CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOS
Bilbao: la polizia attacca un centro sociale. Cariche e barricate, 31 arresti, decine di feriti.Obiettivo: demolire un centro sociale attivo nel popolare quartiere di Errekalde da ormai 13 anni, dopo che il Kukutza, così si chiamava il "gaztetxe" ("casa dei giovani"), era stato già sgomberato manu militari pochissimi giorni fa.
Fonte: contropiano.org
Vere e proprie scene di guerra, ieri, nella città basca governata con il bastone da una ristretta elìte al servizio dei palazzinari e delle banche che non vogliono che i loro progetti speculativi possano essere intralciati.
Ieri mattina centinaia di agenti della Polizia Autonoma Basca in assetto antisommossa hanno cominciato ad occupare militarmente un intero quartiere di Bilbao. Obiettivo: demolire un centro sociale attivo nel popolare quartiere di Errekalde da ormai 13 anni, dopo che il Kukutza, così si chiamava il "gaztetxe" ("casa dei giovani"), era stato già sgomberato manu militari pochissimi giorni fa.
Se fosse stato per il sindaco di Bilbao Inaki Azkuna (un liberista di ferro ras locale del PNV - Partito Nazionalista Basco) la demolizione avrebbe seguito a ruota lo sgombero, che gli occupanti avevano cercato di impedire e che mercoledì era costato ore di scontri e 25 fermati e denunciati. Ma poi gli abitanti del quartiere, riuniti nell'associazione Errekaldeberriz, con il sostegno di decine tra partiti politici della sinistra indipendentista, sindacati, associazioni, artisti e intellettuali, avevano fatto ricorso alla magistratura. Che, momentaneamente, aveva sospeso l'ordine di demolizione impartito dalla amministrazione comunale ma, dopo pochi giorni, ha naturalmente dato ragione al sindaco sceriffo che invocava la "difesa e il rispetto della proprietà privata". Nel frattempo decine di vigilantes e poliziotti sono stati schierati 24 ore su 24 attorno all"edificio di 4 piani per impedire che fosse rioccupato.
Ieri l"ennesima azione di forza, appena arrivata l'autorizzazione del Tribunale: nel pomeriggio nel quartiere di Errekalde è arrivata un'enorme scavatrice, scortata e protetta da centinaia di Ertzainak (Polizia Autonoma agli ordini del socialista Patxi Lopez, governatore della regione) e di Vigili Urbani. Che hanno subito cominciato a manganellare tutti coloro che gli si paravano di fronte, comprese alcune anziane ma combattive signore del quartiere.
Occupato e militarizzato il quartiere, alle 18 in punto la scavatrice, guidata da operai incappucciati - è stata lanciata contro le mura di un palazzo che una associazione di architetti e urbanisti che si occupa della protezione del patrimonio industriale aveva dichiarato di 'interesse storico'. A centinaia - occupanti, militanti delle organizzazioni di sinistra, semplici cittadini del quartiere, si sono lanciati nelle strade fin dalle prime ore dell"alba per tentare di impedire fisicamente la demolizione. Ma gli ordini dei poliziotti erano chiari. E così per tutto il pomeriggio e la sera di ieri nelle vie di tutto il quartiere i cittadini sono diventati improvvisamente nemici da picchiare, da gettare a terra, da fermare e portare in commissariato: alla fine si contano 31 arrestati.
I feriti nelle continue e violentissime cariche non si contano, anche perché molti di loro hanno evitato di recarsi in ospedale per non farsi individuare e denunciare dagli scagnozzi di Azkuna sguinzagliati nei nosocomi della città. Alle manganellate i celerini hanno aggiunto un nutrito lancio di pallottole di gomma e di lacrimogeni, sparati non solo nelle strade ad altezza d'uomo ma anche all'interno dei negozi e dei bar del quartiere.
