno che il lavoro operaio non esiste più, retaggio di decenni passati (ma perchè muoiono sempre e solo operai?). A chi ci propina quotidianamente l’esaltazione del lavoro immateriale, nuova frontiera del capitalismo post-moderno (ma perchè muoiono sempre e solo operai?).
A chi in questi decenni ha devastato il mercato e la sicurezza del lavoro, dalla concertazione dei primi anni novanta al pacchetto Treu, dalla legge Biagi all’attacco allo statuto dei lavoratori, dalla cgilcisluilugl ai ministri del lavoro, da Pietro Ichino a Brunetta, da Sacconi a Tito Boeri, da Pietro Garibaldi a Bonanni, da Angeletti a Cofferati, da Montezemolo alla Marcegaglia. Il vostro cordoglio ficcatevelo nel culo almeno oggi. Domani tornerete ad intasare il grande circo della politica del potere. Oggi, per
favore, dopo anni e anni di profitti sulle spalle dei lavoratori, un giorno di silenzio.
DANIELE MELIS, 29 ANNI
LUIGI SOLINAS, 27 ANNI
BRUNO MUNTONI, 56 ANNI
Firenze, lì 6 aprile 2009 - L'azienda Finifast TWO (fonte: firenze.cgil.it) - che gestisce la ristorazione all'interno del centro commerciale Carrefour è stata condannata dal Tribunale di Prato oggi lunedì 6 aprile per comportamento antisindacale su ricorso della FILCAMS CGIL perché durante lo sciopero che si è protratto dal giorno 24 al giorno 31 Marzo l'azienda ha tenuto aperto il ristorante utilizzando oltre i lavoratori non scioperanti anche personale esterno. Il Giudice infine oltre a condannare l'azienda al pagamento delle spese legali ha ordinato la consegna all'organizzazione sindacale di tutti i documenti in forza dei quali è stato trasferito il ramo d'azienda e i rapporti intercorsi fra la Finifast TWO e la direzione del Centro commerciale. Per l'organizzazione sindacale questa sentenza è un primo importante passo per salvaguardare il lavoro delle maestranze che sono state licenziate. Mercoledì 8 Aprile intanto ci sarà un nuovo incontro presso il Comune di Calenzano al quale sono state invitate tutti i soggetti firmatari dell'accordo di avvio del Centro Commerciale Carrefour.
I magnifici 7 (fonte: Rsu GKN) La GKN di Firenze, azienda di componentistica del settore dell’automobile - lavora per il 70% per Fiat - è un caso esemplare della poca responsabilità sociale che le multinazionali hanno. Si insediano sui territori utilizzano i servizi locali in alcuni casi beneficiano di condizioni di miglior favore perché aziende in fase di sviluppo, "falsano" l’economia locale; utilizzano le risorse sociali del territorio cioè i lavoratori; ma sono le prime aziende che in caso di crisi non ci pensano due volte a delocalizzare, ad usare un numero eccessivo di lavoratori con contratti atipici, licenziare o chiudere gli stabilimenti. Niente regole, niente vincoli…….ei lavoratori inermi! Un caso esemplare? La GKN….Ecco cosa titolava Repubblica: "Per Fiat l’utile più alto della sua storia". Fiat infatti ha chiuso il 2007 con 58.529 milioni di euro di ricavi netti e nei primi mesi del 2008 ne registrava 51.823. Di quand’era l’articolo che abbiamo citato? Primo aprile 2008: solo 7 mesi fa circa. Ora invece ci sono decine di migliaia di lavoratori del settore auto in cassa integrazione solo in Italia,inoperosi e inoperanti, grazie ai fondi pubblici destinati agli ammortizzatori sociali. Non solo la Fiat non ha finora pagato nulla, ma pretende un piano di aiuti statali in suo
favore. Gkn non è da meno ..leggi tutto
20 anni di attacco al salario e ai diritti dei lavoratori - La riduzione di 4 punti l'indennità sulla scala mobile, per mano dell'attuale ministro Renato Brunetta (governo Craxi 1984), allora socialista, l’abolizione della scala mobile (governo Amato 1992), gli accordi sulla flessibilità (Ciampi 1993), la controriforma delle pensioni (Dini) nel 1995, il pacchetto Treu (Prodi 1997), l’attacco al diritto di sciopero (D’Alema 1999), gli attacchi all'articolo 18 (2001-2002), la legge 30 (Berlusconi 2002), lo scippo del TFR verso i fallimentari fondi pensione integrativi attraverso la truffa del silenzio-assenso (Berlusconi 2006 - Prodi 2007), i protocolli sul welfare per aumentare l’età pensionabile e allungare la precarietà (Prodi 2007). L’attacco in coso al CCNL.
Morti sul lavoro nel 2008 (fonte: http://lombardia.indymedia.org ) - un triste elenco ..leggi tutto.