Mentre le mura del Kukutza andavano giù sotto i colpi della gru, centinaia di persone si sono radunate sotto la sede del Comune di Bilbao, proprio mentre da Irola Irratia, una radio comunitaria che stava fornendo fin dall"alba una cronaca in diretta degli eventi, arrivava la notizia che un gruppo di poliziotti era penetrata all"interno dei suoi studi ed aveva, senza troppi complimenti, sabotato le apparecchiature impedendo così che le sue trasmissioni potessero continuare. Ma le cariche e le intimidazioni non hanno convinto i manifestanti a desistere, anzi. Le strade del quartiere che ospitava il Kukutza e anche di quelli limitrofi si sono riempiti, col calar della sera, di migliaia di persone richiamate da un tam tam partito nel pomeriggio.
Man mano che aumentava la mobilitazione dei cittadini si è fatta più dura la repressione, anche con l'arrivo di alcuni reparti di Polizia Nazionale Spagnola a dar man forte all'Ertzaintza. Posti di blocco sono stati istituiti ieri nella prima serata per impedire che in città arrivassero manifestanti da altre località. Allo stesso tempo la Polizia ha iniziato a fare irruzione nei bar, nei negozi e addirittura in un supermercato, manganellando gli occupanti e sequestrando telecamere e telefoni cellulari, evidentemente per impedire che le immagini della violentissima repressione potessero essere diffuse in rete e sui media. Nel frattempo un gruppo di Ertzaina faceva irruzione in un ambulatorio del quartiere sequestrando cartelle cliniche - che evidentemente riportavano la gravità delle lesioni inferte dai 'tutori dell'ordine' su alcuni manifestanti.
Dopo le 20 la protesta si è spostata nella parte centrale di Bilbao, militarizzata da decine di furgoni e volanti della Polizia Autonoma. A centinaia hanno eretto barricate nelle strade del centro per rallentare gli Ertzaina che continuavano con le cariche, il lancio di lacrimogeni e di 'pelotazos' (pallottole di gomma). Alcune barricate sono state anche incendiate dai manifestanti, che in alcuni casi hanno respinto gli agenti in assetto antisommossa attraverso il lancio di pietre e razzi.
I violenti scontri sono proseguiti fino alle 5 di questa mattina, quando la Polizia è riuscita ad arrestare tre manifestanti nell'ultimo episodio di questa lunga giornata. Il 'giorno della vergogna', come l'ha ribattezzata l'associazione dei vecinos, il comitato di quartiere di Errekalde che ha denunciato la violenza indiscriminata delle forze di sicurezza contro gli abitanti del quartiere e l'istituzione di un vero e proprio stato d'assedio, inaccettabile in un paese che si fregia di essere 'democratico'.
Carovana Ya Basta/2. L'autonomia a Città del MessicoFonte: carta.org
La Colonia La Polvorilla è uno degli insediamenti dell'organizzazione Frente Popular Francisco Villa Independiente (FPFVI) a Città del Messico. La Colonia La Polvorilla è un vero e proprio quartiere, con circa 600 famiglie che ci abitano, organizzati sotto forma di una cooperativa con il nome di Acapatzingo. Si trova nella periferia est di Città del Messico in una zona con un paesaggio urbano degradato ed emarginato. La Polvorilla, in confronto al resto che la circonda, è invece un quartiere ordinato, pulito, con spazi comunitari e per i bambini. Ma non sono solo questi gli elementi che lo rendono un quartiere diverso dagli altri. La Polvorilla è soprattutto il frutto di un percorso di lotta di decine di famiglie che nel 1995 hanno occupato un vasto terreno abbandonato perchè non avevano una abitazione dignitosa in cui vivere. Attraverso il duro lavoro collettivo si sono costruiti le loro case, e dopo continue pressioni sulle istituzioni hanno regolarizzato la proprietà del terreno occupato ed hanno ottenuto servizi come acqua e luce, che non pagano: "perchè sono nostri diritti che ci riprendiamo".
La Polvorilla è prima di tutto una comunità urbana autonoma. Nel quartiere non entra la polizia, e la sicurezza, come tutto il resto, è autogestita dagli abitanti; all'ingresso dell'insediamento incontriamo alcune donne che svolgono il loro turno di sorveglianza. Ogni mese si svolge l'assemblea generale alla quale partecipano tutte le famiglie per prendere le decisioni importani, ma ognuna delle sezione in cui è diviso il quartiere sono organizzate in gruppi di lavoro (chiamati brigadas) per portare avanti progetti in ambito culturale o nella gestione degli spazi comunitari. In questi anni hanno costruito il Centro culturale della Casa Comun, dentro il quale hanno allestito una biblioteca e dove organizzano corsi di alfabetizzazione per adulti. Stanno costruendo una microclinica, perchè la sanità nel paese è quasi tutta privatizzata, ed alcune donne si stanno formando nel campo della prevenzione e della preparazione di prodotti medicinali con le erbe.
Da qua trasmette una radio pirata cioè non autorizzata, chiamata La Voz de Villa, un progetto di comunicazione indipendente promosso dai giovani, che raggiunge una ampia zona della metropoli, densamente popolata. E' un progetto per parlare dell'organizzaizone, di quello che avviene nel loro insediamento e nella zona della metropoli in cui si trovano; ma è anche un mezzo per trasmettere musica, "perchè la lotta è anche festa". Alle trasmissioni partecipano anche casalinghe, conduttori di mezzi di trasporto, venditori ambulanti e tanti altri lavoratori che non appartengono all'organizzazione, ma con i con i quali si relazionano per costruire reti di lotta per i diritti; l'unica condizione che si chiede loro è di non usare la radio come strumento di propaganda per partiti o religioni, ma invece come mezzo per diffondere la cultura e creare una coscienza politica indipendente.
La Polvorilla è uno degli insediamenti più vecchi e più organizzati del FPFVI, ma la lotta per offrire un abitazione a chi ne ha bisogno non si è fermata qua, o negli altri insediamenti. Solo alcune settimane fa l'organizzazione ha attuato una nuova occupazione di un terreno con alcune decine di famiglie, con lo scopo di costruire una nuova Colonia, cioè un nuovo quartiere autonomo. Queste esperienze di lotta non sono forme di assistenzialismo a gente bisognosa; sono percorsi di lotta collettiva in cui ogni partecipante diventa protagonista in prima persona della costruzione, insieme agli altri, di una alternativa di vita dignitosa. Una famiglia che decide di partecipare ad un progetto di occupazione si costruisce col tempo la propria casa, aiutata dalle altre e aiutando le altre; deve partecipare alle attività di lotta necessarie per il riconoscimento da parte delle istituzioni e per l'ottenimento di servizi; deve partecipare alle attività collettive di gestione del quartiere e di promozione di progetti al suo interno.
Basta visitare l'insediamento di La Polvorilla e confrontarlo con i quartieri che lo circondano e salta subito agli occhi che è qualcosa di totalmente diverso; diverso rispetto allo scenario desolante dei quartieri periferici di questa metropoli, emersi da una cementificazione selvaggia e incontrollata; diverso rispetto alle condizioni delle relazioni sociali di questi altri quartieri caratterizzati da emarginazione, criminalità e mancanza di servizi e spazi di socialità. E' un importante esempio che ci mostra come la costruzione dal basso di un alternativa di vita, messa in atto dalla partecipazione diretta degli abitanti alla gestione del proprio spazio fisico e sociale, in un contesto di lotta per i propri diritti, rende possibile realmente e concretamente una vita differente e più dignitosa.
Fonte: Attilio Folliero attiliofolliero.blogspot.com
Da quando Hugo Chávez è ricoverato a Cuba per un "ascesso pelvico", che detto in altre parole significa appendicite, malattia che alcuni decenni fa poteva portare ad una morte fulminante e che oggi si cura tranquillamente, la stampa italiana, allineata a quella statunitense ha cominciato una forte campagna di disinformazione. Ricordiamo che Chávez era a Cuba in visita ufficiale, proveniente da una precedente visita al Brasile ed all'Ecuador.
Tutti i media italiani, ovviamenti quelli ufficiali, ovvero di regime, stanno creando una matrice di opinione tendente a far credere che Hugo Chávez stia soffrendo di una grave malattia e praticamente sia in fin di vita! Niente di più falso.