Solidarietà ai lavoratori Esselunga! I quotidiani del 2 e 3 marzo hanno riportato di una vile aggressione nei confronti di una lavoratrice dell’Esselunga di viale Papiniano a Milano. Protagonista del vergognoso episodio è una donna italoperuviana di 44 anni, con un contratto part-time di 30 ore settimanali come cassiera ..leggi tutto
Delegati e lavoratori per il NO ad un accordo ingiusto! (fonte: marxismo.net)
Noi sottoscritti delegati/e e lavoratori diamo un giudizio profondamente negativodell’accordo firmato da Federmeccanica e Fim-Fiom-Uilm per il rinnovo del contratto nazionale. Con questo appello invitiamo tutti i lavoratori e lavoratrici metalmeccanici a votare NO al referendum che si terra tra il 25 e il 27 febbraio in tutte le aziende. ..leggi l'intesa
Metalmeccanici: un accordo da respingere! - Una resa del gruppo dirigente Fiom (fonte: marxismo.net)
Domenica 20 gennaio è stato siglato l’accordo tra Fim-Fiom-Uilm e Federmeccanica per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Il testo firmato non prevede solo sostanziali peggioramenti ed arretramenti nelle condizioni di vita e di lavoro della categoria più forte e rappresentativa del nostro Paese. ..leggi tutto
Da anni le cooperative mangiano come un cancro i servizi pubblici. (fonte: marxismo.net) - Da anni le cooperative mangiano come un cancro i servizi pubblici. È grottesco pensare che si tratti di istituti nati dagli sforzi stessi del movimento operaio. Marx le salutò come dimostrazione pratica della possibilità di produrre senza padroni, ma spiegò che dall’interno del sistema nessuna forma di produzione sarebbe mai sfuggita alle stesse leggi del mercato. Oggi non ci sono dubbi riguardo alla loro reale natura: di tratta spesso di forme di sfruttamento peggiori delle classiche aziende private. (fonte www.marxismo.net) ..leggi tutto
Contratto metalmeccanici, nessun cedimento all’arroganza padronale!(di da Paolo Brini)
Lunedì 14 gennaio si sono formalmente interrotte le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici ed è stato chiesto l’intervento del governo come mediatore ..leggi tutto
Il volantino per il sì e le VERE ragioni per il no! (fonte: Lavoratori della Gkn Firenze) - Oggi riceverete in mano il volantino che vi spiega le ragioni del sì. Purtroppo contiene incredibili e paradossali omissioni e travisamenti della realtà. Una consultazione sindacale dovrebbe permettere ai consultati di decidere sulla base dei contenuti reali dell’intesa sottoposta alla loro valutazione ..leggi tutto
La lotta dei lavoratori Gkn non c'entra nulla con il terrorismo (fonte: lavoratori Rete 28 Aprile Gkn e singoli lavoratori Gkn) - Assemblea cittadina contro il terrorismo, in difesa del dissenso sindacale - Da settimane i lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio sono sotto i riflettori della stampa regionale e locale per i gravi ritrovamenti interni all’azienda prima di un manichino, poi di scritte Br. Sulla stampa si sono poi succedute testimonianze di intimidazioni o minacce subite all’interno dell’azienda. Si tratta di episodi gravissimi che non possono che riscuotere la nostra solidarietà. ..leggi tutto
Lettera aperta ai lavoratori della Gkn. (di: Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos e FalceMartello sinistra Prc)
Vi scriviamo convinti del fatto che le conquiste ottenute dai lavoratori di una singola azienda siano un patrimonio comune di tutti i lavoratori e che l’arretramento e il peggioramento delle condizioni di lavoro in una singola azienda o categoria finiscano per riflettersi nel peggioramento delle condizioni del resto dei lavoratori ..leggi tutto
Gkn: tra turni massacranti e cedimenti sindacali, la misura è colma. (di un operaio GKN)
Gkn è una multinazionale che produce parti meccaniche per automobili con una produzione fortement e legata a Fiat. Solo due anni fa il sito di Firenze dichiarava 80 esuberi a causa della crisi del settore. - ..leggi tutto
Votiamo NO all’accordo del 23 luglio (Scritto da Paolo Grassi) - Il 23 luglio è stato firmato tra governo, sindacati e Confindustria, il nuovo protocollo su previdenza e mercato del lavoro Un accordo che peggiora ulteriormente le condizioni di tutti i lavoratori, giovani o vecchi che siano, donne e precari. Sostituisce lo “scalone” Maroni con gli “scalini” Damiano, lascia invariata la legge 30, peggiora le condizioni dei contratti a tempo determinato, incentiva i padroni a utilizzare in modo più massiccio gli straordinari, prosegue nello smantellamento dei contratti nazionali. ..leggi tutto
Tutte le ragioni per non aderire ai fondi pensione - visualizza il volatino informativo
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