Il presidente Hugo Chávez è ovviamente convalescente, ma in fase di recupero; sta abbastanza bene, tanto che pur da un letto di ospedale continua a dirigere interamente il governo venezuelano. Non solo ha firmato vari decreti, ma si è fatto sentire attraverso la rete sociale Twitter, di cui è uno dei personaggi con più seguaci al mondo; inoltre, nelle foto scattate durate la visita dei fratelli Fidel e Raul Castro appare decisamente in buona salute.
Infine, le testimonianze dirette dei familiari di Chávez hanno rassicurato totalmente l'opnionione pubblica venezuelana, sulle buone condizioni di salute in cui si trova il presidente venezuelano Hugo Chávez. Il fratello del presidente, Adan Chávez, governatore dello regione Barinas, rientrato in Venezuela dopo essere stato accanto al fratello durante i primi giorni di ricovero, ha parlato di un normale decorso post operatorio ed ha rassicurato i venezuelani che il presidente, nel giro di 10/12 giorni farà ritorno in Venezuela pienamente ristabilito.
La stampa italiana invece è stata capace di trasformare perfino la visita della figlia minore e della ex moglie come un segno delle gravi condizioni di salute del presidente venezuelane, dimenticando che qualsiasi figlio sarebbe andato a trovare il proprio padre ricoverato in un qualsiasi ospedale.
E vediamo nei dettagli le sconcezze scritte dai media italiani, attraverso gli screenshot delle loro pagine web in cui apparivano le notizie, false e tendenziose, dedicate al presidente venezuelano.
Per il quotidiano Leggo, Chávez è gravissimo; per New notizie il presidente venezuelano è in condizioni critiche; per Rocco Cotroneo del Corriere della sera Chávez sarebbe in gravi condizioni, operato di un tumore alla prostata ed avrebbe ricevuto perfino la visita della figlia minore e della ex moglie. La vista dei familiari è l'única verità riportata dal Cotroneo! Non sappiamo se Rocco Cotroneo è sposato ed ha figli, ma gli chiediamo se lui, per una qualsiasi ragione finisse in ospedale (cosa che ovviamente non gli auguriamo), magari mentre si trova per lavoro in un'altra città che non sia la sua, quella in cui risiede con la famiglia, un suo figlio, la moglie, un fratello non andrebbe a trovarlo? Perchè desta meraviglia la visita della figlia di Chávez? La figlia di Chávez non dovrebbe andaré a trovare il padre ricoverato in ospedale?
Per Panorama, invece, la salute di Chávez è un mistero! La Stampa preferisce affidarsi alle "verità" della blogger cubana Yoani Sanchez, secondo la quale a Cuba la malattia è segreto di stato (su Yoani Sanchez vedasi nostro articolo "Internet a Cuba"); La Repubblica, invece preferisce affidarsi alle "verità" della stampa statunitense, seconda la quale Chávez sarebbe in condizioni critiche!
L'agenzia giornalistica multicanale "TM news", nel corso della giornata del 25 giugno dedica a Chávez due notizie: alle 15:04 affidandosi a fonte USA riporta la notizia che Chávez è rivoverato dall'inizio del mese (invece è ricoverato come tutti sanno dal 10 giugno) ed è stato operato forse per un cancro; alle 22:08 i dubbi del possibile cancro diventano evidentemente certezze quando riporta la notizia che il Venezuela ammette, per bocca del Ministro degli Esteri, Nicolas Maduro, che Chávez sta conducendo una battaglia per la salute! Non lo dicono, ma noi possiamo rivelare da dove hanno preso la notizia: dalla CNN, che manipolando parole del ministro venezuelano ha messo in bocca a questi le parole poi riprese da TM news alle 22:08.
Wall Street Italia, ovviamente, si affida alla intelligence Usa e quindi potete ben immaginare le condizioni in cui sarebbe Chávez. Chiudiamo con il TG3. Non abbiamo le immagini, ma ci affidiamo a quanto riportato in Facebook da Red Por Ti America (RPA), sezione italiana. Il telegiornale diretto dalla Berlinguer, che ovviamente - come tutti sanno - è un telegiornale di sinistra, non si risparmia nell'accusare Hugo Chávez, praticamente moribondo, di essere un dittatore, che ha sciolto la corte costituzionale, che usa la burocrazia per opprimere il popolo, che chiude Radio, TV, bla, bla, bla e via raccontando balle su balle.
Per le condoglianze invitiamo a connettersi a twitter. Ovviamente anche i pecoroni italiani, che si abbeverano alla sapienza di cotanta stampa libera ed imparziale si sono uniti nelle condoglianze alla famiglia. Peccato – per loro – che Chávez sia vivo e vegeto ed abbia subito un semplice intervento di appendicite, per cui fra una settimana, massimo dieci giorni si sarà pienamente ristabilito e tornerà a lavorare 25 ore al giorno su 24, come di sua abitudine.
I media Italiani su Chavez - Rassegna stampa a cura di Attilio Folliero e Cecilia Laya
di Redazione Contropiano Fonte: contropiano.org
Venti anni dopo la dissoluzione dell'Urss a Mosca viene reintrodotta la celebrazione del 7 novembre che ricorda la Rivoluzione d'Ottobre. Bentornata!
In Russia da quest'anno- almeno nella capitale - si tornerà a celebrare la Rivoluzione d'ottobre. Lo ha deciso il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, come riportano le agenzie russe. Per la prima volta nella storia della Russia moderna, scrive l'agenzia Interfax, la capitale si vestirà a festa per il giorno in cui i bolscevichi assaltarono il Palazzo d'Inverno e misero fine al potere zarista. Passata alla storia Rivoluzione d'ottobre, la sollevazione del 1917 contro il governo provvisorio russo, si svolse però il 7 novembre.
Già lo scorso anno il governo russo aveva stabilito come 'giorni memorabili' anche altre quattro ricorrenze oltre a quelle del 7 novembre. Si tratta della Giornata dei partigiani (29 giugno), quella della Famiglia, amore e fedeltà (8 luglio), il Giorno del Battesimo della Russia (28 luglio) e quello della fine della Seconda guerra mondiale (2 settembre).
Festa centrale resta quella del 9 maggio che segna la vittoria dell'Armata Rossa sui nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Sábado 19 de Marzo de 2011 02:16 Ida Garberi - Fonte: pl-it.prensa-latina.cu
Tegucigalpa, 18 mar (Prensa Latina). Il Comitato di Familiari dei Detenuti e Scomparsi in Honduras, COFADEH, mette in allerta la comunità internazionale che il regime ha aumentato nelle ultime ore la repressione contro il popolo honduregno. Nella tarda mattinata l'esercito e la polizia hanno represso centinaia di maestri che si trovavano nell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale del Magistero, INPREMA, con simpatizzanti del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare, FNRP, che si erano concentrati in questo luogo per protestare per un progetto di privatizzazione dell'educazione pubblica, la difesa dello Statuto del Docente e contro lo sperpero dei fondi.
Ieri giovedì 17 marzo la polizia e l'esercito controllavano la zona, con gas lacrimogeni procederono a rinchiudere varie persone, tra queste bambini, che sono stati intossicati dai prodotti chimici. Fortunatamente ore dopo la sede è stata recuperata dai maestri. Ieri sera si osservavano poliziotti e militari girando intorno alle installazioni del luogo.
Oggi verso mezzogiorno, si è prodotta l’evacuazione violenta dell'INPREMA un’altra volta, la polizia era armata con un autoblindo e gas lacrimogeni molti forti con prodotti chimici di colore arancione, con la doppio funzione che le persone soffrano soffocamento e restino identificati, quando incomincino a scappare, per catturarli più rapidamente.
Una donna è stata ferocemente uccisa, essendo stata investita da un veicolo della polizia, all'entrata del quartiere Las Colinas: dopo alcune ore di agonia il suo corpo non ha resistito all’impatto.
La maestra si chiama Ilsy Ivania Velasquez Rodriguez, sorella del detenuto scomparso Manfredo Velasquez Rodriguez.
Ilsy fu una lottatrice instancabile insieme alla sua famiglia per fermare e chiedere giustizia per le sparizioni forzate successe in Honduras nella cornice della dottrina di sicurezza nazionale negli anni ottanta. La sparizione di Manfredo Velasquez è stato il primo caso di violazioni dei diritti umani riconosciuto dalla Corte Interamericana dei diritti umani, e per questo lo Stato dell’Honduras è stato condannato. Alla data non ha ancora compiuto la risoluzione di investigare e sanzionare i responsabili. Ilsy è stata una fondatrice del COFADEH.
Il COFADEH fa un appello urgente alla comunità internazionale affinché mobilitino azioni che stiano alla sua portata affinché si trattenga questa barbarie.
Ig/dati offerti dal COFADEH
16-3-2011 Fonte: globalproject.info
L'esercito guatemalteco spara ed uccide contadini indigeni in alta
Il giorno 11 marzo 2011, come dice il Comunicato inviatoci, il terrorismo di Stato è tornato a bussare alle porte del popolo guatemalteco.
Il motivo, anch'esso, non è nuovo: la lotta contadina contro l'espulsione dalla propria terra, da una terra che storicamente è da sempre appartenuta al popolo maya.
Per dare solidarietà a chi sta subendo una repressione criminale e denunciare esecutori e mandanti scrivere ad
Eucebio Figueroa Santos, "Rony", già capitano delle Forze Armate Ribelli del Petén: eucebio5@yahoo.es
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Il presidente della Bolivia è l'unico che si oppone all'accordo di Cancùn e l'unico, al mondo, che decide di ridurre l'età pensionistica da 65 a 58 anni
Fonte: senzasoste.it
In questi giorni sono arrivate due notizie che incoraggiano decisamente l'ottimismo rispetto alla Bolivia di Evo Morales: una appena parzialmente trapelata sui grandi mass media: la Bolivia ha rifiutato il compromesso di Cancun sull'ambiente, unico e solo paese contro il "consenso" degli altri 193.
L'altra è stata anche più sistematicamente taciuta: una legge riduce l'età per andare in pensione in Bolivia dagli attuale 65 anni a 58 anni per tutti, che possono scendere anche a 55 per le lavoratrici madri e i lavori usuranti, ma potranno abbassarsi di un ulteriore anno per ogni due trascorsi all'interno delle miniere, arrivando perfino a 51 anni. L'ha annunciato personalmente Evo, che ha premuto sul parlamento per far approvare la nuova normativa in pochi giorni, per fare un "regalo di Natale" ai più poveri. Evo ha sottolineato che un lavoratore a 55 anni può essere già molto logorato, e che la speranza di vita nel paese raggiunge appena i 63 anni (una media rialzata notevolmente dallo strato urbano benestante, che magari può vivere anche cento anni). E non si tratta solo di chi lavora nelle miniere: sul numero 876 del 10/12/10 di "Internazionale" c'è un impressionante articolo sulle condizioni di vera e propria schiavitù a cui sono ancora sottoposti i guaranì nei latifondi a poca distanza da Camiri, capoluogo della provincia della Cordillera, roccaforte della destra. Leggi tutto
Speciale Ecuador. Correa "Il golpe è fallito. Non ci sarà perdono"
Fonte: senzasoste.it
Hanno sequestrato per 12 ore la democrazia ecuadoriana ma hanno perso. Ecco gli eventi principali della notte, italiana. In mattinata un commento sul terzo golpe, dopo Venezuela e Honduras, in America latina contro l’ALBA. L’antefatto qui e qui. Qui l’intervista esclusiva a María Alexandra Benalcazar da Quito e qui la testimonianza di Davide Matrone. Infine qui il canale Twitter.
Come Giornalismo partecipativo aveva annunciato fin dall’1.30 ora italiana la strada del blitz per liberare il presidente prendeva campo come l’unica possibile. Intanto era sempre più importanti le testimonianze sulle infiltrazioni nella polizia, su civili in genere riconoscibili come vicini a Lucio Gutiérrez (l’ex presidente fondomonetarista su posizioni apertamente eversive) per esempio nell’assalto a Ecuador TV subito dopo che il canale pubblico era riuscito a far parlare in diretta al paese il presidente ancora sequestrato. Gli squadristi che hanno assaltato Ecuador TV e spento il segnale per oltre un’ora non erano infatti poliziotti ma civili comandati da Pablo Guerrero, avvocato di Lucio Gutiérrez. Leggi tutto
Colpo di stato in Ecuador
Chi ha versato il sangue di compatrioti sappia che non dimenticheremo né perdoneremo”. E’ questo un passaggio non banale del discorso di Rafael Correa davanti a migliaia di sostenitori dopo 11 ore di sequestro in un ospedale della polizia e dopo essere stato liberato solo da un blitz dell’esercito. In queste parole c’è il seme dell’America latina nuova, che non abbassa più la testa e non ha più paura di processare i criminali e oggiAggiungi un appuntamento per oggi può affrontare –non bastano certo le declamazioni ma centinaia di violatori di diritti umani e stupratori della democrazia in carcere lo testimoniano- il cancro dell’impunità.
Ma, al di là delle parole, Rafael Correa ha già vinto la propria sfida. Ha sfidato i golpisti invitandoli a sparare, ad ucciderlo se ne avevano il coraggio. Quindi, per 11 ore, i golpisti avevano preteso che il presidente umiliasse se stesso e la Costituzione dell’Ecuador accettando di trattare, barattando la sua incolumità personale con la rinuncia sostanziale a quel progetto di un nuovo Ecuador dove tutti fossero cittadini. Ma Correa non ha chinato la testa e, a quel punto, il blitz, anticipato di due ore da Giornalismo partecipativo, è apparso l’unica soluzione.
Gli avvenimenti di Quito, dopo l’ennesima settimana di demonizzazione dell’America latina integrazionista da parte dei grandi media mondiali, rimettono in maniera chiara come il sole, per chiunque sia in buona fede, le cose al loro posto. Come ha affermato nella notte il Presidente brasiliano Lula ancora una volta è stato testimoniato che non è la sinistra ad attentare alla democrazia in America latina. La sinistra, i governi integrazionisti che stanno riscattando il Continente dalla notte neoliberale, sono la democrazia in America latina. Lula stesso e domaniAggiungi un nuovo appuntamento per domani Dilma Rousseff, Hugo Chávez, Cristina Fernández, Rafael Correa, Pepe Mujica, Evo Morales, perfino Cuba, per quanti errori possano aver compiuto e continueranno a compiere, stanno dalla parte dei popoli che vogliono riprendersi la storia, vogliono una vita più dignitosa e stanno ridando un senso a parole d’ordine in Europa dimenticate come uguaglianza e giustizia sociale. Leggi tutto
Il Cardimale in Italia Mons. Oscar Rodríguez Maradiaga arriva in Italia. Il suo attivo sostegno al colpo di Stato non deve passare inosservato
Erano passati pochi giorni dal colpo di Stato che aveva deposto e mandato in esilio il presidente costituzionale dell’Honduras, Manuel Zelaya, quando il cardinale e arcivescovo di Tegucigalpa, Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, è apparso su tutti i principali canali televisivi del paese, lasciando senza parole buona parte della popolazione.
Per chi non lo conosceva bene o comunque aveva poca dimestichezza con le vicende honduregne, il cardinale Rodríguez era salito alla ribalta internazionale per essere stato segnalato come uno dei papabili dopo la morte di Giovanni Paolo II. E l’idea di un Papa centroamericano aveva fatto correre la fantasia di molti.
Il discorso del Cardinale non aveva invece stupito gli honduregni. L’atteggiamento apertamente favorevole al colpo di Stato e al governo di fatto di Roberto Micheletti, le insinuazione sui presunti reati commessi da Zelaya e l’invito rivolto a quest’ultimo a non cercare di rientrare nel paese “per evitare un bagno di sangue”, non erano state infatti solamente parole profetiche. Leggi tutto
© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua fonte: www.itanica.org)
Il militante basco Jon Anza
(fonte: da Euskal Herriaren Lagunak Firenze e dal quotidiano Basco Gara, www.gara.net)
Il 18 aprile dell'anno scorso il militante basco Jon Anza scompare. A dare l'annuncio sono i familiari e in particolare la compagna che tre giorni prima lo aveva accompagnato alla stazione e lo aveva visto per l'ultima volta mentre saliva sul treno. Pochi giorni dopo l'organizzazione ETA esce con un comunicato dicendo che Jon si sarebbe dovuto presentare ad un appuntamento con l'organizzazione, di cui faceva parte e a cui avrebbe dovuto dare dei soldi.
Il ministero dell'Interno spagnolo, chiamato in causa, dichiara immediatamente che per quanto riguarda Madrid si tratta di una questione interna all'organizzazione stessa e avanza l'ipotesi che Jon sia fuggito con il denaro.
Nel frattempo in Euskal Herria si moltiplicano le iniziative sotto lo slogan "Non da Jon?" che in euskera significa "Dov'è Jon?".
Una domanda quasi retorica. La sinistra indipendentista, nella sua storia, ha già conosciuto la sofferenza e la violenza della guerra sporca portata avanti da gruppi paramilitari finanziati dallo stato spagnolo e, giorno dopo giorno, viste anche le numerose denuncie di sequestri avvenute ai danni di altri militanti baschi, si fa sempre più chiara l'ipotesi che anche Jon sia stato sequestrato e successivamente ucciso dagli apparati repressivi spagnoli. Leggi tutto
Honduras Semi di verità (di Fulvio Grimaldi - fulviogrimaldi.blogspot.com)
Esly Banegas, dirigente del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare, consegna la bandiera del Fronte ai compagni del Circolo della Tuscia Link blog

Dice il superstizioso che il 17 non porta bene. Noi che superstiziosi non siamo abbiamo confermato la fallacia dell’assunt il 17 porta benissimo per un’informazione che non sia serva o complice delle balle dell’Impero. Specie se si tratta di 17 su 20. Infatti, in 20 giorni, con Esly Banegas, dirigente sindacale e membra del direttivo del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare in Honduras, abbiamo percorso qualche migliaio di chilometri per portare a quanta più gente possibile la storia di un colpo di Stato, della conseguente dittatura, della straordinaria resistenza di un popolo a questo inizio della controffensiva Usa tesa a recuperare ciò a cui, a partire dalla rivoluzione cubana, l’imperialismo aveva dovuto rinunciare nel Continente. Una storia pervicacemente occultata o deformata dall’informazione ufficiale e dal mondo politico. E siamo orgogliosi del fatto che di queste 17 iniziative, dal Nord al Sud del paese, ben dieci erano state volute e magnificamente organizzate dai circoli di Italia-Cuba. Segno che in questa trincea, presieduta dai compagni dei nostri circoli, la coscienza internazionalista e la determinazione a stare accanto ai grandi movimenti di liberazione ed emancipazione dell’America Latina è viva più che mai, a dispetto di abbandoni, perdite di memoria, ignavia. Leggi tutto
Venezuela (fonte: giulemanidalvenezuela.net) Sul movimento delle fabbriche occupate. Cos'è il Freteco? Leggi tutto
Venezuela (fonte: giulemanidalvenezuela.net) Sulla sconfitta del referendum per il socialismo dello scorso dicembre: Quali lezioni dalla vittoria del no al referendum. La vittoria del No per un pugno di voti rappresenta sicuramente il primo shock elettorale subito dal movimento bolivariano dal 1998 ad oggi. Il no vince con uno scarto di circa 130mila voti sul sì. Leggi tutto
Venezuela (fonte: giulemanidalvenezuela.net) Sulla chiusura della televisione Rctv e sulla presunta violazione della libertà d’espressione in Venezuela: Venezuela: verità e menzogna sul caso Rctv Leggi tutto
Venezuela (fonte: giulemanidalvenezuela.net) Sulla vittoria di Chavez alle presidenziali del 2006: Il Venezuela dopo le elezioni Leggi tutto
Venezuela (fonte: giulemanidalvenezuela.net) Sulla nascita del Psuv (Partito Socialista Unificato del Venezuela): Congresso del Psuv: cosa c’è in gioco? Leggi tutto
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